Sanctuary – Recensione

Sanctuary point breakSanctuary è uno shonen manga scritto da Sho Fumimura e disegnato da Ryoichi Ikegami. Sho Fumimura è uno pseudonimo di Yoshiyuki Okamura meglio noto come Buronson, meglio noto come autore di Ken il guerriero, meglio noto come… ok la smetto. Ryoichi Ikegami invece è noto per essere il disegnatore di Crying Freeman su testi di Kazue Koike, manga da cui è stato un film con Marc Dacascos ma anche per aver disegnato il manga di Spider-Man. I due autori hanno dato vita ad un sodalizio che è continuato con diverse altre opere tra cui spiccano Heat, Strain e l’inedita Lord.

Pubblicato originariamente tra il 1990 e il 1995 venne inizialmente edito in Italia dalla defunta Granata Press tra il 92 e il 93 per essere poi pubblicato integralmente in dodici volumi nel 2000 da Star Comics all’interno della collana Point Break.

La storia vede protagonisti due giovani giapponesi, Akira Hojo e Chiaki Asami, scampati alla guerra civile in Cambogia che hanno come obiettivo principale quello di cambiare e rinnovare il Giappone, il loro Santuario come lo definiscono loro, e per fare questo intraprendono due strade differenti dividendosi tra luce e ombra, il primo entrando nella Yakuza e il secondo intraprendendo la carriera politica. Non vado oltre per non spoilerare nulla.

Partiamo parlando dai disegni, Ikegami è un artista di altissimo livello, senza se e senza ma. Anche se distante dalle vette artistiche viste su Heat il suo stile realistico è davvero unico e spicca nel panorama del fumetto giapponese soprattutto grazie al suo tratto più occidentale che orientale sia per disegno che per storytelling. Le bellissime tavole di Ikegami trasformano ogni sua storia in una vera e propria opera d’arte.

Buronson con Sanctuary prende le distanze dalla sua creatura più famosa dimostrando tutta la sua versatilità dando vita ad una storia matura, dalle tinte pulp e noir che mette a confronto la criminalità giapponese con la sua politica, mostrando aspetti che tutto sommato rende le due realtà non troppo differenti l’una dall’altra e che mi dispiace ammetterlo non si distacca da quella che è la nostra situazione politica risultando terribilmente attuale nonostante siano passati oltre vent’anni dalla sua pubblicazione.

Se proprio devo trovare un difetto nella serie è la gran quantità di personaggi ma in realtà non è un vero e proprio difetto, è solo un limite mio. Mi spiego meglio. Hojo e Asami sono caratterizzati egregiamente, così come Tokai, uno yakuza duro e puro per cui dovremmo provare solo disgusto (più volte si rende colpevole di stupro) ma per cui inevitabilmente si finisce per provare affetto, e il politico Isaoka che possiamo considerare come il vero e proprio villain di tutta la vicenda. Gli altri personaggi, e sono tanti, vanno dall’abbozzato alla parte di pura comparsa, anche quando ricoprono ruoli più o meno importanti non tanto per lo sviluppo della storia quanto del loro ruolo all’interno degli intrighi in quella che è una vera e propria sfida a scacchi a cavallo tra la criminalità e la politica rendendo un po’ difficile star dietro a tutte le loro mosse, ma ripeto non è necessariamente un difetto, fanno esattamente quello che devono fare ma è difficile ricordarsi tutti i nomi, per di più giapponesi, di personaggi che non ricoprono poi un ruolo così primario, e di conseguenza mettere insieme per bene tutti i pezzi. Non è una storia che si può leggere con troppa superficialità, ci si deve soffermare sugli eventi ma con dei disegni del genere non è poi così difficile.

Leggendo le lettere spedite alla redazione ormai vent’anni fa mi son reso conto che tutto sommato certi pregiudizi e perbenismi erano già ben presenti all’epoca, molti si interrogavano su cosa pensare di questi personaggi e la loro dubbia moralità. Non c’è da pensare un bel niente e come diceva il redattore in risposta a quelle lettere non siamo chiamati a prendere una posizione, Sanctuary è una bellissima storia che parla di sfumature, non di nero e bianco. Infondo Hojo e Asami, aggirando le regole sfruttando la criminalità per raggiungere un ideale più alto non sono poi così diversi dai supereroi che agiscono al di fuori della legge per fermare i criminali.

Purtroppo ad oggi non è ancora stato ristampato e l’edizione Star Comics del 2000 ha le tavole ribaltate a la occidentale come era sovente fare all’epoca e meriterebbe una bella riedizione ma se ne avete la possibilità non lasciatevelo sfuggire.

32 pensieri su “Sanctuary – Recensione

  1. Gran bel manga, ne avevamo discusso su G+, lo ricordo con piacere anche se ormai ho solo ricordi confusi, come dici tu, sono passati quasi 20 anni dalla prima pubblicazione, quando l’ho letto io mese per mese.
    Le lettere le leggevo ma a quei tempi il perbenismo ancora non mi urlava più di tanto, giusto la parola “negro” che magicamente iniziava ad essere razzista e qualcuno che aveva coraggio di difendere gli zingari.

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  2. Ho letto un paio di numeri quando fu pubblicato prestati da un amico che però non ha tutta la serie.
    I miei ricordi hanno avuto conferma dalla tua recensione, una bella serie con ottimi disegni.
    Da un po’ di tempo ho in mente di recuperarlo, non ricordavo fosse ancora tra quelli con la lettura alla occidentale.
    Anzi, mi hai fatto venire un’idea: quel mio amico non legge più manga da almeno 15 anni… quasi quasi, se ce li ha ancora, mi faccio dare i volumi che aveva e recupero il resto! XD

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  3. Lo ricordo benissimo. Lo leggevo (prestato da un amico) ricordo gli spot che lo definivano “pulp fiction” XD
    In effetti ricordo anche la posta, ma non tanto per il dibattito sulla dubbia moralità dei protagonisti: mi pare che fu proprio su Point Break che venne sollevata l’incresciosa questione della carta sottilissima su cui erano stampati i manga Star Comics (evidentemente una -grandissima- partita arrivata fallata)

    Moz-

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  4. Appena hai nominato Ken il guerriero mi sono sciolto dalla commozione e dalla nostalgia. Di quel cartone adoravo soprattutto il messaggio di fondo: anche in un mondo devastato, disperato e dominato dalla legge del più forte è possibile portare un po’ di giustizia, e continuare a coltivare dei valori come l’onestà, l’amore e l’amicizia.
    Oltre al protagonista, all’ambientazione e al messaggio di fondo, di Ken il guerriero erano stupendi anche i comprimari: i due bambini che Ken prende sotto la sua ala, i suoi amici Fudo e Rei, il fratello cattivo Raoul… tutti personaggi indimenticabili.
    Dopo aver letto il tuo post ho ripescato la vhs di Ken il guerriero con gli episodi della prigione di Cassandra, i miei preferiti in assoluto. Stasera li rivedrò: grazie per avermeli riportati alla mente. 🙂

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  5. Ne presi un numero nell’edizione Granata Press nel 1995, più o meno, sperando ingenuamente di poter trovare anche gli altri! Poi ho preso l’edizione Star. Non è il miglior Ikegami (e neanche il miglior Buronson, se devo dire la verità), ma è comunque una buona storia “adulta” che ho letto con gran piacere!

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    • Intanto benvenuto e grazie per il commento. Ti dirò, di Ikegami ho potuto solo ammirare questo e Heat e per quel poco che ho visto son d’accordo, in ogni caso il peggior Ikegami rimane sempre meglio del 90% dei manga in circolazione 😉

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