Berserk di Kentaro Miura – la storia infinita

BerserkDomenica. Troppo caldo per uscire. In tv niente di interessante. Cogliamo l’occasione per guardare finalmente Berserk l’epoca d’oro capitolo I e II.
A fine visione ci rimangono solo gioia e dolori. Gioia per aver riscoperto, dopo tanti anni dall’ultimo volume letto, uno dei manga più belli di sempre, un vero e proprio gioiello con tutti gli elementi del fantasy classico: duelli sanguinosi tra cavalieri, le grandi battaglie, mostri, erotismo. Saranno passati circa dieci anni dall’ultimo volume di Berkerk che ho preso in mano, ne è passata di acqua sotto i ponti e i nostri orizzonti fumettistici si sono notevolmente allargati nel frattempo scoprendo opere importantissime come il Devilman di Go Nagai che inevitabilmente  riconsciamo come fonte di ispirazione per Miura a partire dalla somiglianza di Gatsu e Grifis (e del loro rapporto) con Akira Fudo e Ryo Asuka, ai mostruosi ibridi umano/animali, a scene che richiamano apertamente situazioni viste in Devilman. E tutto questo non fa che farcelo apprezzare ancora di più.
E poi arrivano i dolori. Che non derivano da una sorta di empatia per le tragedie di cui sono protagonisti i nostri eroi, tanto meno dall’uso del digitale che va tanto di moda negli anime di ultima generazione, e che ci fa un po’ storcere il naso, ma dalla consapevolezza che il manga nel frattempo non sia proseguito poi molto lasciando praticamente invariata la storia dove l’avevamo lasciata anni fa -la lentezza di Miura è direttamente proporzionale alla bellezza grafica da lui raggiunta- nella speranza che un giorno si sarebbe arrivati ad un reale punto di svolta. L’impressione generale nel pensare agli ultimi capitoli di Berserk è che Miura non sappia come concludere la serie, e più passa il tempo più si rischia di rimanere con un capolavoro incompiuto. C’è di positivo che rispetto ad altre serie (vedi lo shonen Hunter X Hunter di Yoshihiro Togashi e lo shojo Nana di Ai Yazawa) qualcosa ancora si muove, piano… piano…

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