Secret Invasion – La retrorecensione

secret invasionScritto da Alexander Reilly

Secret Invasion del 2008, almeno a livello ideale, prosegue lungo il solco tracciato tracciato con il precedente maxi evento Marvel, ovvero Civil War, utilizzando il fumetto supereroistico mainstream per parlare di alcune tematiche di carattere ideologico, filosofico e politico che caratterizzano e animano il dibattito pubblico della società americana contemporanea.

Laddove in Civil War l’Atto di registrazione dei superumani è una chiara metafora di misuri quali il Patriot Act in Secret Invasion l’infiltrazione “silenziosa” e il successivo attacco alla comunità supereroistica finalizzato alla conquista del pianeta da parte della razza aliena mutaforma degli Skrull è una chiara metafora del fenomeno del terrorismo, salito prepotentemente (e tristemente) alla ribalta a partire dall’inizio del nuovo millennio.

Nella finzione fumettestica messa in scena da Bendis gli Skrull rapiscono alcuni esseri umani sostituendosi ad essi e vivendo a tutti gli effetti come loro, calandosi totalmente nel ruolo (lavorando, interagendo, intrattenendo relazioni di natura interpersonale e affettiva), risultando indistinguibili dal resto della massa; è una caratteristica che richiama la figura del terrorista moderno, che nella quasi totalità dei casi pur provenendo da altri contesti geografici e culturali all’apparenza sembra perfettamente integrato nella società che l’ha adottato, risultando appunto indistinguibile.

Inoltre, esattamente come il terrorismo di matrice fondamentalista, anche l’invasione operata dagli Skrull poggia su basi ideologiche che affondano nell’integralismo religioso (la frase che viene ripetuta costantemente, in modo quasi ossessivo, è “Lui vi ama”, laddove “Lui” sta per “Dio”, come viene chiarito in modo inequivocabile dopo che il quesito viene posto da Spider-Man).

Le premesse per una storia interessante e ricca di sfaccettature e di risvolti da esplorare ci sarebbero dunque tutti (basti pensare all’effetto dirompente che avrebbe il fatto di non potersi più fidare di nessuno all’infuori di sè stessi), ma purtroppo a mio parere ciò non avviene.

Alla fine l’evento vero e proprio si riduce ad una battaglia tra supereroi e Skrull combattuta in tre location (la Terra Selvaggia, Camp Hammond e New York), rispettando il più classico dei copioni che all’inizio vede gli eroi in una posizione di netta difficoltà e sull’orlo della sconfitta, salvo poi registrare il capovolgimento delle sorti della battaglia, che si conclude con la totale sconfitta degli Skrull.

Il che, nonostante la carne al fuoco e l’impalcatura costruita in precedenza, non sarebbe dì per sè qualcosa di negativo; si tratta pur sempre di un fumetto di supereroi, e una mega scazzottata eroi-villain è un clichè narrativo tipico del genere (e si suppone che molti lettori scelgano di leggere un determinato genere proprio in funzione della ripetizione di determinati clichè narrativi).
Il problema è che per come è raccontata la vicenda manca di quella sensazione di epicità necessaria in un contesto di questo tipo, con l’aggravante di risultare eccessivamente diluita (si tratta di un evento che poteva essere raccontato utilizzando un numero di pagine inferiore).

Sul fronte dei dialoghi (che generalmente costituiscono uno dei marchi dei suoi marchi di fabbrica) Bendis pare meno brillante rispetto ad altre occasioni.

Risulta un po’ sbrigativo l’approfondimento psicologico degli Skrull, l’analisi delle motivazioni che li guidano, la descrizione della loro reazione alla disfatta;  forse era meglio un minor numero di pagine dedicate alla battaglia e una trattazione più ampia di questi aspetti che, sempre per restare a Bendis, vengono sviscerati in modo molto più convincente nella miniserie dedicata a Spider Woman.
Parlando del comparto grafico le tavole di Leinil Yu sono belle ma un po’ troppo statiche.
In sintesi: bella la preparazione, estremamente intrigante e intellettualmente seducente l’idea di base, floride e proficue le conseguenze sul piano narrativo (il Dark Reign), ma l’evento in sè risulta un po’ fiacco e privo di mordente.

Un’occasione sfruttata a metà.

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2 thoughts on “Secret Invasion – La retrorecensione

  1. Nonostante le varie pecche a me è piaciuto parecchio questa serie 🙂
    Per carità, non è niente di impegnativo, come hai giustamente analizzato le premesse per qualcosa di più di una semplice scazzottata c’erano tutte, ma per essere un “semplice” fumetto supereroistico finalizzato alle vendite [perché i maxi eventi ormai quello sono] lo trovato ben fatto e col senno di poi decisamente meglio dei più recenti eventi come Fear It Self o AvX.
    Le parti più interessanti della storia comunque sono i vari tie-in. In I Nuovi Vendicatori si può vedere bene il clima di “non posso fidarmi di nessuno”, nei Potenti Vendicatori c’è un po l’origine del piano degli Skrull [che approfondisce un po le loro motivazioni] e poi c’è Front Line che, anche se un po slegata, è probabilmente la storia migliore di tutte.
    Sono d’accordo col dire che forse sono stati dedicati troppi numeri, una cosa breve come Assedio sarebbe stato meglio, comunque io me la sono letta volentieri 😉

    • Forse fu proprio l’aspettativa generata da quanto visto e letto sulle serie mensili a farlo “sfigurare”. Perfettamente d’accordo su Fear Itself, a mio parere il peggior evento di questi anni, anzi forse fa a gara con Axis.

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