Black Panther – Recensione

Black Panther movie poster

Black Panther. Primo cinecomics dell’anno. Primo film Marvel Studios dell’anno (su tre). Primo film con protagonista un supereroe nero! Beh, se escludiamo la trilogia di Blade, Spawn, Steel (quella pezzenteria con Shaquille O’Neal) e Catwoman (che era pure donna, pensate che combo poteva essere!). Scherzi a parte è il primo film su un supereroe nero di un certo livello e Pantera Nera fu il primo supereroe nero sulla carta, ha quindi una sua importanza storico-culturale non indifferente ed è normale che abbia creato un certo scalpore e interesse da parte di una certa fetta di pubblico.

Temevo che Black Panther si attirasse il consenso del pubblico e della critica a prescindere esclusivamente per questo aspetto, un po’ come Wonder Woman elogiato come film femminista quando di femminista in realtà ha ben poco (senza nulla togliere alla riuscita del film). Timori fondati? Visti i precedenti si. Fortunatamente Black Panther un messaggio sociale ce l’ha veramente e arriva chiaramente allo spettatore, che poi potrà condividere o meno, è innegabile che Ryan Coogler, giovane regista (classe 1986) di colore con all’attivo solo tre film compreso questo (gli altri sono Prossima fermata Fruitvale Station e Creed), in quanto anche sceneggiatore ci abbia messo del suo, del suo vissuto, della sua Oakland, senza trasformare il tutto in un pippone sui problemi della comunità africana nel mondo ma ricordandosi di essere un film di tizi in tutine. Questo però ci porta all’elemento più evidenziato dalla critica e le recensioni, ovvero la personalità del film, cosa che in Black Panther viene elogiata rispetto al resto delle produzioni Marvel Studios e sui cui non son d’accordo. Certo c’è del vissuto di Coogler nel film ma per il resto a parte una colonna sonora diversa, che si alterna tra musiche tribali, beat hip hop e canzoni realizzate appositamente per il film dal rapper Kendrick Lamar, offre ben poco, anche perché in un film che si muove tra l’Africa e la California non dico che pescare dall’hip hop sia scontato (un po’ si, e lo dico da amante del genere) ma che sia un po’ come vincere facile si. Forse abbiamo due concezioni di personalità totalmente diverse, per quanto mi riguarda Thor: Ragnarok è un film con molta più personalità di Black Panther, solo che quella personalità non piace ad una fetta di pubblico.

Senza troppi fronzoli Black Panther mi è piaciuto, ma difficilmente entrerà tra i miei film Marvel Studios o cinecomics in generale preferiti, il film intrattiene, diverte e in più fa anche un po’ riflettere. Rimanendo in ambito Marvel Cinematic Universe siamo più dalle parti di The Winter Soldier (che finora rimane inarrivabile), Civil War e l’ormai dimenticato Incredibile Hulk come toni piuttosto che da titoli come Ant-Man, Guardiani della Galassia e il più recente e discusso Thor: Ragnarok.
Un po’ James Bond nella prima parte, un po’ il Re Leone nella seconda, personalmente ci ho visto anche alcune somiglianze con Iron Man 3 di Shane Black che non sto a sottolineare per evitare spoiler, tolto quindi il messaggio sociale a ben vedere paradossalmente rimane ben poco tra il già visto e lo scontato. Tutto il primo tempo serve ad introdurre, quasi fosse un tutorial, i vari personaggi di contorno e situazione politica in Wakanda, lo stato fittizio di cui la Pantera Nera è sovrano, colma di azione e sequenze mozzafiato risulta anche fin troppo lunga e tirata (per non dire forzata) per quelli che poi sono i reali risvolti narrativi della trama nel secondo tempo, che altri non è che il live action de Il Re Leone.

In tutto questo però si muovono dei personaggi ben delineati, forse anche meglio del protagonista stesso, tra cui spiccano i due villain, l’Ulysses Klaw di Andy Serkis che torna dopo gli eventi di Avengers: Age of Ultron del 2015 e Killmonger interpretato da Michael B. Jordan che trova la sua redenzione nel mondo dei cinecomics dopo il flop dei Fantastici 4 di Josh Trank. Klaw è un personaggio folle e al limite del macchiettistico, Serkis è bravissimo con e senza il motion capture. Killmonger invece giova dal messaggio sociale innalzando il personaggio ad un livello superiore rispetto agli altri villain visti finora nel franchise, un cattivo non più solo funzionale alla trama e ai suoi eventi ma mosso da motivazioni comprensibili anche da noi. Inoltre Black Panther riesce ad essere anche un film più femminista del tanto blasonato Wonder Woman, infatti ad accompagnare il protagonista se escludiamo l’Everett Ross di Martin Freeman troviamo un terzetto di donne scalciaculi e fondamentali ma in generale nel Wakanda viene evidenziata la loro importanza proprio dalla guardia reale composta interamente da donne guerriere e guidata dalla Michonne di The Walking Dead.

Ma alla fine il vero protagonista è il Wakanda stesso, visivamente stupendo in un connubio tra tecnologia futuristica e tradizione.

Pecca un po’ la CGI nelle scene d’azione, soprattutto nella grande battaglia finale, dove le controfigure digitali… beh, sono palesemente delle controfigure digitali. Niente che vada a pesare seriamente nel film, si è visto ben di peggio in altre produzioni.

Insomma un risultato ben oltre le aspettative che manca di un po’ di coraggio nella trama presentando situazioni che sanno di già visto ma che per via del messaggio sociale difficilmente potrà essere presto dimenticato.

15 pensieri su “Black Panther – Recensione

  1. Spero di riuscire a recuperarlo in settimana perché mi incuriosisce moltissimo sin dal pazzesco trailer!
    Cast di altissimo livello, un regista che finora non mi ha deluso e pareri generalmente convinti e soddisfatti: sembra avere tutte le carte in regola per conquistarmi 😀

    Piace a 1 persona

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