Falco & Colomba: quel fumetto brutto che mi è piaciuto

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Falco e Colomba (Hawk e Dove) sono due supererei della DC Comics di seconda fascia creati da Steve Ditko (il creatore grafico di Spider-Man) e Steve Skeates nel 1968. Hank e Don Hall sono due giovani fratelli dal carattere diversissimo: aggressivo, sportivo e conservatore il primo, timido, studioso e liberale il secondo. Le loro diversità li resero gli avatar ideali per le divinità Ordine e Caos che li trasformarono in Falco (Hank) e Colomba (Don).

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Falco e Colomba in Justice League Unlimited

Il mio primo approccio con la coppia di eroi fu in un episodio della serie animata Justice League Unlimited intitolato Il Falco e la Colomba per poi ritrovarli diverso tempo dopo sulle pagine della saga evento La Notte Più Profonda (Blackest Night) di Geoff Johns, ma non si trattava degli stessi personaggi, bensì dei nuovi avatar della guerra e della pace: Holly e Dawn Granger. Scoprì infatti che Hank e Don nei fumetti erano morti da tempo, anzi prima morì Don per essere sostituito da Dawn, sua ragazza dell’epoca, che per un breve periodo collaborò con Hank che però non prese bene la morte del fratello precipitando sempre di più nella follia fino a quando non impazzì del tutto, credendo che anche Dawn fosse morta, divenendo il supercriminale Monarch. Dawn venne così affiancata dalla sua irascibile sorella Holly. Proprio durante Blackest Night Holly venne uccisa da un risorto Hank trasformato in Lanterna Nera (una sorta di zombie). Tornato definitivamente in vita grazie al potere della Lanterna Bianca Hank si ritrovò nuovamente al fianco di Dawn e assieme a lei, e agli altri eroi risorti, fu protagonista della maxiserie Nel Giorno Più Splendente (Brightest Day) scritta sempre da Geoff Johns e Peter Tomasi.

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Holly e Dawn Granger

È qui che ho iniziato a conoscerli un po’ meglio ad affezionarmici, più a Colomba che a Falco che ho trovato fin insopportabile. Il merito va soprattutto alla triste storia d’amore che vide protagonista Dawn e Boston Brand alias Deadman.

La loro storyline in Brightest Day era tra le mie preferite.

Dopo tutto questo sproloquio arriviamo al fumetto di cui voglio parlare.

Con il reboot della DC Comics del 2011 venne lanciata una nuova serie regolare dedicata a Hawk & Dove scritta da Sterling Gates e disegnata da Rob Liefeld che in Italia venne proposta sulle pagine del mensile RW Presenta, una sorta di minicatalogo con le uscite Lion/DC di piccolo formato contenente un solo episodio della serie al costo di solo un euro. E vuoi lasciarlo sullo scaffale?

Come ho scritto più volte non ho apprezzato il reboot DC, non ce n’era motivo di rilanciare un universo che stava vivendo uno dei suoi periodi migliori e non ho apprezzato alcune delle nuove incarnazioni degli eroi DC, come Superman e Batman. In molti casi si trattava proprio delle modifiche apportate ai personaggi a non piacermi e di conseguenza non riuscivo ad apprezzarne le avventure, cosa che a lungo termine ha portato ad un calo di vendite e all’allontanamento dei lettori di vecchia data (tranne quelli con le fette di salame sugli occhi) ma nel caso di Hawk & Dove si tratta proprio di una serie mal realizzata!

Sterling Gates cerca di espandere la mitologia di Falco e Colomba inserendo altri avatar di Guerra (e Pace?), in particolare Condor che intende uccidere tutti gli altri avatar per ottenere sempre più potere. E sai che novità… non si era mai visto nulla di simile! Il tutto non viene spiegato granché, probabilmente perché la cosa era prevista sul lungo termine ma la serie chiuse dopo solo otto numeri (chissà come mai), lasciando tutto in sospeso. Poi ancora mi devono spiegare perché la socia di Condor uccidendo il Falco Pescatore sia diventata il Cigno…

Con il quinto episodio la lotta con Condor si conclude lasciando il mistero degli altri avatar, Gates lascia la serie che viene affidata totalmente al solo Liefeld che realizza tre episodi che non hanno ne capo ne coda in cui il duo ha a che fare con minacce sovrannaturali fino all’inevitabile chiusura. La serie come tante altre del periodo New 52 presenta anche alcune incongruenze con quanto narratoci in altre testate oltre che problemi di continuity legati al reboot. Gli eventi di Blackest Night pare siano ancora in continuity, nonostante alcuni eroi non siano mai morti rendendo difficile concepire la cosa, ma nel prologo della serie presente nel numero zero non si fa alcun riferimento alla morte di Hank e a Holly, insomma nella continuity del reboot la sola Dawn ha preso il posto di Don. Cambiando gli eventi di Blackest Night e Brightest Day è difficile capire come Dawn e Deadman abbiano iniziato la loro relazione. Quando dico che ci sono incongruenze con altre serie mi riferisco al fatto che Deadman lascia Dawn con l’addio di Gates alla serie ma su Justice League Dark di Milligan, non vorrei dire una cavolata perché il volume in questione non ce l’ho più, i due litigano per il fatto che lui abbia posseduto il corpo di un altro per poter stare con lei, causando problemi, oltre al fatto che il carattere del fantasma è leggermente diverso da una serie all’altra.

Se la storia è un accozzaglia di eventi poco chiari i disegni non sono da meglio. Liefeld è ancora troppo ancorato al suo stile anni ’90 con quelle anatomie impossibili e pose irrealistiche su cui si potrebbe anche fare lo sforzo di chiudere un occhio ma a conti fatti si tratta di una serie con personaggi messi in posa in vignette quasi sempre prive di uno straccio di sfondo. In albi di una ventina di pagine ciascuno nemmeno la metà ha un po’ di sfondo, il minimalismo del minimalismo. E non dimentichiamoci di Robin, Damian Wayne che appare nel nr.6 che dovrebbe avere tipo 11 o 12 anni ma sembra un diciottenne. Ecco alcuni esempi:

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Hawk & Dove nel prologo disegnato da Marat Mychaels (notare l’anatomia imbarazzante di Colomba)

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Hawk & Dove #1

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Hawk & Dove #4

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Hawk & Dove #5

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Robin in Hawk & Dove #6

Ma come dice il titolo questo fumetto mi è piaciuto! Non so bene il perché, sarà il semplice fatto che mi piacciono i personaggi? Forse. Sarà che tutto sommato il formato tascabile era comodo e aiutava a passare il tempo quando all’epoca aspettavo il treno in stazione.

Era una cavolata di fumetto, ne ero consapevole eppure mi divertivo! Certo a rileggerlo oggi tutto d’un fiato i difetti vengono elevati alla potenza e se fosse costato di più probabilmente lo avrei mollato.

Ma perché vi dico tutto questo? Per dimostrare proprio che si può apprezzare anche il prodotto più brutto del mondo senza dover per forza raccontare palle su quanto sia fatto bene quando in realtà non lo è o inventandosi metafore e significati laddove non ce ne sono. Ammettere che una cosa piace perché semplicemente diverte non significa necessariamente essere considerati dei cretini, seguo Teen Wolf che è la serie peggio scritta del mondo eppure la guardo, mi diverto proprio perché è fatta male. Purtroppo nel web c’è questa tendenza a difendere a spada tratta anche l’indifendibile, non riconoscendo difetti nemmeno quando sono palesi.

E voi? Avete qualche serie pezzente che per qualche bizzarro motivo vi piace?

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18 thoughts on “Falco & Colomba: quel fumetto brutto che mi è piaciuto

    • Secondo round, grazie app di wordpress che non lasci spazio tra il box dei commenti e il tasto per spedire!
      Dicevo: potrebbe disegnare Peppa Pig, data la sua non padronanza di anatomia e prospettiva – famoso il suo disegno di Captain America, ripreso di fronte, tre quarti e profilo contemporaneamente, manco i mostri di Lovecraft hanno una tale capacità di sminchiare lo spazio!

      Falco e Colomba non li ho letti, ma dal tuo articolo, mi sembra una serie troppo avatornitologica, e sì che sono Gracula…

      Serie cesse… Teen Wolf lo seguo anche io e non mi sembra scritto così male – neanche bene, diciamo senza infamia e senza lode. Come teen horror è molto sotto Buffy, ma supera in curva quella boiata di Secret circle senza sbandare, e mi rifiuto di prendere in considerazione The Originals, che di originale ha solo il titolo – per il resto, è Vampiri La Masquerade del discount.

      A ogni modo, la serie trash ma divertente, per me, è Xena: molte puntate meh, ma che spasso quelle migliori! Una mia amica aveva coniato la definizione di genere mitoclasta, per definirla XD

      • Diciamo che Xena, diversamente da tante altre serie recenti e non, voleva essere trash in diverse puntate, all’epoca avevano ancora la capacità di non prendersi eccessivamente sul serio come purtroppo accade oggi. Idem per Buffy (un’istituzione praticamente!), aveva la puntata musical, quella dal punto di vista di Xander, ecc, è proprio una questione di struttura, pur avendo puntate che potremmo definire trash alla fin fine erano sensate. Invece in serie come Teen Wolf, le altre da te citate non le seguo, ci si prende fin troppo seriamente e non parlo della mancanza di umorismo che ogni tanto c’è (soprattutto all’inizio), la trama si prende talmente sul serio che poi si perde in un bicchier d’acqua, pensa a tutte le volte che Scott NON usa i suoi poteri semplicemente perché la sceneggiatura prevede che faccia questa cosa e non quella, l’olfatto funziona una volta si e tre no, o nella terza (o era la quarta) stagione in cui Stiles era posseduto e verso la fine della saga la madre di Kira se ne viene fuori che solo lei poteva riparare la spada per uccidere i mostri (ora ricordo male ma il senso è quello), cioè ma che aspettava? Il finale di stagione? XD

        • La madre di Kira era timida XD
          No, vabbè, ho perso qualche puntata della mezza stagione volpina. Comunque, prova a guardare The Secret Circle: in una stagione, la fiera delle Mary Sue, la gente che agisce a caso (danneggiando se stessa) e si butta dentro anche il teschio di cristallo.
          The Originals è una cronaca di Vampiri La Masquerade fatta male, col master che imbroglia senza ritegno e più soap opera del tollerabile.

  1. Anch’io adoravo Hawk & Dove. Me ne innamorai fin dal primo numero targato New 52 (che acquistai in lingua originale, come il 90% dei fumetti che leggo), e li ho seguiti fedelmente fino all’ottava e ultima uscita. Mi piacquero così tanto che comprai anche la ristampa delle prime avventure degli attuali Hawk & Dove (http://www.dccomics.com/graphic-novels/hawk-and-dove-ghosts-and-demons-new-edition): tra l’altro fu uno dei primi lavori di Rob Liefeld, che quindi è legato a doppio filo a questa serie.
    Tornando alla versione New 52 di Hawk & Dove, non ricordavo che avesse i buchi narrativi da te citati, anzi mi sembrava che la storia filasse a meraviglia. E in ogni caso, il punto forte di quella serie non era la storia, ma l’atmosfera: penso ad esempio alle passeggiate che i due protagonisti facevano sui tetti, alla serata in discoteca che si concedono nell’ultima uscita, al bellissimo finale che conclude la serie… insomma, era davvero un fumetto incantevole.
    Riguardo alla tua domanda finale, di serie pezzenti che mi sono piaciute te ne potrei citare a bizzeffe, se per “pezzente” intendiamo un fumetto che non è piaciuto. Grifter, Blue Beetle, Batwing… sono tutte serie targate New 52 che io trovavo favolose, ma che ad un certo punto hanno chiuso per mancanza di lettori. Mi consola il fatto che con l’operazione Rebirth tutti questi personaggi sono usciti dalla porta, ma sono rientrati dalla finestra: Grifter è un personaggio di The Wild Storm (serie a cui mi sono abbonato solo per la sua presenza), Batwing appare regolarmente in una serie di grido come Detective Comics e Blue Beetle ha ottenuto perfino la riapertura della sua serie personale. Insomma, questi fantastici personaggi sono stati tenuti nella naftalina per anni (e mi è dispiaciuto molto), ma alla fine l’attesa di noi (pochissimi) fan è stata ricompensata.
    Riguardo a Rob Liefeld, se ci mettiamo a vivisezionare i suoi difetti e le sue sceneggiature ci troveremo milioni di difetti, e la sua sfortuna è stata proprio questa: iniziare a fare fumetti dopo Frank Miller e Alan Moore, quando il fumetto era diventata “una cosa seria.” Oggi i lettori sono esigenti, vogliono sceneggiature di ferro e disegni impeccabili: lui invece è uno che disegna come gli viene e scrive le storie senza stare a pensarci troppo su, e quindi è inevitabile che faccia imbufalire la maggior parte dei lettori.
    C’è anche un altro fattore che lo ha fortemente azzoppato, e che adesso cerco di spiegare.
    Negli anni 90 esplose la moda dei film d’azione: i fumetti dell’epoca ne furono fortemente influenzati, perché molti supereroi cominciarono a mostrare un’espressione perennemente incazzata ad essere equipaggiati con armi grosse quasi quanto loro, esattamente come Stallone e Schwarzenegger. Rob Liefeld è stato un disegnatore simbolo di quest’epoca: il problema è che poi il fumetto ha voltato pagina e lui è rimasto sempre lo stesso, continuando a disegnare personaggi con facce incazzate, denti digrignati, armi gigantesche e taschini da tutte le parti. Risultato: adesso non lo legge più nessuno, se non qualche nostalgico che vedendo i suoi disegni tamarri si sente tornar bambino. Qualche nostalgico tipo me. 🙂

    • Se Liefeld non lo leggesse più nessuno, non credo che continuerebbe a lavorare. Ciò non toglie che sia scarsino forte 😛 anche se a qualcuno potrebbe piacere. Il mondo è pieno di persone diverse, in fondo

      • Chiaramente era un’iperbole. Comunque i suoi aficionados sono davvero pochissimi: lo puoi notare dal fatto che molte delle serie a cui ha lavorato negli ultimi anni (Hawk & Dove, Grifter, Hawkman solo per limitarci alla DC) hanno chiuso per mancanza di lettori. Adesso sta provando per l’ennesima volta a rilanciare Youngblood: come puoi vedere, ha una rara cocciutaggine nel non voler capire che gli anni 90 sono finiti. Ma io gli voglio bene proprio per questo, perché gli anni 90 sono quelli in cui ho iniziato a leggere fumetti, e quindi qualsiasi albo che me li faccia rivivere è ben accetto. 🙂

        • Forse dovrebbe iniziare a chiedersi cosa non va nel suo approccio: continuare a disegnare in quel modo sciatto non è una dimostrazione di integrità. Non dico che sia una mancanza di rispetto per il lettore, ma se si impegnasse per migliorare… lavora nel fumetto da un sacco di tempo, ma ci sono novellini che gli bagnano il naso senza nemmeno impegnarsi.

          Lui come sceneggiatore… mi manca, credo di non aver letto mai nulla di suo (mumble mumble… no, non pervenuto :P) quindi non mi pronuncio.

          Comunque, in generale: se “il mondo” dice che lui sbaglia, può anche essere che abbia torto, ma tra vedere e non vedere, un esame di coscienza se lo dovrebbe fare, a mente fredda.

          • Forse nessuno nel mondo dei fumetti ha subito più badilate di fango di lui, quindi sicuramente Rob Liefeld qualche domanda se la sarà fatta. Tuttavia quest’esame di coscienza non l’ha fatto spostare di un millimetro, anzi con il tempo è perfino peggiorato: negli anni 90 gli sfondi li faceva, ed era più accurato anche nel disegnare i personaggi. A mio giudizio si tratta quindi di una persona pigra, che non ha voglia di reinventarsi come artista, e anzi continua a riproporre all’infinito i suoi fumetti “alla Rob Liefeld”, peraltro disegnati in modo sempre più abborracciato.
            Comunque, la sua fortuna è stata quella di inventare Deadpool quand’era al top della carriera (oltre a Cable, Domino e molti altri mutanti molto popolari): anche se non trovasse più nessuno che lo faccia lavorare, con le royalties derivate dalle sue creazioni può navigare nell’oro ancora per moltissimo.

            • Wwayne le prime avventure di Hawk e Dove le ho recuperate anche io 😉 ma in edizione italiana, per puro caso vidi questo volumetto in una fumetteria della zona che purtroppo ha chiuso 😦 fatto sta che il volumetto in questione lo custodisco gelosamente.
              La chiusura di una serie non significa necessariamente che questa sia brutta, a volte non viene capita, posso fare l’esempio di All-New X-Factor in Marvel di Peter David e Carmine Di Giandomenico, una serie molto migliore di tante altre che però ha visto chiudere i battenti. Ma per Hawk & Dove non mi stupisco più di tanto della sua chiusura, così come invece altre serie della DC di quel periodo personalmente ritengo siano continuate semplicemente grazie alla fama che gira intorno ai big.

              Tornando a Liefeld come avete detto e stradetto è tremendamente ancorato a quell’epoca, epoca in cui i fumetti erano cool ma privi di trama, la sua fortuna fu di lavorare su serie di punta alla Marvel, così come Jim Lee e Todd McFarlane. Quando poi fondarono la Image vennero a galla tutti i loro “limiti” come sceneggiatori, per usare un eufemismo. Non è un caso se la Image abbia rivisto completamente il suo stile.

              Per quanto riguarda invece Liefeld e le royalties… non credo che si becchi alcun compenso sui personaggi da lui creati in Marvel. Sia in Marvel che DC viene riconosciuta la paternità dei personaggi agli autori ma tutti i diritti vanno all’editore. Questo fu uno dei motivi che portò Liefeld, McFarlane, Jim Lee e altri a fondare la Image, per avere il controllo totale dei personaggi da loro creati. Poi le cose non andarono esattamente come da loro previsto ma questa è un altra storia.

              PS: ho ridotto il numero di risposte massime perché le caselle si restringono troppo, colpa del tema usato. Non ci sarà bisogno di dirvelo ma nel caso non vi facesse più rispondere continuate pure sotto la discussione.

              • Ricordo che ad una specifica domanda (fatta in un commento ad una foto che aveva postato su Instagram) Liefeld rispose che la Marvel gli dà una percentuale sul ricavato dalle sue creazioni. Il problema è che lui e gli altri co – fondatori della Image volevano l’intero ricavato, volevano insomma tutta la torta, e non solo una fetta: da lì la decisione di andarsene e di fondare una casa editrice per conto loro.
                Come hai scritto tu, si sopravvalutarono, perché l’unico ad avere un personaggio “forte” in mano era Todd McFarlane – e anche lui non aveva abbastanza talento come sceneggiatore per sfruttare al massimo la sua idea.
                Jim Lee ha poi tradito completamente la filosofia della Image, vendendo i suoi personaggi alla DC Comics. Ma questo è stato un bene: Grifter e Voodoo non sapevano di niente quando era lui a gestirli, e la DC li ha migliorati in maniera esponenziale. Il pubblico non l’ha capito (e infatti le serie della DC dedicate a Grifter e Voodoo hanno chiuso da anni), ma dal punto di vista artistico i personaggi ideati da Jim Lee hanno vissuto i loro momenti migliori dopo che il loro creatore li aveva mollati. E questo la dice lunga sulla sua qualità come sceneggiatore. 🙂

                • Questa non la sapevo. Seguendo Spawn devo ammettere che in seguito McFarlane ha imparato qualcosa come sceneggiatore, ahimè alla fine le vendite sono calate pure per lui.
                  Io non leggevo Grifter ma per quanto riguarda altri personaggi della fu WildStorm di Jim Lee ho letto The Authority e quando li hanno inseriti in StormWatch, la serie New 52, li ho visti solo stravolti. Per amore dei personaggi ho continuato a leggere la serie ma ammetto che non era nulla in confronto a prima, erano dei pesci fuor d’acqua.

                • Le nostre opinioni su come la DC ha gestito l’enorme potenziale dei personaggi creati da Jim Lee divergono totalmente. Sono convinto invece che mi daresti ragione sul fatto che The Wild Storm è un vero aborto: ho appena finito di leggere il secondo numero, e per la seconda volta consecutiva ho avuto l’impressione di aver buttato via i miei soldi. La trama è intricatissima e completamente priva di emozioni (anche i personaggi hanno sempre un’espressione facciale impassibile); inoltre, in ogni pagina ci sono come minimo DIECI nuvolette strapiene di dialoghi scritti in piccolissimo, che appesantiscono ulteriormente la lettura. Ho idea che Warren Ellis sia un po’ come Frank Miller: un ex grande scrittore che ha perso la brocca, e campa degli allori del passato… e lo dico da grandissimo fan di Frank Miller.

                • Eh dipende se hai letto The Authority o meno. La differenza è abissale. Su The Wild Storm ti farò sapere cosa ne penso quando vedrà la luce in Italia 😉 intanto mi deve arrivare Forever Evil in inglese, sono un po’ indietro XD

                • Anch’io mi sto mettendo in pari soltanto adesso, dopo mesi di astinenza quasi totale dai fumetti. Ad esempio, sempre oggi ho letto gli ultimi 4 numeri americani di Green Arrow (dal 16 al 19): non erano dei fumetti da 5 stelle, ma avendoli letti dopo The Wild Storm mi sono sembrati oro. Adesso corro a mettermi in pari anche con Nightwing e Blue Beetle: buone letture, e buona Pasqua se non ci risentiamo! 🙂

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