Transformers: Generations

Transformers GenerationsTransformers: Generations è una linea di giocattoli dei famosi robot trasformabili della Hasbro iniziata nel 2010 e tutt’ora in corso. Questa linea si distingue dalle altre linee recenti dei Transformers dal fatto che non si basa sulla serie televisiva del momento ma celebra i Transformers nelle loro ere, prendendo spunto dalla Generation 1 e dai fumetti della IDW. I robot quindi si presentano con un bel redesign del loro aspetto classico, a volte in più versioni dello stesso.

Da quando ho scoperto questa linea con la quarta serie, Combiner Wars, del 2015-16 ho sempre desiderato averne uno ma li guardavo con diffidenza, non ero sicuro di ciò che facevo, i modelli mi sembravano buoni ma son pur sempre dei “semplici” giocattoli, da collezionista adulto miravo ai Masterpiece ma trovarne a prezzi abbordabili è praticamente impossibile. Per decidermi all’acquisto ci è voluta la mia compagna che dopo aver visto la serie Transformers Armada ha voluto a tutti i costi un modello di Starscream di quella serie che si è rivelato un ottimo acquisto ma anche appartenente ad una serie precedente a Combiner Wars nella linea Generations, così mi son convinto ad acquistarne uno a mia volta, a cui poi se ne sono affiancati altri due. Ora abbiamo ben quattro Transformers nella nostra collezione di cianfrusaglie geek.

Da quel che ho potuto constatare da questi quattro modelli è che i Transformers moderni son decisamente diversi da quelli con cui giocavamo da piccoli, ma anche dai modelli degli anni ’90. Più articolati e più complessi (ma neanche tanto) nella loro trasformazione i modelli di Generations offrono una grande posabilità senza dover rinunciare alla fedeltà al personaggio originale, infatti sono dotati di punti di snodo nel ginocchio, le gambe possono muoversi avanti e indietro e ruotare all’altezza della coscia, alla vita (ma non sempre), spalle, gomito e collo. Posso affermare quasi con certezza che la linea Generations è una buona via di mezzo tra il giocattolo in senso stretto e il modello da collezionismo, decisamente più abbordabili economicamente di un Masterpiece. La pittura è piuttosto standard e in linea con i prezzi ma tutto sommato buona, i loghi degli Autobot e dei Decepticon non sono adesivi ma ottime stampe. I personaggi si dividono i più tipologie, o meglio classi: Legend Class, Deluxe Class, Voyager Class e Leader Class, non mancano anche i Titan Class che come suggerisce il nome sono davvero grandi, in proporzione alla tipologia aumenta il costo del giocattolo.

Nello specifico i modelli in nostro possesso sono: Armada Starscream (Generations Series 3: Thrilling 30, Wave 4, Deluxe Class, 2013), Prowl (Generation Series 4: Combiner Wars, Wave 4, Deluxe Class, 2015), Ultra Magnus (Generations Series 4: Combiner Wars, Wave 3, Leader Class, 2015), Onslaught (Generations Series 4: Combiner Wars, Wave 5, Voyager Class, 2015). Per l’occasione ho passato il pomeriggio a giocare a scattare varie foto, per rendere meglio l’idea della posabilità e della qualità dei modelli, che vi proporrò in alcune gallerie (dietro potete osservare parte della postazione dal quale scrivo la maggior parte dei post del blog)

Transformers Generations

Cominciamo con il Decepticon Starscream ispirato alla serie Transformers Armada, come detto poco fa è un Deluxe Class, alto circa 13 cm, è dotato di due spade ripiegabili, la sua particolarità è che la parte posteriore della testa è dello stessa plastica trasparente delle spade cosa che rende luminosi gli occhi del personaggio se esposto ad una luce alle sue spalle. Unico difetto, il braccio sinistro nel suo alt-mode si incastra un po’ a fatica, la trasformazione di per sé non è complicata.

 

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Il Decepticon Onslaught è il leader dei Combaticons. Voyager Class alto circa 18 cm, può trasformarsi nel corpo centrale di Bruticus. Cede un po’ all’altezza delle ginocchia, facilissimo da trasformare in carro, un po’ meno intuitivo da trasformare in Bruticus ma non impossibile.

 

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Anche l’Autobot Prowl è un Deluxe Class, stessa altezza circa di Starscream, in questa versione si tratta di un aggiornamento dell’Autobot Streetwise con una nuova testa, a sua volta un aggiornamento del Deception Dead End. La serie Combiner Wars come suggerisce il titolo si concentra sui Transformers in grado di combinarsi tra di loro e formare un nuovo robot, così in questa versione anche Prowl può trasformarsi in un braccio o una gamba, in teoria dovrebbe combinarsi con Optimus Prime e altri Autobot per formare Optimus Maximus, qua per esempio potete vederlo combinato con Onslaught, è interessante notare come la vita e le ginocchia di Prowl in questo modo fungano anche da articolazioni per spalla e gomito dei robot giganti. Semplice da trasformare, è l’unico a potersi muovere anche ina vita.

 

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Finiamo con l’Autobot Ultra Magnus, il fratello di Optimus Prime. Leader Class, alto circa 23 cm, basato sul design di Nick Roche sulla serie a fumetti della IDW More Than Meets The Eye. Pur essendo nella linea Combiner Wars non è un combiner ma la confezione include il piccolo Transformer Minimus Ambus, basato sul design di Alex Milne, capace di trasformarsi in una piccola automobile Cybertroniana e in modalità robot può essere collocato nel petto di Ultra Magnus. Le mani di Magnus a differenza degli altri modelli minori hanno le dita pieghevoli. In alt-mode può trasportare un altro mezzo esattamente come un car truck reale.

 

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Insomma per concludere se siete dei fan dei Transformers e dei collezionisti di action figures ma non volete spendere troppi soldi i Transformers della linea Generations sono un ottimo compromesso per avere tra le mani dei modelli ottimi per essere esposti senza che questi risultino eccessivamente giocattolosi, come quelli delle recenti serie animate.

PS: Prossimamente penso di incollare degli effetti di sparo, riciclati da altre action figures, ai fucili per simulare scene di lotta.

14 risposte a "Transformers: Generations"

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  1. Ultra Magnus lo vorrei anche io. E’ bellissimo. Non mi convince lo Starscream versione Armada, che pure era una bella serie moderna. Ottima la rivisitazione di Onslaught e bene anche Prowl. Ottimi acquisti!

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    1. Si, Ultra Magnus è stupendo, appena l’ho visto non ho potuto far a meno di prenderlo. Ti dirò, Starscream è bellino, pensa che per me è il migliore che han realizzato in questa serie, ce ne sono tanti altri, anche di più grossi come quello con la corona come nel film animato dei Transformers, ma tutti hanno qualcosa che non mi piace, in particolare le ali o girate al contrario (intendo proprio capovolte rispetto a quello classico) o senza i colori e il logo dei Decepticon con un terribile effetto plasticoso. Giusto uno mi pare carino ma ormai è introvabile se non a prezzi alti.

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    1. Dipende da cosa intendi, quelli che avevo io da piccolo non erano così articolati e posabili, due mosse e li trasformavi ma stavano fissi così a parte le braccia XD
      Eh, a chi lo dici… avrei voluto prendere anche gli altri Combaticons ma ovviamente quando mi son deciso li hanno spazzati via tutti.

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      1. Buona parte delle foto non si vede dall’app – certo un problema dell’app – quindi non ho visto i punti di articolazione 😛
        In pratica ho visto solo la prima foto… appena ho un attimo do uno sguardo dal browser 😉

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  2. Oh, a me i Transformers stanno sulle palle ma in bacheca, davanti i fumetti, fanno la loro porca figura!
    Ammazza, più dettagliati di quelli con cui giocavamo noi? Una cosa che ricordo bene era l’accuratezza nei dettagli, tanto che non sembravano affatto giocattoli.
    Questi che mostri nelle tue foto sembrano più da Gundam o roba giappa, piuttosto che i classici con cui giocavo io ma allo stesso tempo sembrano molto più giocattoli.

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    1. Beh i Transformers nascono comunque in Giappone, c’è una storia complicata sotto ma neanche tanto. Quando dico che sono più complessi di quelli dei nostri tempi intendo che una volta piegavi qua, tiravi la, giravi quello e avevi il tuo robot, solo che era praticamente rigido, fisso, al massimo poteva muovere le braccia. Questi sono super articolati e il loro design a parte Starscream si ispira a quelli classici, forse possono sembrare un po’ più giocattoli per il fatto che non rappresentano più mezzi esistenti, sarà una questione di diritti e immagine, ma solo cose “ispirate a”, quindi meno realistici.

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