L’assassinio di Gianni Versace – Recensione

L'assassinio di Gianni Versace: American Crime Story posterL’Assassinio di Gianni Versace (The Assassionation of Gianni Versace) è il titolo della seconda stagione di American Crime Story, serie che possiamo considerare come una sorta di fratello minore della ben più nota American Horror Story, non a caso tra i produttori figura Ryan Murphy, creatore della serie horror antologica, che mette da parte elementi fantastici per parlare di famosi episodi di cronaca sulla falsariga della serie originale. La prima serie, Il Caso O.J. Simpson, che non abbiamo visto, seguiva il lungo processo che vide protagonista l’ex giocatore di football accusato dell’omicidio della moglie, quindi viene naturale pensare che L’Assassinio di Gianni Versace, che vede tra i protagonisti nomi del calibro di Edgar Ramirez nei panni del celebre stilista italiano, Penelope Cruz, una identica Donatella Versace, e Ricky Martin nella parte di Antonio D’Amico compagno di Gianni, voglia riportare sullo schermo la morte del celebre stilista italiano e le ore successive al fatto con la caccia all’uomo colpevole del fatto e le indagini che han portato a questo gesto. In realtà il titolo è un po’ fuorviante e furbo da parte della produzione, così come il cast di protagonisti che fungono un po’ da specchietto per le allodole, perché è chiaro che un titolo come L’Assassinio di Gianni Versace funzioni e attiri meglio il pubblico che non La vita bugiarda di Andrew Cunanan o L’Assassino di Gianni Versace. Si perché protagonista assoluto di questo serial non è Versace ma Andrew Cunanan, il suo assassino, l’assassinio di Gianni Versace (con cui si apre la serie) è quindi solo un pretesto per raccontare la vita e i delitti di questo serial killer all’epoca entrato nella top ten dei fuggitivi più ricercati dall’FBI. La serie procede a ritroso nella vita del giovane Andrew, interpretato da un bravissimo e decisamente meno noto Darren Criss (che potreste ricordare nella parte di Music Meister in The Flash e Supergirl), omosessuale dichiarato figlio di madre italo-americana e padre di origine filippine, di bell’aspetto e colto, focalizzandosi particolarmente nei suoi ultimi mesi di vita, quelli della sua attività da omicida, e poi negli anni precedenti cercando di ricreare gli eventi che han portato il giovane a compiere cinque omicidi, le cui vittime sono tutti omosessuali tranne uno che si trovava nel posto sbagliato nel momento sbagliato, cercando di scavare nella sua mente per scoprire le origini del suo malessere, del suo disturbo, portando lo spettatore a credere di aver capito la mente di Andrew, cosa lo abbia cambiato, per poi stupire ulteriormente nell’episodio successivo. La narrazione non è semplicissima da seguire, non impossibile sia chiaro, dal secondo episodio all’ottavo (il penultimo) si va sempre più indietro, quindi è facile veder morire un personaggio in un episodio per poi scoprire nel successivo come sia venuto a contatto con Andrew cosa che a volte porta un po’ di confusione specialmente se gli episodi sono visti a distanza di una settimana o più l’uno dall’altro, come ho fatto io, discorso diverso se visti tutti insieme in sequenza a mente fresca. Accennavo al fatto di quanto Darren Criss sia stato bravo, ma bravo è quasi limitante, è stato perfetto, perfettamente odioso per quanto mi riguarda, Cunanan era un bugiardo patologico e Criss è riuscito a rendere perfettamente l’idea, a manifestare le tante sfaccettature di quella che era una personalità difficile e controversa. In tutto questo però gli altri personaggi ben più noti non fungono solo da accessori, la vicenda serve anche a portare in scena uno spaccato della società di vent’anni fa, di quando ancora gli omosessuali non avevano conquistato tutti i diritti che hanno oggi, fa riflettere infatti come ci sia voluta la morte di un personaggio famoso come Versace per far sì che polizia ed FBI si interessassero davvero a Cunanan, infatti per ben due mesi l’assassino è riuscito a sfuggire alla cattura nemmeno fosse Lupin contro i soli pochi giorni con cui si ritrovò con le spalle al muro dopo l’omicidio dello stilista. La figura di Gianni Versace serve inoltre a fare da parallelo e da specchio alla figura di Cunanan riguardo alle proprie scelte di vita. Se proprio dovessi trovare un difetto nella serie è il rapporto tra assassino e vittima, nella realtà non si conoscono davvero i motivi che han portato Cunanan ad uccidere proprio Versace, si ipotizza l’invidia per lo stilista come icona gay e la serie ci gioca con questo elemento, puntando a farci credere che Cunanan fosse letteralmente ossessionato da Versace, nei fatti però questa ossessione è poco sentita, c’è stato un incontro tra i due nei primi episodi, qualche bugia riguardante presunti rapporti lavorativi tra loro, qualche foto appesa nelle varie stanze d’albergo in cui alloggiava Andrew di volta in volta ma forse avrebbero fatto meglio ad esasperare questo aspetto e rendere più credibile l’ipotesi dell’invidia e dell’ossessione. Detto ciò la serie ripercorre fedelmente gli eventi reali della vita di Cunanan a partire dalla sua giovinezza, ovviamente romanzandoci sopra per realizzarne una serie tv, ma avendo fatto i compitini interessato dall’argomento posso assicurarvi che è tutto vero, cosa che va a sottolineare la rigorosità e la serietà degli autori nel voler essere più fedeli possibile alla realtà a partire dalla somiglianza degli attori protagonisti, rendendo L’Assassinio di Gianni Versace una grandissima serie capace di soddisfare chi ama generi diversi come il crime, le biografie e le serie storiche.

6 pensieri su “L’assassinio di Gianni Versace – Recensione

  1. La serie è davvero rigorosa anche se tratta da un libro inchiesta. Il protagonista è fenomenale, peccato che rispetto alla prima stagione mi ha preso molto ma molto meno, troppo frammentaria la narrazione secondo me. Invece la tu analisi ottima, doppio pollice alto 😉 Cheers

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  2. Rispetto alla prima stagione questa è una banalissima crime story con qualche inserto “folkloristico” dato dal glam di Versace e dall’ambiente gay frequentato da killer e vittime.
    Tra l’altro, per fortuna lo stilista italiano è stato sfruttato poco, le prime due puntate mi hanno quasi uccisa con quegli accenti fasulli e la storia che stentava a decollare (ma io dico: Antonella, Gianni e Antonio, TUTTI e tre italiani, ma figurati se non parlavano italiano tra loro XD E ancora peggio nei flashback ambientati in Sicilia con Versace bambino! Mettere due sottotitoli pareva brutto?) poi per fortuna è subentrato Cunanan!

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