Saint Seiya: Next Dimension vol.1-5 – Recensione

saint seiya next dimension vol1Titolo: Saint Seiya: Next Dimension – La leggenda del Re degli Inferi
Autori: Masami Kurumada (storia e disegni)
Edizione originale: Saint Seiya: Next Dimension – Myth of Hades vol.1-5 su 8 (in corso)
Edizione italiana: Saint Seiya: Next Dimension vol.1-5 (in corso), J-Pop

Saint Seiya, la fortunata saga creata da Masami Kurumada divenuta famosa in Italia con il titolo I Cavalieri dello Zodiaco, pubblicata tra il 1985 e il 1990, con il nuovo millennio ha iniziato a godere di una nuova vita grazie alla realizzazione di una nuova serie anime, la Saga di Hades, ovvero la saga conclusiva del manga, e due manga prequel: Episode G di Megumu Okada iniziato nel 2002 e concluso nel 2013, ambientato 7 anni prima dell’inizio della serie classica, e The Lost Canvas di Shiori Teshirogi, pubblicato tra il 2006 e il 2011, che narra della precedente guerra contro Hades oltre 200 anni prima della serie classica. Entrambe le serie sono edite in Italia da Planete Manga.

E nel frattempo il maestro Kurumada che ha fatto? Non è stato di certo con le mani in mano e parallelamente a The Lost Canvas ha iniziato egli stessi a realizzare Next Dimension, sempre ambientato ai tempi della precedente guerra sacra.
Inizialmente i due progetti dovevano rappresentare due facce della stessa medaglia, in entrambi i casi il protagonista è Tenma, il precedente Saint (o Cavaliere o Sacro Guerriero, a seconda di come preferite) di Pegasus, narrandoci le sue vicende da due punti di vista differenti, o almeno è così che venne spacciata all’epoca (se da canali ufficiali o meno non lo so). In realtà Next Dimension dopo i primi capitoli prende una strada totalmente diversa rispetto a quanto visto in The Lost Canvas, diventando a tutti gli effetti un vero e proprio sequel della serie classica, mescolando passato e presente e dando vita ad una continuity diversa da quella vista nel manga della Teshirogi. Il tutto realizzato a colori!

Seiya Pegasus ChairRitornano così volti noti come Shun di Andromeda, Saori Kido (Lady Isabel) e gli altri Saint protagonisti della serie classica, con l’intento di salvare la vita di Seiya (Pegasus) in fin di vita dopo la battaglia con il Re degli Inferi, e per farlo dovranno attraversare il tempo e lo spazio ritornando alla precedente guerra.

La serie, pubblicata in Italia da J-Pop e giunta al quinto volume (sugli otto pubblicati finora in Giappone, Kurumada è estremamente lento!), purtroppo non soddisfa pienamente tutte le aspettative.
Se nel presente l’autore inserisce nuovi personaggi suscitando curiosità nel lettore, riallacciandosi a trame lasciate in sospeso nella serie classica e temi in parte affrontati nel quinto film animato della serie, nelle parti ambientate nel passato non propone nulla di nuovo e veramente interessante, riciclando se stesso, riproponendo schemi gia visti e rivisti fin troppe volte nella serie classica (ma anche in un altra serie dell’autore, B’t X, ve lo ricordate?), cose che una volta funzionavano ma ora non più, forse autocitandosi e cercando di dare al lettore un senso di familiarità, ma che alla fine sanno di gia visto, diversamente da come fatto dalla Teshirogi su The Lost Canvas riuscendo ad omaggiare la storia originale ma mostrandoci allo stesso tempo qualcosa di nuovo.

[ATTENZIONE SPOILER] Ci troviamo infatti nuovamente di fronte ad un tradimento da parte del Sacerdote, e dei guerrieri dei Pesci e del Cancro, nonchè ad un Gemini dalla doppia personalità, nell’ennesima corsa contro il tempo per attraversare le 12 case dello zodiaco.[FINE SPOILER]

Saint Seiya Next Dimension SuikyoFinora le parti buone ambintate nel presente del manga (il 1990) e le parti riciclate ambientate nel passato non sono abbastanza equilibrate da portare la serie al livello degli altri prequel e neppure al manga classico.
Un grande problema dell’autore sono sempre stati i testi e lo dimostra ancora presentando dialoghi semplici e fin troppo banali, dimenticatevi i toni epici dell’anime, uno dei rari casi in cui l’adattamento italiano riesce a superare quello originale (nonostante il cambio di nomi).
Da un punto di vista grafico i disegni paradossalmente sembrano essere regrediti rispetto a quanto visto negli ultimi volumi del manga classico o in B’t X. Non che Kurumada fosse sto fenomeno del disegno (ricordiamoci che gran parte del successo di Saint Seiya è dovuto al restiling grafico effettuato da Shingo Araki nell’anime) ma in qualche modo il suo stile era affascinante e curato, se non nell’anatomia umana almeno nella realizzazione dell’ambiente ma soprattutto delle armature. Probabilmente l’uso del colore rispetto al bianco e nero canonico dei manga ha portato ad una minore cura nei particolari dando così questa sensazione di incompleto, anche se bisogna ammettere che l’effetto dato alle aure dei Cavalieri è molto bello.TosaveAloneandMaster

Voto finale dell’opera? 5. Le idee buone ci sono ma sono troppo poche rispetto a quelle riciclate, eccessive per essere giunti solo al quinto volume.

Molto buona la decisione di J-Pop di usare sia il titolo originale Saint Seiya che quello italiano Cavalieri dello Zodiaco, come gia fatto da Star Comics con la serie classica, preferendo lasciare in evidenza quello originale, diversamente da quanto fatto da Planet Manga con le sue serie, preferendo l’approccio più “commerciale” usando il logo dell’anime italiano, Cavalieri dello Zodiaco (non me ne vogliate ma preferisco il titolo originale!)

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