I Primi X-Men – Recensione

FirstXmen_IF_cover.inddTitolo: I Primi X-Men
Autori: Neal Adams, Christos Gage
Edizione originale: The First X-Men #1/5                       2013, 112 p., brossura

“Prima del Professor Xavier, prima di Magneto, altri mutanti hanno cercato di radunare i propri simili per proteggerli da un mondo che li teme e li odia. Si tratta di Logan e Victor… destinati a diventare Wolverine e Sabretooth, acerrimi nemici! Questa è la storia della nascita del loro odio… e una pagina nascosta dell’Universo Marvel!”

 

Come ben sanno i lettori delle serie mutanti, Wolverine, il mutante più famoso e usato da casa Marvel, è ora a capo degli X-Men, o almeno di una parte di essi, ma non solo, è anche preside di una nuova scuola per mutanti! Apparentemente ai meno esperti questo può sembrare fuori personaggio, e invece la cosa pesca a piene mani dalla caratterizzazione data da Claremont nella sua lunga e celebre run su Uncanny X-Men. Gia in quelle pagine si scorgeva il leader, il maestro, il fratello maggiore se vogliamo, quello che vuole impedire agli altri di sporcarsi le mani perchè solo lui deve farsi carico di questo fardello. In questo modo Wolverine rimane fedele a se stesso: assassino e preside di una scuola allo stesso tempo.

Ebbene la cosa sembra non voler bastare!! E quindi Neal Adams e Christos Gage hanno la geniale idea di narrarci di una squadra di proto X-Men, ideata proprio da Logan, con l’intento di radunare i soggetti dotati di poteri, la nascente razza mutante. Apparentemente nulla di male. In realtà la coppia di autori finisce con l’esagerare finendo col farla fuori dal vaso e la cosa è evidente da tre errori.

Logan è un personaggio dalle tante sfaccettature, violento e letale quanto generoso ma non è il tipo da mettere su di sua iniziativa una squadra con questo scopo, è più uno che si prende certe responsabilità quando gli cadono addosso, esattamente come succede nella miniserie Scisma dove si scontra fisicamente ed ideologicamente con Ciclope, lo storico leader degli X-Men, o nelle vesti di mentore per Kitty Pryde o Jubilee, mentre questa storia risulta tremendamente forzata.

Victor Creed, Sabretooth, la nemesi di sempre di Logan appare come suo partner in questa avventura. Certo i due hanno un passato in comune, hanno lavorato insieme ma la spiegazione data nel volume all’odio di Creed verso Logan fa acqua da tutte le parti. Considerando anche che vengono totalmente ignorati i fatti narrati nella serie Wolverine: Origin di Daniel Way, incorrendo in errori di continuty… e diciamola tutta Creed buono non si può vedere! (se non giusto un pochino in X-Men Forever di Claremont)

Ultimo ma non meno importane è l’inserimento forzato del fulcro delle serie mutanti.
Charles Xavier, qui ancora un giovane militare alle prime esperienze con i suoi poteri, che fortunatamente compare in una manciata di pagine [ATTENZIONE SPOILER] Xavier è uno dei soggetti che Logan vorrebbe reclutare, ma questi si rifiuta, non è minimamente interessato a queste cose. Ma le parole di Logan lo colpiscono e fanno in modo che lui decida di aprire la scuola.
Quindi Logan non è più solo l’attuale preside della scuola per mutanti e leader degli X-Men, ne è anche il fondatore inconsapevole!!! [FINE SPOILER]

La narrazione è pessima, approssimativa e affrettata e i disegni di Adams bruttini.Una delle peggiori retcon di sempre.

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4 thoughts on “I Primi X-Men – Recensione

  1. Mah, come ben sai a me piaceva il vecchio Wolverine, che era solitario, schivo e animalesco, ma anche, come dici te, un maestro un amico e un fratello maggiore.
    Dargli tutto questo spazio per me lo sta solo rovinando e anche renderlo ispiratore del concetto stesso di X-Men.. beh non ci sta per niente secondo me.

    • Wolverine in realtà è sempre lo stesso di un tempo e più leggo le storie classiche di Claremont più ne sono convinto. L’inversione di ruoli con Ciclope mi piace molto. Da qua a quello scritto in questo volume ce ne passa però.

      • Per me il problema è che l’universo X sta diventando sempre più Wolverinecentrico. A me piaceva proprio perché vi era una grande coralità.

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