Clone di David Schulner – Recensione

clone vol.3Tra le tante proposte Image/Skybound di saldaPress quella che ti ha più incuriosito fu Clone grazie ad una tua maggior affinità con la fantascienza che non con l’horror. L’hai voluto, l’hai preso e hai letto i primi due volumi e… non è stato esattamente come ti aspettavi, un buon action basata su un idea intrigante ma non del tutto convincente (ne avevamo parlato qui).

Passa quasi un annetto e nel frattempo escono altri due volumi, dubbioso se prenderlo o meno lo lasci sugli scaffali catalogandolo nella tua testa tra i “possibili recuperi futuri” fino al momento in cui hai scoperto che la serie si era conclusa con il quarto volume. Giunti a metà dell’opera ti sembra d’obbligo andare fino in fondo per vedere dove il signor David Schulner sia andato a parare, e così all’ultimo Lucca Comics and Games presso lo stand saldaPress tra un Invincible e un Outcast ci infili Clone vol.3 e 4.

Nella tua stanzetta di albergo li sfogli e un campanellino d’allarme inizia a suonare ma non ti scoraggi e decidi di andare avanti lo stesso, tanto ormai l’hai comprato no?

Passano i giorni, le settimane e finalmente smaltita la pila di numerose letture, tra acquisti Lucchesi e non, decidi che è arrivato il momento di leggere Clone e per l’occasione ti vuoi anche rileggere i primi due volumi.

Ebbene nel rileggere i primi volumi l’impressione generale non è che sia proprio cambiata, anzi, sei ancora più convinto di come sia l’azione il fulcro di tutta la vicenda, che è buona davvero, coinvolgente anche e soprattutto è una lettura scorrevole, per niente pesante. Se non fosse che, come si diceva all’epoca, Clone dovrebbe essere una storia di indagine psicologica ma non lo è, ogni tanto Schulner ci prova inserendo qua e la dei dialoghi che vorrebbero dar spessore alla vicenda ma che infondo sembrano solo essere inseriti a casaccio durante l’azione, e che non portano a nulla, non ti lasciano nulla se non la domanda ma fa sul serio o prende in giro? tanto sembrano assurdi. E poi c’è la questione delle caratterizzazioni pari a zero praticamente per tutti i personaggi, protagonisti e comprimari. Ma ti dici che questo è solo l’inizio e che ci sono ben altri due volumi, le cose potrebbero cambiare, ed effettivamente con il terzo ciclo son cambiate… in peggio.

Con il terzo volume è come se iniziasse un secondo ciclo, potremmo benissimo definirla come una seconda stagione, con i cloni dichiarati fuorilegge e perseguitati da gruppi di fanatici razzisti anti-cloni, e fin qui niente di male, il problema sorge nel momento in cui ti accorgi che tutti i difetti presenti nella prima parte di storia continuano indisturbati ad esserci, non c’è una vera evoluzione caratteriale in nessuno dei personaggi presenti proprio perché del loro carattere si sa poco e niente, ma soprattutto i dialoghi di finta introspezione e indagine psicologia nuovamente buttati a caso nella vicenda ti sembrano ancora più assurdi, soprattutto nel momento in cui ti accorgi che Schulner si è fatto affiancare ai testi da altre due persone, Aaron Ginsburg e Wade McIntyre, di cui non hai mai sentito parlare e che probabilmente vengono anche loro dal mondo della tv, e ti chiedi come sia possibile che tre teste abbiano tirato fuori dialoghi del genere. Ci resta pur sempre una buona dose di azione, sempre coinvolgente merito soprattutto dei disegni di Juan Jose Ryp, che potrebbe salvare l’intera baracca ma qualcosa va storto, arrivati alla fine del quarto volume… una fine vera non c’è e ti ritrovi una postfazione degli autori che dice:

…e su questa scena, Clone si prende una pausa.

Ebbene si, pur odiando l’idea di lasciare voi lettori (e Luke) su [SPOILER] è arrivato il momento di prenderci una pausa. […] Voi amate Clone, noi amiamo Clone e quindi torneremo presto per raccontare come accidenti farà stavolta Luke a cavarsela.

Tenete duro e leggete altri fumetti Skybound.

Ci vediamo presto.

Già questo dovrebbe bastare a lasciare l’amaro in bocca ma c’è quel famoso campanellino d’allarme di cui sopra che continua a suonare, sempre più forte.

Inizi così ad indagare su una seconda serie di Clone, la stessa saldaPress indica il volume come quarto e per ora ultimo, il che fa pensare che questa sia in programma. Cerchi e cerchi ma non trovi nulla fino a quando non incappi in un intervista a David Schulner pubblicata un sito americano di cui non ricordi il nome e tra le tante domande una chiede proprio cosa ne sarà della serie. Per farla breve… NIENTE.

I più attenti forse ricorderanno come Clone fu opzionata da NBC per diventare una serie tv ma poi non se ne seppe più nulla. Ebbene stando a Schulner senza una serie tv capace di trainare il fumetto Image Comics non è più intenzionata ad investire su Clone, serie su cui ha già investito ma che probabilmente non ha dato i frutti sperati.

Forse i più in questo caso vedranno la Image come il cattivo della situazione ma l’unico colpevole in tutta questa vicenda è il solo Schulner, che nonostante fosse al corrente di una probabile chiusura della serie dopo la mancata serie tv ha deciso di chiudere con un cliffhanger anziché usare un finale, lasciando così i lettori senza una vera fine, anche un finale aperto andava più che bene ma così lascia troppe cose in sospeso, rendendo quasi del tutto inutile la lettura di Clone.

Dispiace solo non sapere il destino di Amelia, la moglie del protagonista, forse l’unico personaggio che nel complesso si sia un po’ distinto.

Grazie di niente signor Sculner.

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