WildC.A.T.s di Alan Moore vol.1 – Recensione

WildC.A.T.s di Alan Moore vol.1 Lion ComicsI WildC.A.T.s, dove C.A.T. sta per Covert Action Team sono una squadra di supereroi creati da Jim Lee nel 1992 per la Image Comics, fondata da lui stesso e altri fumettisti famosi dell’epoca con l’intento di creare un etichetta indipendente e competitiva con le major in cui i diritti dei personaggi creati rimangono agli autori, per poi venderli nel 1998 assieme a tutti i titoli WildStorm (lo studio creativo di Lee) alla DC Comics rimangiandosi tutto quello che rivendicò pochi anni prima assieme a Liefeld, McFarlane, Larsen e soci, diventando una sottoetichetta della stessa e poi parte integrante del nuovo universo DC distruggendo quanto fatto prima, ma questa è un altra storia.

La leggenda narra che ben presto i fondatori della Image Comics si resero conto che realizzare fumetti da artisti completi e al contempo portare avanti un’azienda non era proprio facile e così corsero ai ripari chiamando degli scrittori veri come Chris Claremont e Alan Moore. Proprio quest’ultimo, colui che a metà anni ’80 contribuì a rivoluzionare il fumetto supereroistico con opere importanti come Miracleman e Watchmen, scrisse un ciclo dei WildC.A.T.s nei numeri dal 21 al 34 della prima serie. La prima parte di queste storie (#21-27) sono stati riproposti di recente dalla Lion Comics in un prestigioso volume cartonato al prezzo di circa 20 euro, io però ho letto la precedente edizione in formato TP della Magic Press portato a casa alla modica cifra di 14 euro compreso il secondo volume, un affare insomma. Personalmente avrei preferito una raccolta dei primissimi episodi della serie dato che sono stati pubblicati solo in spillato dalla Star Comics dato che bene o male i volumi della Magic Press, comprensivi delle serie successive fino alla conclusione, si possono ancora trovare, ma si sa, il nome di Alan Moore fa gola e attira i lettori come il sangue con gli squali.

Mi tolgo subito il dente, se cercate l’Alan Moore di Watchmen o The Killing Joke lasciate stare, WildC.A.T.s non è quel genere di prodotto, è nel bene o nel male una serie mainstream tipica della Image di quegli anni, ma ciò non significa assolutamente che non valga la pena leggerlo. Non date retta a chi va elogiando l’approfondimento psicologico di questa serie, non è ne più ne meno di quello che si può trovare in buoni prodotti delle major e non di quel periodo. Il tocco di Alan Moore su WildC.A.T.s lo si può apprezzare e provare su altre cose, ma prima facciamo un passo indietro e spieghiamo chi sono questi WildC.A.T.s.

Per farla breve WildC.A.T.s ruota attorno alla lotta tra due razze aliene, i Kherubin ovvero i buoni e i Daemoniti che già dal nome avrete capito essere creature mostruose e malvage. Alcuni Kherubin precipitarono sulla Terra diversi secoli fa e furono costretti a nascondersi tra gli uomini fino ai giorni nostri dove assieme ad alcuni ibridi umano-kherubin han fondato il team per combattere i Daemoniti che ovviamente han portato la guerra sul nostro pianeta, ora che ci penso l’idea è la stessa dei Transformers… in pratica Jim Lee unì elementi supereroistici presi dagli eroi Marvel con la trama dei robottoni trasformabili, a dimostrazione che ogni generazione di fumetti guarda e trae ispirazione dalla precedente anche se qua c’era ben poca fantasia.

Ecco Moore non ha tirato fuori alcun fumetto rivoluzionario scrivendo questa serie ma a suo modo riuscì a lasciare il segno facendo quel che gli viene meglio: sovvertire ogni regola. Nuovo team sulla Terra, nuovo modo di combattere il crimine, nuovi protagonisti, e soprattutto fine della guerra! Il team originale dei WildC.A.T.s è tornato su Khera e scopre che la guerra è finita da almeno 300 anni e i Kherubini hanno vinto, tutto bene no? Non proprio, il soggiorno su Khera mette a dura prova il team, quel paradiso descritto dai leader del gruppo non si rivela esattamente tale, ad aspettare gli ibridi ci sono pregiudizi, segregazione razziale, complotti politici, e il dubbio di aver combattuto dalla parte sbagliata, insomma una meravigliosa metafora del mondo reale, la cosa brutta è che si tratta di storie di ormai vent’anni fa. Il fumetto mainstream e ipertrofico di tizi in tutina tipico della Image anni ’90 fatto di pistole, spade e tascone inizia a lasciare spazio a riflessioni più profonde senza dover per forza diventare un’opera imprescindibile dei comics americani.

E nel leggerlo non posso fare a meno di pensare all’enorme errore commesso da Jim Lee nel portare la sua WildStorm nell’universo DC per poi far cadere nel dimenticatoio questi personaggi e la loro mitologia. Che dite? La WildStorm è stata rilanciata? Lo so benissimo ma non è la stessa cosa.

Quindi quanto mi è piaciuto questo WildC.A.T.s? Quanto basta per farmi proseguire la lettura e farmi interessare ad altri volumi della serie indipendentemente dal nome di Moore (e qui la Baia sarà fondamentale), nulla di imprescindibile sia chiaro ma allo stesso qualcosa di fresco e coinvolgente, i personaggi sono ben trattati e carismatici, specialmente le new entry introdotte da Moore, su tutti Ladytron,

La scheda
Titolo: WildC.A.T.s di Alan Moore vol.1
Edizione: Grandi Opere DC, Lion Comics (ed. precedente Magic Press)
Edizione originale: WildC.A.T.s #21-27
Storia: Alan Moore
Disegni: Travis Charest, Dave Johnson, Kevin Maguire
Formato: cartonato (Lion), brossurato (Magic Press)
Prezzo: € 20,50 (Lion), € 15,50 (prezzo copertina ed. Magic Press)

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