Il CEO della Warner sulle differenze tra i film DC Comics e Marvel

Batman-V-Superman-Dawn-of-JusticeIl CEO della Warner Kevin Tsujihara ha parlato della diversa natura dei cinecomics DC rispetto a quelli Marvel alla Morgan Stanley Technology, Media & Telecom Conference.

I grandi franchise stanno acquistando sempre più valore. Non c’è bisogno di spiegare al consumatore cosa sia Batman V Superman. L’aspetto principale è che i film, gli show televisivi e i videogiochi sono tutti molto dissimili fra loro, perché devi essere in grado di impiegare a tuo vantaggio le varie diversità di questi personaggi. I mondi della DC Comics non sono come quelli Marvel, hanno i piedi ben piantati in un terreno fatto di realismo e sono un po’ più audaci e rispetto a quelli Marvel.

Questa dichiarazione merita di essere analizzata e per farlo facciamo un salto indietro di 50 anni, nella Silver Age dei fumetti, ovvero il periodo di nascita della Marvel Comics e dello stile all’epoca rivoluzionario con cui Stan Lee e soci approcciavano il genere dei supereroi da qualche anno in crisi.

Chiunque legga fumetti sa (o almeno si presume) che Stan Lee creò i supereroi con superproblemi. Ma cosa sono questi superproblemi che gli eroi in calzamaglia dovevano affrontare? Si passa dalla quotidianeità della vita di un quindicenne (Spider-Man) al razzismo (X-Men), agli handicap (Daredevil, il Thor degli inizi), giusto per fare qualche esempio. A questo aggiungiamo il fatto che non esattamente tutti gli eroi creati da Stan Lee erano ben accetti dalle persone che proteggevano: l’Uomo Ragno era bersaglio di una campagna denigratoria praticamente su ogni numero del quotidinato Daily Bugle, gli X-Men erano temuti e odiati solo per il fatto di esistere, del loro essere mutanti, Hulk è un mostro portatore di distruzione. Insomma non esattamente la situazione idilliaca e quasi utopica che vivono gli eroi della Distinta Concorrenza, accettati cecamente dall’uomo comune (ad esclusione di Batman e pochi altri) che li venera come fossero divinità (elemento ben espresso nel crossover a fumetti Avengers/JLA di Kurt Busiek e George Perez) in un contesto creato apposta per i fumetti: Metropolis, Gotham City, Central City, Star City, ecc prendono il posto di New York e altre città come scenario degli scontri tra eroi e criminali con superpoteri distaccandosi ulteriormente dalla realtà.

Fondamentalmente alla Marvel abbiamo un tipo di eroe che generalmente si avvicina di più all’uomo comune (leggi reale), ovvero a noi, mentre alla DC Comics gli eroi sono veramente qualcosa di irraggiungibile, quasi onnipotenti.

Poi nel tempo è innegabile che la DC Comics sia stata influenzata dal nuovo modo di intendere gli eroi creato in Marvel (e viceversa).

Già solo questo basta a far capire quanto la dichiarazione di Tsujihara sia errata.

Tornando ai film viene un pò difficile pensare realmente a questa differenza dal momento in cui la DC Comics non ha ancora un vero universo cinematografico, ma tante pellicole diverse e sconesse tra loro che con il realismo c’entrano poco e niente o forse con il successo della trilogia del Cavaliere Oscuro di Nolan si sono dimenticati di “capolavori” come Catwoman, Jonah Hex e Lanterna Verde? (quest’ultimo potremmo benissimo intitolarlo come sprecare un’occasione d’oro, dove c’era un evidente tentativo da parte della Warner di emulare il successo di Iron Man).

Ma prendiamo come punto di inizio Man of Steel, l’Uomo d’Acciaio, l’ultima pellicola dedicata a Superman e primo passo verso l’universo cinematografico DC Comics. Dando per scontato che per realismo non si intende necessariamente la mancanza di elementi fantascientifici o fantasy, ma del contesto (quindi delle conseguenze delle azioni compiute dagli eroi, dalla reazione dell’uomo comune, ecc) cosa c’era davvero di realistico in Man of Steel? è forse realistico il modo in cui Superman viene accettato dall’esercito alla fine del film? è forse realistico il modo in cui si innamorano Lois e Clark? è forse realistico il modo in cui si lascia morire Jonathan Kent (il padre terrestre di Superman)? Forse Tsujihara scambia per realismo i toni cupi e soffertoni presenti in film come Man of Steel e The Dark Knight dimenticando che questi toni non sono adatti a tutti i personaggi e che finirebbero con lo spogliare i supereroi della loro essenza.

Paradossalmente (ma neanche tanto) è più realistica la reazione dell’uomo comune (e del governo) in The Avengers, dove la comparsa di un gruppo di superumani porta a chiedersi quali saranno le conseguenze della crescente attività superumana e aliena, argomento che quasi sicuramente sarà al centro di Captain America: Civil War previsto per l’anno prossimo.

L’impressione generale che si ha da tali dichiarazioni, ma anche dal pensiero comune dei fan/seguaci/devoti del Batman di Nolan, è che per trattare temi realistici o seri bisogna per forza usare toni cupi ed evitare qualsiasi risata, quasi a far intendere che bisogna per forza rendere espliciti questi temi, come se il pubblico senza determinati toni non lo capisse, avendo come unico effetto quello di rendere il pubblico pigro, pigro dal fare anche solo qualche piccola riflessione; a che serve farlo se tutto viene detto esplicitamente?

Nei film Marvel Studios è vero che si ride, e in qualche caso anche tanto, ma questi temi sono impliciti, basta andare al di là degli effetti speciali e delle battute per trovare temi attuali come la pubblica sicurezza e il terrorismo (vedi Iron Man 3, ma ora che ci penso forse la DC non ha tutti i torti… e non è un complimento!)

Tsujihara ha ragione nel dire che non c’è bisogno di spiegare chi sono Batman e Superman, e con questo vuol far anche intendere che non c’è sempre bisogno di spiegare tutto allo spettatore. Così come è vero che devono essere in grado di impiegare a loro vantaggio le varie diversità di questi personaggi tenendo separati cinema e tv. Ma è altrettanto vero che questi microuniversi che hanno creato in DC tra cinema e tv stanno portando confusione in parte degli spettatori, specialmente in quella fetta che non è pratica di universi alternativi, elseworld e what if?, che così si ritrovano spaesati nel vedere magari R’as al Ghul in Arrow dopo averlo visto in Batman Begins oppure col dubbio se il Dollmaker visto in Gotham sia lo stesso di Arrow. Senza considerare il fatto che in futuro ci sarà un film sulla Squadra Suicida diversa da quella gia vista sempre in Arrow, e un Flash cinematografico diverso da quello televisivo. Ed è un gran peccato davvero dato il buon lavoro di continuity e crescita dei personaggi che stanno facendo con Arrow e The Flash, dove il realismo iniziale è stato pian piano accantonato lasciando spazio a situazioni più fumettose, ponendo le basi per un mondo che sta scoprendo i supereroi che si sarebbe sposato perfettamente con il progetto Dawn of Justice.

E ora potete anche darmi del fanboy o del Marvel Zombie se può farvi sentire meglio.

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