Lone Ranger – Recensione

Lone Ranger 1 Cosmo Serie Gialla

Recensione di Lone Ranger, la serie a fumetti dedicata ad uno dei più longevi eroi del western made in USA pubblicata negli States da Dynamite Entertainment tra il 2006 e il 2011 proposta finalmente in Italia da Editoriale Cosmo in cinque volumetti formati bonellide tra fine 2015 e inizio 2017.

LA SCHEDA

Titolo: Lone Ranger
Edizione italiana: Cosmo Serie Gialla #37, 38, 53, 54, 55 (Ottobre 2015-Aprile 2017), Editoriale Cosmo
Edizione originale: Lone Ranger #1-25 (2006-2011), Dynamite Entertainment
Storia: Brett Matthews
Disegni: Sergio Cariello, Paul Pope (#11), John Cassaday (copertine)
Formato: brossurato bonellide, colore
Prezzo: 6,90 euro (vol.1), 5,00 euro (vol.2), 5,20 euro (vol.3-5)

LA LUNGA CAVALCATA DEL CAVALIERE SOLITARIO

Ho conosciuto il personaggio di Lone Ranger grazie al sottovalutato film del 2013 prodotto dalla Disney e diretto da Gore Verbinski, un mezzo flop al botteghino in quell’estate di ormai quattro anni fa complice forse anche la concorrenza di Man of Steel. In realtà non era esattamente la prima volta che ne sentivo parlare, solo non lo sapevo. Infatti il personaggio ha una lunghissima serie di avventure alle spalle, nasce come show radiofonico nel lontano 1933 che ha poi dato vita ad una serie televisiva di successo tra il 1949 e il 1957, intitolata in Italia Cavaliere Solitario, svariate serie a fumetti, cartoni e film. Nella cultura statunitense è un personaggio iconico e non è così raro trovarne delle citazioni in altre opere, come in IT di Stephen King dove la bicicletta di Bill Denbrough viene chiamata Silver come il cavallo di Lone Ranger e il piccolo Bill si diverte a urlare “Hi-yo Silver!” esattamente come il protagonista della serie tv. Ahimè il personaggio in Italia non è altrettanto famoso od iconico e mi piace pensare che nonostante il flop, immeritato da parte mia, del film questo abbia contribuito a convincere Editoriale Cosmo a portare in Italia una tra le ultime produzioni a fumetti del personaggio, la prima realizzata da Dynamite Entertainment ormai una decina di anni fa, e non l’hanno fatto nemmeno il giorno dopo ma un paio d’anni dopo con una pausa di circa un anno e mezzo tra il secondo e il terzo volume.

HI-YO SILVER!

Questo riassume un po’ quello che ho provato con la lettura di questa serie che mi sono letteralmente divorato in un giorno, non che cinque volumi da 112 pagine circa siano una grossa lettura ma devo ammettere che è stata una cosa totalmente inaspettata e a cui francamente non ero più abituato. In realtà i primi due volumi li avevo già letti lo scorso anno ma dopo un anno un ripasso era quasi obbligatorio, e niente la serie è davvero bella, una vera e propria sorpresa, la lettura scorre veloce senza mai risultare pesante, cosa che invece non posso esattamente dire di altri fumetti americani non meno coinvolgenti che ho letto di recente che dopo un volume praticamente mi costringono ad una pausa. Brett Matthews ha realizzato una versione più cupa e matura del personaggio, diversissima da quella che ho conosciuto grazie al film e non so quale delle due sia più fedele alla visione originale e francamente non mi importa. Dicevo di una versione più cupa e matura e quale modo migliore se non trasformare Lone Ranger in una sottospecie di Batman? Non sono poche le somiglianze tra i due personaggi: l’abbandono della propria identità a favore di quella fittizia, l’ossessione per la propria missione, una spalla, un villain sanguinario altrettanto ossessionato dall’eliminare l’eroe (Butch Cavendish), un commissario Gordon su cui fare affidamento, persino una caverna come base e soprattutto la promessa di non uccidere mai. Insomma un vero e proprio Batman in salsa western. Non so esattamente stabilire chi ha ispirato chi nel processo di creazione per mia mancanza in materia (Lone Ranger è nato prima ma ha subito diverse riscritture nel tempo e come dicevo prima non è detto che questa rispetti la versione originale), ma non c’è nulla di male in questo dal momento che Lone Ranger riesce a mantenere comunque una sua identità. Se Batman fa quel che fa perché Bruce Wayne quella sera a Crime Alley è morto assieme ai suoi genitori andando ad alimentare a modo suo la follia che pervade Gotham, John Reid agisce per vendetta nei confronti dell’uomo che ha orchestrato la morte di suo padre, suo fratello e i loro amici, colpevoli di essere di ranger, ma è anche vero che pure John Reid è morto quel morto con tanto di fossa simbolica. Ma come può un uomo ossessionato dalla vendetta mantenere il proposito di non uccidere? Che è un po’ quello che si chiede anche Tonto, il fedele compagno di Lone Ranger (spalla mi sembra un termine brutto per definire il personaggio) e che scopriremo alla fine della serie perché è questo il suo fulcro.

Probabilmente è merito anche dei disegni se la lettura risulta così scorrevole e coinvolgente, Matthews sa quando farsi da parte e lasciar parlare i disegni di Cariello, forse non eccelsi ma di alta qualità, disegni che per certi versi mi han ricordato il Frank Miller di Sin City, soprattutto per l’enorme uso delle ombre in certe pagine, davvero splendide. Per finire non posso non nominare le bellissime cover di John Cassaday, all’epoca all’apice della sua carriera, cosa che non posso proprio dire sui suoi ultimi lavori come Uncanny Avengers di Rick Remender dove è davvero irriconoscibile.

IL FORMATO

Proposto nel classico formato bonellide, quindi con un formato ridotto rispetto a quello dei comic books, Lone Ranger si distingue dalla maggioranza delle pubblicazioni Cosmo per via del colore. Sul formato ridotto non ho grossi problemi, trovo che il bonellide sia tutto sommato elegante e comodo da leggere (certo il formato originale avrebbe permesso di apprezzare meglio le tavole) ma non sono mai stato un fan del colore convertito al bianco e nero e fui contento della scelta della Cosmo di mantenere la colorazione ma penso fortemente che avrei apprezzato molto i disegni di Casillo anche in b/n a differenza per esempio dei disegni di Brian Churillo in Grosso Guaio a Chinatown il cui stile cartoonesco risulta impoverito a mio parere.

CONCLUSIONI

Lone Ranger è una serie consigliatissima per chi ama il genere western o per chi semplicemente vuole leggere qualcosa di diverso dai soliti supereroi americani (ma anche dall’invasione Image) e per questo ringrazierò e incoraggerò sempre editori coraggiosi come la Cosmo che propongono titoli di editori minori interessanti, seppur con qualche scorciatoia ma a prezzi decisamente economici, che probabilmente non avrebbero mai visto la luce in Italia. Ora la speranza è che portino anche il resto del materiale inedito Dynamite di Lone Ranger.

E niente, ora che ho letto il fumetto continuo ad amare il film Disney con tutte le sue differenze.

7 pensieri su “Lone Ranger – Recensione

  1. A me questo personaggio ha iniziato a suscitare interesse quando ho saputo che è il nonno o il bisnonno di Britt Reid (il Calabrone Verde), non ho idea se sia sempre stato così o si tratti di una retcon della Dynamite. Nonostante ciò ho rimandato sempre la lettura, nonostante in quel periodo seguissi parecchie serie di questa casa (la amavo perché mentre la DC riempiva gli albetti di pubblicità, la DE le metteva tutte alla fine e solo di altri fumetti, mai d’altro).

    Piace a 1 persona

      • Ah ecco, questo dettagli mi sfuggiva. Grazie per la precisazione!
        Ricordo che leggendo il Green Hornet di Smith (consigliatissimo, era la sceneggiatura bocciata che aveva scritto lo stesso regista di Generazione X – Mall Rats ma poi gli preferirono quella merda comica con Seth Rogen) parlavano di un antenato, però lì il protagonista era il figlio di Britt.

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