Batman: The Killing Joke – Recensione

batman the killing joke coverTitolo: Batman: The Killing Joke
Autori: Alan Moore, Brian Bolland
Edizione originale: Batman: The Killing Joke (1988)
Edizione italiana: Batman: The Killing Joke (Play Press, 1997), I classici del fumetto vol.24: Batman (L’espresso/Panini Comics, 2003), Batman: The Killing Joke absolute (Planeta DeAgostini, 2009), DC Universe di Alan Moore (RW Lion, 2012), Batman: The Killing Joke absolute (RW Lion, 2013)

“Salve. Sono qui per parlare. Ho pensato molto, ultimamente, a te e a me. A quello che ci accadrà, alla fine. Finiremo con l’ucciderci, vero? Forse tu ucciderai me. O forse io ucciderò te. Forse prima. O forse poi.” -Batman.

[ATTENZIONE SPOILER]

La storia di Batman (o del Joker?) scritta nel 1988 da Alan Moore e disegnata da un sublime Brian Bolland ci fa seguire l’ennesima fuga  del Joker dal manicomio criminale Arkham, ma stavolta c’è qualcosa di diverso… il Joker ha intenzione di allestire in un modo teatrale e crudele la dimostrazione che lui non è diverso da chiunque altro, o meglio, la sua reazione ad un evento drammatico della sua vita, quindi la sua follia non può essere diversa da quella che avrebbe chiunque nei suoi stessi panni… persino Batman, la cosa più spaventosa? La battuta finale? … Forse potrebbe aver ragione. Ci vengono svelati i ricordi distorti del Joker ,della sua vita prima di diventare un clown ghignante intrecciati al terribile crimine che commetterà ai danni di un inerme Barbara Gordon (alias Batgirl) e di fronte all’impotenza di suo padre, il commissario James Gordon. Al termine di questa pessima giornata la vita fumettistica e non solo dei personaggi presentati cambierà radicalmente.

Molto conosciuto per avere una morbosità pazzesca nelle sue sceneggiature oltre che la capacità di accomodare e spiazzare di continuo il lettore, Alan Moore (Watchmen, V per Vendetta), ci presenta in questo albo non la migliore storia sull’arcinemico di Batman di sempre, ma la definitiva; da questo albo in poi il rapporto di Batman e di Joker che già prima vantava di essere uno dei pochi in campo fumettistico capace di contenere così tante somiglianze e dissonanze fra i personaggi in questione, diventa qualcosa di più morboso, di più ossessivo, finalmente implode in quello che è sempre stato, non solo un semplice odio per due modi diversi di vivere e dedicare la propria vita ma addirittura un feeling estremo legato alla somiglianza delle loro reazioni e, quindi scelte di vita compiute, dopo eventi personali drammatici. Non c’è più qualcosa di deciso semplicemente dal fatto che si è o buoni o cattivi ma qualcosa d’inciso sulla vita dei personaggi che li lega nonostante nemmeno vogliano sapere cosa ci sia sotto la maschera o sotto la pelle l’uno  dell’altro.

the killing joke 1La storia è tremendamente e volutamente “fredda”, mentre la si legge si comprende nell’aria che sta per succedere qualcosa di terribile da un momento all’altro, il Joker (o forse solo l’autore) incomincia a presentare al lettore il primo flashback sulla vita passata di questo “matto”, ci presenta a nostro sconcerto un uomo che è tutt’altro di ciò che diventerà in futuro, lo fa testimone di una disperazione che forse oggi capiamo ancora meglio di tanti anni fa, la disperazione che porta al crimine e, nel frattempo dosa la crudeltà delle sue azioni nel presente ad alternanza con il passato, appesantendo sempre di più le due facce della storia; un prima e un dopo che sostanzialmente non cambiano, ci fanno vivere , una vita crudele, una vita che è uno scherzo, solo che nel presente al posto dell’imprevedibilità della vita vi è lo stesso Joker. Barbara Gordon una ragazza solare, profondamente buona, tuttavia con un lato folle, quello dell’essere conosciuta anche come Batgirl, di cui il padre, il commissario James Gordon è totalmente all’oscuro, the killing joke 2apre la porta di casa dopo il suono del campanello, quella che era una scena estremamente calda e famigliare si trasforma nell’inizio di un incubo che non finirà mai per la ragazza, la sua carriera di Batgirl finisce nel momento preciso di quel micidiale sparo da parte di un Joker vestito da vacanziere Hawaiano (ormai un look cult per gli appassionati) per cominciare poi solo più avanti su una sedia a rotelle una carriera da aiutante più esterna a Batman e non solo, come “Oracolo”. I brividi tuttavia non sono finiti come se non bastasse il Joker fa qualcosa di ancora più terribile, fotografa nel suo dolore e in un modo umiliante la povera Barbara per poi rapire il commissario portandolo nel “teatro” formato luna park degli orrori in cui attenderà l’arrivo di Batman.

Da qui in poi la storia testimonia unicamente come Batman non sia altro che pazzo quanto il Joker, semplicemente il loro punto di vista cambia. Il discorso cinico, freddo, spietato del Joker non fa una piega, Batman ha avuto una brutta giornata una volta e noi lettori lo sappiamo bene, era un bambino con i suoi genitori che usciva da una serata al tkj11cinema per le strade di Gotham, forse anche un po’ viziato e cresciuto negli agi, finchè sempre in quella serata come tante con due colpi di pistola quel bambino muore con Thomas e Martha Wayne. Ma perchè allora non è diventato un folle assassino? Pura casualità? Pura fortuna? Forse,… o forse conta anche ciò che Batman ha conosciuto prima della tragedia e cosa invece ha conosciuto il Joker. Il Joker pur comportandosi in un modo “fanciullesco” nella sua pazzia ha addosso un peso molto più adulto di quello di Batman, ammettendo che i suoi ricordi possano essere veri, vive da adulto (forse anche da bambino) la miseria e la mancanza all’improvviso di una prospettiva futura che per lui era rappresentata solo dalla sua piccola famiglia. Joker si trasforma nella vita stessa, nella casualità ingiusta di quello a cui può portare, ripete lo stesso “scherzo crudele” che è successo a lui a tutti gli altri, diventando il mostro che non era prima. Batman è opposto anche in questo i suoi ricordi sono sempre molto caldi quando sono conditi dalle parole del padre o della madre, sono ricordi molto più fanciulleschi con un peso addosso alla maschera e al mantello che vi è solo nel presente, proprio come quando a un bambino cade un macigno addosso, i suoi genitori addirittura sono idealizzati e come solo li potrebbe vedere un bambino di otto anni, inoltre la presenza di Alfred è molto importante e da non sottovalutare nella vita di Bruce e di Batman. Il cavaliere oscuro diventa un illusione, un ombra , qualcosa che dall’irreale diventa vero per evitare ciò che è successo al piccolo Bruce. Noi tuttavia facciamo davvero finta che sia solo fortuna quella che al posto di un assassino psicopatico ci regala un eroe psicopatico.

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Ed eccoci qui, dopo discorsi filosofici e botte da orbi all’amara conclusione. Gordon non è impazzito, la tesi del Joker pur facendoci riflettere non è stata in piedi. L’eroe e il nemico si ritrovano soli e aspettano che uno dei due metta fine alle sofferenze dell’altro, questo forse è il pezzo per cui vale davvero il biglietto, solo due persone che nel profondo si capiscono davvero possono arrivare a QUEL dialogo finale, uno dei più famosi e imitati nella storia dei fumetti, talvolta citato tutt’oggi nella stessa testata di Batman. Batman vorrebbe davvero aiutare il Joker, probabilmente lo vuole da sempre e lo vorrebbe, ma non ti puoi far aiutare da qualcuno che non è migliore di te, eppure dopo la proposta di Batman, con una pioggia leggera che comincia a cadere dal cielo, vediamo il Joker un attimo esitare, guardare Batman, noi lettori non vediamo i suoi occhi, forse quelli di un semplice comico fallito ma la normalità dura un nanosecondo, si deve tornare a ridere. Lo show deve andare avanti. La barzelletta finale e quindi la “pessima battuta” del titolo, fa ridere ed è perfetta, conclude nel modo di un vero comico uno spettacolo di gag, crudeltà,filosofie e arte che dura solo 46 pagine.

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Il vero scherzo tuttavia che ci fa Moore con questo breve ma intenso racconto è far trovare un lettore spiazzato da ciò che succede a Barbara ma anche al Joker nei suoi flashback, di fronte all’incapacità di odiare davvero questo pazzo assassino, non giustifica quindi la sua azione terribile, ma analizza psicologicamente l’importanza dei punti di vista. Finché non conoscevamo una possibile (visto che tuttavia non è confermata) storia dolorosa del Joker, lui era solo un assassino che agiva certamente per qualcosa, ma solo spinto ai nostri occhi da un’apparente follia assecondata dall’esistenza di Batman, Moore invece riprende quell’origine fumettistica del personaggio del lontano 1951 legata alla figura del Cappuccio Rosso, ma non solo la lega a Batman come all’epoca,ce la fa vivere col cuore, e aggiungerei un cuore in gola più che altro. Il dispiacere per l’uomo Joker e per Barbara è simile, è una storia umanamente e disumanamente triste in entrambi i tempi, l’ultima battuta nascosta direi proprio che sta in questo fatto.

btkj5Non prendete questa storia perchè è una storia di Batman e oggi “va di moda” saperne qualcosa di lui. Non prendete questa storia se dopo averla letta non avete voglia di riflettere almeno un momento sul suo messaggio. Non prendetela solo perchè è scritta da Moore (tanto oggi la odia come odia tutto il resto) e dovete dimostrare di essere lettori pseudo-intellettuali a qualcuno. Non prendetela solo per i disegni.. anzi, forse quello si, perchè Bolland non disegna più il Joker come lo disegnava in questa storia..ma.. sopratutto, non prendetelo solo perchè il Joker è “figo” in quello che fa o dice nel film di Nolan e si sa che una parte d’ispirazione (molto minima) per il personaggio del film l’hanno anche presa da questo albo. Dimenticate tutto e tutti. Questo non è il Joker di Snyder, di Morrison, di Azzarello o di Tizio, Caio e Sempronio. Questo è Il Joker , solo lui, puro, in tutta la sua comicità, regalità, teatralità,crudeltà e sì.. anche in quel barlume di umanità che gli rimane, un Joker troppo a lungo dimenticato da autori e lettori.

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2 thoughts on “Batman: The Killing Joke – Recensione

  1. Pingback: Omniverso: il ritorno! | OMNIVERSO

  2. L’ha ribloggato su OMNIVERSOe ha commentato:

    Pochi giorni fa è stato rilasciato il trailer del nuovo film animato targato DC Comics: The Killing Joke, basato sul fumetto omonimo.
    Non abbiamo dubbi che sarà sicuramente meglio di Batman v Superman 😛 beh come un po’ tutti i film animati DC rispetto ai film visti al cinema (Nolan escluso). Scherzi a parte ci torneremo sull’argomento DC Animated Movies…
    E la graphic novel originale invece com’è? Per saperlo vi basterà leggere la nostra recensione, uno dei primissimi articoli che abbiamo pubblicato nonchè articolo più letto del blog! Enjoy

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