Heidi – La recensione off topic

heidi-film-2015

No, non è uno scherzo. Mai avrei pensato di scrivere una recensione per Heidi. C’entra poco e niente con quello di cui si parla solitamente qua ma è anche vero che Heidi è un famoso romanzo per ragazzi scritto nel 1880 dall’autrice Johanna Spyri da cui è stato tratto a sua volta un famosissimo anime giapponese sulla quale ha lavorato anche un certo Hayao Miyazaki.

Visto un po’ per caso qualche giorno fa, il film del 2015 di Alain Gsponer, pare essere una fedele trasposizione del romanzo. Dico pare perché io il romanzo non l’ho mai letto e mi fido di chi lo sostiene, non mi fido invece delle recensioni che ho letto in giro che parlano bene di questo film. Non che si tratti di una schifezza, è un film piuttosto normale in cui nelle quasi due ore che lo compongono inserisce tutte, ma proprio tutte, le parti salienti del romanzo. Ritengo però che questo film viva un po’ troppo della fama che la storia si porta dietro, andando ad influenzare pesantemente i recensori, perché parliamoci chiaro, la storia di Heidi la conoscono cani e porci, la conosco persino io che non l’ho mai sopportata! Sia chiaro, non si sta parlando di un film che ha sbancato al botteghino, non è un blockbuster, non vive per i suoi effetti speciali o per l’azione, e quindi in un film del genere cosa rimane? Su cosa deve puntare?

Su una bella storia e le emozioni che può trasmettere. La storia c’è, le emozioni un po’ meno. Gli eventi della storia si susseguono con un ritmo talmente alto da rendere poco credibile il tutto, si passa da una scena all’altra come niente. L’ho già detto in altre occasioni, probabilmente parlando della serie tv The Flash (si, lo so è strano parlare di The Flash e Heidi nello stesso articolo) ma come posso emozionarmi nel vedere un film, o una serie tv, se il titolo in questione quelle emozioni non me le fa vivere?

Per farvi capire, me ne frego degli spoiler perché tanto ripeto la storia la conoscono cani e porci, il nonno all’inizio è un burbero che non vuole prendersi cura della nipotina (e non ha tutti i torti per come gliela scaricano) ma poi col passare del tempo finisce ovviamente con l’affezionarcisi, beh ecco nel film tutto questo succede in tipo cinque minuti perché già dopo dieci minuti, durante i quali ci viene pure presentato Peter, Heidi viene mandata a Francoforte, e così via per tutto il film in un susseguirsi di eventi dove i cambiamenti e le evoluzioni dei personaggi avvengono in modo brusco e noi le prendiamo per buone semplicemente perché conosciamo già la storia!

Va beh, non c’è altro da dire, sarà fedele e il senso della storia c’è ma troppo veloce e trovo strano che nessuno ne faccia menzione quando sono tutti intenti a fare le pulci per qualsiasi blockbuster. Ah ma c’è Bruno Ganz nella parte del nonno.

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3 thoughts on “Heidi – La recensione off topic

  1. Hai centrato il punto: sia la critica che il pubblico usano spesso due pesi e due misure nel giudicare i film. Come hai detto tu, se è un blockbuster qualsiasi imperfezione viene presentata come un difetto imperdonabile; se invece è un film di medio o basso budget, allora anche delle porcate colossali vengono fatte passare con relativa benevolenza. Eh no signori: anche se un film è fatto con due lire, è legittimo (per non dire sacrosanto) pretendere che non faccia una piega almeno dal punto di vista narrativo. Se ci sono dei buchi di sceneggiatura, delle cose che non tornano, degli sviluppi inverosimili eccetera, non è colpa del produttore che ha sborsato pochi soldi, ma dello sceneggiatore che non ci ha messo abbastanza impegno, e degli altri che non si sono accorti che qualcosa non tornava.
    Tra l’altro non so tu, ma a me è capitato spesso di vedere che in molti casi paradossalmente la riuscita di un film è inversamente proporzionale al suo budget e alle sue ambizioni artistiche.
    Intendo dire che quando un regista si impone di fare un filmone (radunando i migliori attori, investendo soldi a palate, trattando i grandi temi della vita eccetera) spesso finisce per produrre una colossale porcata, alla quale non si può fare a meno di rivolgere un’altrettanto sonora pernacchia.
    Allo stesso modo, quando invece un regista squattrinato prende una sceneggiatura leggera e la fa interpretare ai primi attori che gli capitano sottomano, spesso tira fuori un film gradevole, carino, che all’insaputa dei suoi stessi realizzatori riesce a toccare delle vette di qualità del tutto inaspettate. E’ il caso di un ottimo film che hai recensito di recente (The Mask) e di un altro film che ha lanciato Cameron Diaz, Tutti pazzi per Mary. Anche Little Miss Sunshine e Le ragazze del Coyote Ugly sono dei buoni esempi.
    Per quanto riguarda invece i film che vorrebbero volare alto e invece sprofondano nella mediocrità, i primi titoli che mi vengono in mente sono Mulholland Drive, The Aviator, The Master e Vizio di forma.
    Il bello è che talvolta i registi di questi obbrobri sono talmente tanto sicuri di aver fatto un filmone che riescono a convincere di questa panzana anche qualche critico, e quindi vincono perfino qualche Oscar. The Aviator ad esempio ne ha vinti 5, tra l’altro in un’annata piena di film stupendi come Million Dollar Baby, Hotel Ruanda, Collateral eccetera.
    Quella di The Aviator non è l’unica volta che Scorsese mi ha deluso, ma il suo ultimo film (Silence) ci ha rivelato che per fortuna adesso il buon Martin è tornato in piena forma. 🙂

  2. Nn puoi prlre male di Aidi!!1!!1!

    Scherzi a parte, condivido. Il film mi manca e nemmeno sapevo della sua esistenza, ma immagino che nella testa di alcuni si sovrapponga il filtro “ricordi d’infanzia” che offre al film un valore aggiunto… in più, a elencare i difetti delle vecchie glorie, va a finire che ti accusano di lesa maestà!

    En passant, l’anno scorso, ho visto una cosa buffa: una serie in CG su Heidi, italiana, rifatta uguale a quella giapponese, almeno come chara design. Come trama, immagino sia più o meno il solito…

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