Black Lightning stagione 1 – recensione

Black Lightning poster

Black Lightning è l’ultimo supereroe ad essere approdato sul piccolo schermo da noi disponibile sul servizio straming Netflix. Vediamo com’è andata.

Basata sul personaggio dei fumetti DC Comics Fulmine Nero (così come lo conosciamo in Italia), creato da Tony Isabella e Trevor Von Eeden nel 1977, la serie composta da 13 episodi è stata trasmessa originariamente su The CW, lo stesso network su cui vanno in onda le serie tv degli altri supereroi DC Comics, in quello che è diventato comunemente noto come Arrowverse, ma pare non avere alcun legame con loro nonostante Greg Berlanti figuri tra i produttori. Si perché a ben guardare a parte ispirarsi ai fumetti DC Comics e l’essere trasmessi sullo stesso canale questa serie non ha nulla, o quasi, condividere con Arrow e soci, il che è un bene.

Potrei farla breve ed esprimere quello che mi ha suscitato questa serie dicendo solo che ho un nuovo supereroe DC preferito ma sarebbe troppo semplice.
Prima di proseguire ecco in breve la sinossi di Black Lightning:

Jefferson Pierce è il preside del liceo di Freeland, ma è anche un ex supereroe. Nei panni di Black Lightning combatteva il crimine e proteggeva la sua comunità fin quando la sua doppia vita ha iniziato ad avere conseguenze sulla sua famiglia mandando a rotoli il suo matrimonio. Son passati nove anni e Jefferson continua a dare il contributo a Freeland tanto da essere rispettato da tutti ed essere chiamato Gesù Nero, ma le gang locali stanno superando il limite e quando rapiscono le sue figlie Black Lightning è costretto a tornare in azione.

Ecco già il fatto che non sia un eroe alle prime armi fa la differenza e credetemi non è cosa da poco visti i precedenti. Il pilot è davvero potente e ben girato, poi come ahimè succede la qualità cala un pelo e non sempre si dimostra all’altezza ma è quasi la norma per questo tipo di serie, in ogni caso si può notare sin da subito come rispetto agli altri serial DC/CW questa sia un gradino più alto. Ovviamente non si tratta di una serie raffinata come Daredevil ma indubbiamente di un buon compromesso, il target è sicuramente più alto di quello prettamente teen di Arrow e Flash, non si ha paura a mostrare scene un po’ più spinte, inteso come sesso e violenza, senza sforare nell’esplicito, siamo pur sempre su una rete pubblica. Jefferson Pierce, interpretato da Cress Williams, ha una presenza scenica non da poco, è davvero credibile e carismatico… fino a quando non si mette il costume, già il costume come consuetudine in queste serie DC non è il massimo, sempre alla ricerca del realismo dotandolo di protezioni varie a mo di armatura, cosa che si poteva fare benissimo senza rendere il costume un pugno in occhio. Tornando alla serie in sé Black Lightning è un eroe che non ha bisogno del tizio di turno che gli dica cosa fare, benché sia presente un socio che gli fa da supporto tecnico, Gambi, interpretato da James Remar che conoscerete per il ruolo di Harry Morgan in Dexter, più sulla falsariga di Alfred per Batman che non di Cisco per Flash per intenderci.

Ma la cosa che più colpisce di questa serie è che si tratta di una serie famigliare, la famiglia svolge un ruolo molto importante, così come la vita privata di Jefferson Pierce anche come preside, gli altri personaggi del cast non sono semplici accessori che vivono in funzione dell’eroe, come purtroppo ormai è la norma nell’Arrowverse, ma hanno una vita propria, certo influenzata dalla doppia vita del protagonista e inevitabilmente vi finiranno in mezzo. Sembrerà banale ma non lo è, da troppi anni ormai questi supereroi, che siano cartacei o in carne e ossa, non hanno più, o quasi, una vita privata, è difficile vedere tizio o caio senza costume o che non parli del cattivo di turno, invece in Black Lightning si può ancora respirare quest’aria un po’ classica ma al contempo moderna, dove Jefferson Pierce pensa allo spaccio di droga nella sua città senza dimenticarsi il suo dovere di padre. E proprio questi elementi, da quel che ho potuto leggere sul web, han sancito il successo di critica e pubblico di questa serie.

Come dicevo prima non sempre si dimostra all’altezza e come tante serie ha un ritmo un po’ altalenante ma contando solo 13 episodi contro gli oltre venti dei colleghi questo non si sente, nel complesso si tratta di una gran bella serie che finalmente da una scossa ai supereroi DC/CW che si sono ormai fossilizzati nel riproporre il solito canovaccio cambiando solo titolo e costume alla serie.

15 pensieri su “Black Lightning stagione 1 – recensione

    • Interessante lo è, sicuramente diversa dalle altre serie a cui ci avevanl abituato con Arrow, ecc.
      Non fa riferimento ad altre serie, mai, però si fa riferimento ad altri eroi, il fatto è che Black Lightning era in attività 9 anni prima e i metaumani nell’Arrowverse sono noti solo da poco più di 4.

      "Mi piace"

  1. Concordo in pieno, serie molto diversa dalle altre che come tematiche potrebbe avvicinarsi ad Arrow ma le tratta in modo molto più “cattivo”.
    Non voglio fare troppi spoiler per chi legge ma il nemico principale è molto interessante e un piccolissimo collegamento all’Arrowverse c’è… anche se ormai anche li abbiamo la questione delle varie Terre quindi potrebbe significare tutto e niente!

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  2. Interessante che si dia il giusto spazio alla vita privata, alla famiglia. Potrebbe essere il vero punto di forza.
    Peccato che non sia nell’universo televisivo DC. Certo, da un lato (visto il tenore delle altre serie) può essere un bene, però la DC funziona solo su piccolo schermo e magari era lì che doveva puntare, non su un universo cinematografico^^

    Moz-

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  3. Questo mi attira sia perché non è legato alle altre serie (come dovrebbe essere per Krypton e come è per Gotham) e sia perché ho sempre adorato il personaggio quando era nella JLA. E poi se ne parli così, mi incuriosisco ancora di più.

    Peccato per il costume, non si vede molto qui e non ho visto altre immagini ma mi fido di te.

    Concordo pienamente sulla vita privata che viene affrontata sempre troppo poco. Amavo Lois & Clark perché era incentrata più sulla loro storia che quella del supereroe, che appariva poco e quasi sempre nel finale, era lo sfondo, non il protagonista.

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