The Umbrella Academy stagione 1 – Recensione

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Due parole sulla prima stagione di The Umbrella Academy, o più semplicemente la miglior serie tv di supereroi di sempre, e prima che lo chiediate, no, non c’entra niente con Resident Evil.

Disponibile dallo scorso 15 Febbraio su Netflix, The Umbrella Academy è una serie tv basata sul fumetto omonimo scritto da Gerard Way e disegnata da Gabriel Ba ed edita negli USA da Dark Horse Comics (in Italia da quelli di Bao). Ancora una volta una serie tv tratta da una serie a fumetti, ancora una volta una serie di supereroi. Ma cosa la rende, non solo diversa, ma pure la migliore?

Partiamo dal suo autore originale, Gerard Way, che magari detto così non vi dirà nulla ma è un volto piuttosto noto e non per i fumetti, non solo almeno, è stato infatti il frontman della band My Chemical Romance, cosa che rende già bizzarra la serie così, e pare pure che sia bravo dal momento che ha vinto un Eisner Award nel 2007 proprio per The Umbrella Academy, personalmente non posso confermare la cosa non avendolo mai letto, ma intendo rimediare al più presto.

Poi c’è una storia decisamente folle. Nel 1989 43 donne danno alla luce contemporaneamente i loro figli, nessuna di loro però era incinta. Questi bambini nati dal nulla sono dotati di superpoteri e l’eccentrico miliardario Sir Reginald Hargreevs ne adotta 7 e li riunisce nella Umbrella Academy, trasformandoli in un gruppo di giovani supereroi. Gli anni passano, e tra qualche perdita e qualche defezione la squadra si scioglie e questa famiglia disfunzionale finisce col perdersi di vista… fino al giorno della morte di Sir Hargreeves, la famiglia è finalmente riunita ma riusciranno a mettere da parte le loro divergenze e a salvare il mondo dall’apocalisse?

Così pare la più classica delle storie, e in effetti di base lo è, obiettivo dei protagonisti è pressapoco lo stesso visto in Heroes, salva la cheerleader, salva il mondo, ma è il come questo viene affrontato a rendere The Umbrella Academy diversa. Folle, divertente, drammatica, romantica (e ce n’è per tutti i gusti, anche quelli più inimmaginabili), fantascientifica, supereroistica, questa serie prende e fa sua la lezione della Doom Patrol di Grant Morrison, a cui evidentemente si ispira (che neanche a farlo apposta ha appena debuttato in una serie tv spin off di Titans sul canale streaming DC Universe, che probabilmente noi vedremo prossimamente su Netflix, e non a caso Gerard Way ha poi scritto l’ultima serie della Doom Patrol per DC Comics), ma senza essere cervellotica ed ermetica come le opere dello scrittore scozzeze. Perché si Daredevil sarà pure figo ma è soffertone, Legion sarà anche un prodotto di altissimo livello ma è molto complesso e non comprensibile a tutti. Quindi si, per me non ci sono dubbi, attualmente The Umbrella Academy è la miglior serie tv supereroistica in circolazione, con questo mix perfetto di leggerezza, dramma ed elementi sci-fi, tra viaggi nel tempo e poteri decisamente unici, e un cast di personaggi decisamente azzeccato e ben delineato in cui spiccano prepotentemente i personaggi di Klaus, tossicodipendente capace di comunicare con l’aldilà, interpretato dal bravissimo Robert Sheehan che torna a misurarsi con superpoteri disfunzionali e un personaggio sopra le righe dopo Misfits, e Numero 5, interpretato dal giovanissimo Aidan Gallagher, un cinquantenne intrappolato nel corpo di un ragazzino dopo aver vissuto nel futuro da solo per quasi cinquantanni.

E niente, l’ho già detto che è la miglior serie tv di supereroi in circolazione?

PS: ma quanto è invecchiata male Ellen Page? Si, c’è anche lei!

17 risposte a "The Umbrella Academy stagione 1 – Recensione"

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  1. Ellen Page è passata da eterna 14enne a dimostrare la sua età di colpo. La serie mi sta annoiando da morire, evidentemente non sono destinato a fare mai pace con gli odiati My Chemical Romance, però il post mi è piaciuto, spero di cambiare idea guardando gli ultimi episodi, e spero di vedere sempre questo blog comparire nel mio blogroll, ho bisogno dei miei spacciatori di super eroi preferiti. Cheers!

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    1. No dai, non mi dire così che ha due anni meno di me e mi sembra più anziana 😆. Sul comparire nel blogroll diciamo che per ora è un ritorno soft, qualcosa pubblicherò nei prossimi giorni ma me la prendo comoda

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      1. Guarda Dirk Gently perché è geniale, peccato l’abbiano cancellata!
        Ho finalmente visto l’ultima puntata, concordo su tutto, mi sono divertito tantissimo soprattutto grazie alle performance degli attori, ma… non voglio fare spoiler… quel finale? No dai vi prego, è pura cattiveria! XD

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  2. A me è piaciuta molto, anche se a volte ci sono dei passaggi a vuoto e di sceneggiatura notevoli.
    Segreti che per esempio devono essere rivelati per forza dopo e non subito, senza apparente motivo, solo perché sennò la serie sarebbe dovuta durare di meno.
    Però fa parte del linguaggio televisivo e lo accetto.
    A me comunque ha divertito parecchio!

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  3. Concordo su tutto, specie sulla definizione di miglior serie supererosistica di sempre: in qualche strano modo è come se tutti gli autori, dalla strana coppia Gerard Way e Gabriel Bá (autori della prima serie a fumetti pubblicata dalla Dark Borse), fino al bravissimo sceneggiatore Steve Blackman avessero preso tutti gli stili usati in decenni di televisione sui supereroi (non scordiamoci che Blackman si è fatto le ossa con procedural come Bones per poi sbocciare in alcuni script per Fargo e Legion ed Altered Carbon!) ed avessero voluto creare la serie super e weird definitiva e che soprattutto fosse anche consapevole di esserlo! Infatti, le citazioni e le ironie si sprecano, come anche un cinismo da black humour molto british in ogni momento che rischiava di essere troppo melenso… Una fiction che è certamente sfacciatamente cool (quel tanto modaiola da ricevere la targa Netflix) ma anche antidoto perfetto per i deliri teen alla Riverdale, dove invece alberga il fascino instagrammato delle Barbie Girl demoniache…

    Vedremo gli sviluppi, ma per ora si mangia le altre serie di genere in un sol boccone…

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      1. Riverdale gioca con i cliché in modo glamour, The Umbrella Accademy gioca a rompere il glamour tradizionale per diventare “stilosa” in modo differente ed alternativa (basti vedere come declinano i gender nelle amicizie), ma in ogni caso non c’è gara tra le due serie!

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