She-Ra and the Princesses of Power

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Il 13 Novembre scorso è stata rilasciata su Netflix la prima famigerata stagione di She-Ra e le principesse guerriere (She-Ra and the Princesses of Power) reboot della serie cult anni ’80 She-Ra, principessa del potere, lo storico spin-off di He-Man e i Dominatori dell’Universo.

Prodotta da DreamWorks la serie riscrive totalmente il personaggio e i suoi comprimari adattandoli ai nostri giorni, dalla narrazione all’aspetto dei personaggi.

La trama: Adora è un orfana cresciuta dall’Orda di Hordak con la convinzione di addestrarsi a combattere per una giusta causa contro le principesse e la ribellione. Un giorno dopo essersi persa in un bosco trova una spada magica che la trasforma in She-Ra e realizza che l’Orda non è nel giusto come pensava, portandola ad unirsi alla resistenza e a creare l’Alleanza delle Principesse e purtroppo a scontrarsi con la sua ex migliore amica Catra.

Andiamo al sodo: molti personaggi sono stati modificati volutamente per avere un cast incentrato sulla diversità, cosa che avrà fatto storcere il naso ai fan integralisti dei Masters of the Universe, il fatto è che questo reboot non è rivolto a loro e soprattutto non aveva senso che lo fosse. Questa serie ha come target il pubblico più giovane di oggi, non chi ragazzino lo era negli anni ’80 e si guardava la serie originale che oggi ha dai trenta ai quarant’anni, che comunque è liberissimo di guardarla. Quindi a conti fatti, a distanza di trent’anni poco importa che Bow sia nero, Glimmer grassottella e che Netossa e Spinnerella facciano più che intendere di avere una relazione, dopotutto nella serie originale nemmeno Catra era esattamente una donna gatto.

Accettato questo la serie è più che meritevole di essere vista, soprattutto da un punto di vista narrativo, che seppur non brillando esattamente per originalità è innegabile come nel corso dei suoi primi tredici episodi, per quanto introduttivi, cerchi di costruire un intreccio narrativo superiore a quello semplice visto nella serie Filmation, prendendosi tutto il tempo necessario a impostare i rapporti tra i vari personaggi allo scopo di impostare le trame per gli sviluppi futuri.

She-Ra e le principesse del potere segue l’esempio di serie quali Avatar: la leggenda di Aang o il più recente Voltron: Legendary Defender (quest’ultimo sempre di DreamWorks e sempre diffuso da Netflix) prendendo ispirazione dagli anime giapponesi per quanto riguarda i design dei personaggi, le animazioni (la trasformazione di Adora in She-Ra è palesemente ispirata a Sailor Moon) e il tipo di narrazione a lungo termine contro lo stile realistico voluto all’epoca nelle serie Filmation, l’uso del rotoscopio per le animazioni, e la struttura ad episodi per lo più autoconclusivi, con tanto di morale, della serie originale. Anche se il design di She-Ra rispetto a Voltron, per restare in casa, è influenzato anche da cartoon come Steven Universe e il risultato personalmente trovo non sia esattamente riuscito, in particolar modo l’aspetto volutamente androgino di She-Ra.

Oggi, dove il politicamente corretto regna quasi indisturbato ovunque, il rischio di farla fuori dal vaso era praticamente dietro l’angolo. Inutile negarlo, inutile nascondere la testa sotto la sabbia, la società odierna è diversa da quella di trent’anni fa, il pubblico di oggi è diverso da quello di trent’anni fa, ciò che una volta era scontato oggi non lo è più, quindi è più che naturale interessarsi alle minoranze e a certe tematiche. Il fatto è che la linea di confine che separa il trattare questi temi con naturalezza dal farlo in modo paraculo il più delle volte è decisamente troppo sottile.

Eppure She-Ra in tutto questo politicamente corretto ne esce molto bene, i vari cambi estetici dei personaggi e i temi LGBT vengono trattati con naturalezza, e per naturalezza intendo che non prendono il sopravvento sulla narrazione, non ci viene ricordato ad ogni episodio che Glimmer è grassa o che Bow è nero, i personaggi sono così e basta, sono caratterizzati dai loro poteri e dalla loro personalità, il tema centrale rimane la storia che ci viene raccontata senza trasformarsi in un manifesto sociale a tutti i costi, come ad esempio purtroppo accade nel primo episodio di Le terrificanti avventure di Sabrina dove nemmeno dopo un quarto d’ora ci tocca sentire cose tipo “le donne per le donne” quando nemmeno sappiamo come sia la protagonista, cosa che almeno per ora mi ha impedito di proseguire oltre la serie, e la attendevo con ansia sappiatelo.

E in tutto questo a spiccare e coinvolgere maggiormente è il complicato rapporto tra Adora e Catra, che lascia intendere più di una volta che quella tra loro due sia più che una semplice amicizia senza dover esplicitamente parlare di omosessualità. Il personaggio di Catra in particolare ruba la scena alla protagonista più di una volta e la sua evoluzione nel corso della serie è notevole.

E niente, serie consigliata, staremo a vedere come si evolverà la storia e se, come immagino, arriverà il turno di un certo energumeno con il caschetto biondo.

21 pensieri su “She-Ra and the Princesses of Power

  1. La scelta di caratterizzare i personaggi graficamente in un certo modo (She-Ra androgina, Glimmer non semplicemente grassa, ma pure un po’ informe) mi convince poco, per il resto, il disegno è carino.
    Sulla storia, magari mi pronuncerò quando lo potrò vedere 😛
    Comunque, se l’inclusività è gestita in modo non ipocrita, mi fa piacere: di approcci farlocchi alla materia, del tipo che fa contenti solo i genitori distratti, ne ho le tasche piene 😦

    • Il problema di She-Ra esteticamente e che nel suo essere androgina viene disegnata un po’ come capita, chi la fa sembrare un Thor ragazzino e chi una ragazza un po’ muscolosa, insomma i disegni sono un po’ altalenanti. Sul design di glimmer è proprio lo stile di disegno, quella cosa alla steven universe di cui parlavo, se restavano dalle parti del nuovo Voltron era meglio.
      Per ora non ci ho visto ipocrisia, probabilmente in futuro questi temi verranno sviscerati ma farlo durante una serie ci sta che partire subito con i proclami di denuncia.

  2. Bah! Complimenti per il fegato, Hostel in confronto è Mio Mini Pony!
    Al di là del design di merda (ma questi son gusti), mi sta tropo sulle palle quella lurida feccia dell’autrice per poter dare una possibilità a ‘sto scempio, nonostante abbia sempre un’alta considerazione dei tuoi giudizi.

    • Scempio perché vengono raccolti più esempi di buonismo senza un motivo se non quello della battaglia dell’autrice contro gli etero e i belli.

      @Orso: mi riferivo alla persona, ha seri problemi mentali, se ne parlava qualche tempo fa su Telegram 😉

      • Ma non è vero che è una battaglia contro gli etero e i belli, c’è anche quello nella serie. Anche se fosse nel momento in cui si ha tra le mani un buon prodotto, che con tutti i suoi limiti narrativamente si mangia la serie originale, chissenefrega!
        È la stessa cosa che han fatto con Riverdale dove Moose è gay, una Pussycat è nera, Reggie asiatico, ecc.

        • Ma un cartone, come un fumetto, non è solo storia, altrimenti mi leggo un libro 😝
          I cambi di Riverdale infatti li ho criticati tutti 😁 non rovinano la trama, anche perché il cast della Archie Comcis è vastissimo ma erano comunque evitabili!
          Per le Pussycats ti sei confuso, nel fumetto c’è una nera, è nella serie che sono diventare tutte nere (compresa Josie che è rossa).

          • “Ma un cartone, come un fumetto, non è solo storia, altrimenti mi leggo un libro”
            Mai detto il contrario, però è innegabile che la storia ha il suo peso, senza una storia valida sarebbero solo immagini, altrimenti ci guarderemmo dei quadri no?

            Per il resto su Riverdale, in privato e sul tuo blog, ricordo solo le critiche alle Pussycats, che nella serie tv ricordavo essere due nere e una bianca, sarà che la terza non si vede mai tanto è inutile. Rimane il fatto che è la stessa cosa ma giudichi con due pesi e due misure 😛
            Onestamente anche modificare i legami tra i personaggi, uccidere Jason Blossom, cambiare i toni e tantissime altre cose era evitabile però va bene così 😛

            • Ovviamente devi valutare storia e estetica. Avevo capito che secondo te bisognasse accontentarsi solo della prima, perché ben fatta.

              È che le critiche le ho seminate un po’ ovunque, da Moz e da qualche parte con Isolde (riguardo la storia d’amore tra Jughead e “quella”, mi aveva fatto lo spoiler ‘sta maledetta 😝).
              Comunque i due pesi sono dovuti al fatto che viene fatto in modo meno fastidioso (come ti ha anche risposto Moz sul suo post della GL), bilanciando meglio, ogni 3 cambi ci sono 3 cose fedeli al fumetto, hanno addolcito la pillola. Con She-Ra faccio fatica a capire cosa sia rimasto del prodotto originale.

              • Il problema è che in Riverdale sono giusto 3 le cose fedeli, i nomi, il nome della città e il triangolo amoroso. Fine. Quindi è la stessa cosa. Ma anche a voler far finta che non sia così, non chiudendo un occhio ma cavandoci totalmente gli occhi, chi lo stabilisce cosa sia meno fastidioso? La vostra è solo una capricciosa presa di posizione, non volete guardarlo, va bene ma onestamente il resto è fuffa. Peggio per voi.

                • Il fatto è che Archie è un fumetto a episodi brevi, privi di continuity e dai toni leggerissimi, ai livelli delle strisce di Garfield. Riverdale invece è una serie TV teen drama. Non poteva avere molto in comune (dai che sono più di 3 😝). Avrebbe potuto avere temi simili se fosse stata una sitcom, forse.
                  Ah e mettici anche che il restyling fumettistico ha fatto da ponte.
                  Poi ripeto, a me i cambi perbenisti hanno stranito anche là e non li ho accettati, li ho a malapena tollerati.

                • Però, come dicevo da Moz, sei riuscito a trovarci qualcosa di buono mentre questo è uno scempio a prescindere, lo avete deciso arbitrariamente, non è un giudizio. Capisco che uno possa decidere di non guardare questa o quella serie perché affezionato alla versione classica/originale ma non che si possa decidere che è uno scempio, uno schifo e altri epiteti senza avere le nozioni per farlo. Boh, sarò strano io ma mi pare abbiate le idee confuse e tutto quello che dite finisce col contraddire quanto detto in precedenza.
                  Resta il fatto che nessuno ha costretto i creatori di Riverdale a modificare orientamento sessuale ed etnie varie indipendentemente dal fumetto originale, Twin Peeks e altre giustificazioni.

  3. Secondo me sono giustissime le tue argomentazioni.
    Unica cosa: forse le caratterizzazioni dei personaggi, dal punto di vista fisico, sono state troppo marcate. Ma dico forse perché non avendo visto nulla…
    Su Glimmer ci sarebbero da dire alcune cose, ma forse si andrebbe oltre il concetto di cartone animato 🙂

      • Troppo “eccessive” anche se effettivamente in un cartone animato è difficile trovare la giusta misura :D.
        Su Glimmer: allora il sovrappeso non deve essere demonizzato, sia chiaro.
        Però in teoria una supereroina sì non deve essere una modella anoressica, ma in teoria una persona sovrappeso non può essere “dinamica”, atletica ecc.
        Cioè ragazzi dovrebbe difendersi dalla glicemia e dal colesterolo, e non scherzo XD

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