Orfani: le origini – Recensione

orfani le origini

Noi non facciamo arte! Noi facciamo cadaveri!

ORFANI è una serie che ha fatto molto parlare di se sin dal suo esordio nel 2014. Un po’ perché uno dei suoi due creatori è Roberto Recchioni, uno dei fumettisti più influenti del fumetto italiano di oggi qui accompagnato dal disegnatore Emiliano Mammucari, un po’ perché si trattò di una novità per il fumetto made in Bonelli e italiano in generale.

Proprio mentre in edicola vede il suo debutto la sesta e ultima stagione della serie si è conclusa la riedizione della prima stagione, ribattezzata per l’occasione Orfani le origini, nel numero 24 della collana settimanale in collaborazione con la Gazzetta dello Sport e Il Corriere della Sera. Ed è di questa edizione che parleremo qui. Intanto nel 25 è già iniziata la seconda, Orfani: Ringo.

Facciamo un passo indietro e parliamo del creatore di Orfani, Roberto Recchioni. Da quel che si può evincere dal web Recchioni o lo ami o lo odi. C’è chi lo definisce un genio e le sue opere dei capolavori, Orfani compreso, chi invece lo odia profondamente e schifa le sue opere probabilmente a causa dei comportamenti poco convenzionali dell’autore che se ne frega di piacere a tutti costi, ammetto che pure io non nutro grande simpatia nei suoi confronti ma preferirei scambiarci due chiacchiere con educazione piuttosto che iscrivermi su noti forum apposta per trollarlo. Personalmente mi pongo nel mezzo, non mi piace schierarmi o crearmi falsi idoli, ho letto poco di suo e quel che ho letto (ovvero qualche storia per Dylan Dog oltre a Orfani) mi è sembrato ben lontano dall’essere un capolavoro, probabilmente nemmeno volevano esserlo, probabilmente certi significati sono stati appiccicati addosso a certe storie solo da chi voleva vederceli, ma è anche vero che ancora non ho letto la sua opera più famosa, Mater Morbi.

Tornando ad Orfani la trama in breve vede la Terra vittima di un misterioso attacco alieno che porta il mondo quasi alla rovina, i bambini sopravvissuti al disastro vengono quindi addestrati e potenziati per farne dei super soldati così da impedire che l’evento si possa ripetere e poter attaccare il nemico. Ma dietro al conflitto ci sono motivazioni ben più complesse di quel che sembra.

Come dicevo prima Orfani non è un capolavoro come sostengono molti, non è nulla di realmente nuovo. Certi lettori in base al loro background ci hanno visto riferimenti riconducibili a famosi romanzi di fantascienza come Il gioco di Ender o Fanteria dello Spazio, quest’ultimo mi pare sia tra le ispirazioni più o meno dichiarate; dato che questi titoli non fanno parte del mio background, se non il bellissimo film Starship Troopers di Paul Verhoeven, io posso solo vederci cose che mi appartengono e personalmente ci ho trovato delle similitudini con Watchmen, almeno con uno dei tanti temi trattati dalla famosa graphic novel che non starò a specificare per non fare spoiler. Tutto questo non è necessariamente un male come pensano alcuni, bisogna ammettere che Orfani è una serie davvero ben confezionata in cui Recchioni prende e fa sue diverse ispirazioni per creare la sua personalissima visione in una storia che coinvolge e intrattiene. La vera innovazione quando si parla di Orfani rispetto ai canoni Bonelliani (e non solo) è il taglio narrativo che si rifà alle moderne serie tv con tanto di cliffhanger tra un episodio e l’altro capace di creare la giusta curiosità nel lettore per indurlo a continuare a seguire la serie, uno stile effettivamente nuovo per quanto riguarda il panorama italiano soprattutto se si parla di Bonelli. Si può tranquillamente dire che Orfani è il primo di un nuovo tipo di fumetto italiano che a modo suo sta influenzando il genere, titoli recenti come Aqualung si potrebbero benissimo considerare a modo loro come figli di Orfani se capite cosa voglio dire.

Artisticamente la serie si avvale di disegnatori di altissimo livello a partire da Emiliano Mammucari, che come dicevo nell’introduzione è il creatore artistico della serie, Luigi Cavenago, Werther Dell’Edera e Davide Gianfelice. Il colore è davvero una novità, anche se definirla novità a distanza di quasi quattro anni del debutto della serie è un po’ strano. Se prima in Bonelli il colore era relegato ai soli episodi celebrativi o a episodi fuoriserie in Orfani il colore è parte integrante dell’opera e della narrazione. Indubbiamente Orfani non sarebbe la stessa cosa in bianco e nero. Il formato francese usato per le origini permette di godere al meglio dei magnifici disegni del team artistico di Orfani come nell’edizione cartonata Bao ma senza il suo ingombro.

Per questa edizione la storia è stata proposta con un montaggio diverso rispetto all’edizione originale proponendo la vicenda in ordine cronologico raddoppiando il numero di uscite da dodici a ventiquattro. Avendo letto a suo tempo la serie nel classico formato Bonelli ritengo che in questa versione la storia ci guadagni. Nella sua versione originale Orfani si muove lungo due linee narrative parallele, ognuno dei dodici numeri che compongono la serie originale per metà è ambientato nel passato, mostrandoci l’addestramento a cui vennero sottoposti i protagonisti della serie, l’altra metà nel presente con la guerra contro gli alieni. Questo espediente serve ovviamente a creare dei parallelismi tra gli eventi, parallelismi che una volta capito il giochino dopo i primi due o tre numeri diventano fin troppo scontati, invece leggendo la storia in ordine cronologico i parallelismi sono sì chiari ma non così immediati, difficilmente chi leggerà per la prima volta Orfani in questo formato potrà aspettarsi che nel numero X ci sarà un parallelismo con il numero Y.

Per concludere, la prima stagione di Orfani non sarà realmente qualcosa di nuovo, sarà un mix di altre opere di genere condito da svariate citazioni pop e frasi ad effetto, i suoi personaggi saranno anche stereotipati ma come ho già detto a mio avviso il tutto è confezionato davvero bene e quando una serie diverte, intrattiene e distrae il lettore vuol dire che ha fatto il suo dovere.

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