True Detective stagione 3 – Recensione

True Detective season 3 poster Mahershala Ali

A ben 4 anni di distanza dalla seconda stagione è uscita la terza stagione di True Detective, la serie antologica poliziesca creata da Nic Pizzolatto che questa volta vede protagonisti Mahershala Ali, fresco fresco dal suo secondo Oscar, e Stephen Dorff.

Il bello delle serie antologiche è che per loro stessa natura ogni stagione (o in qualche caso ogni episodio) è slegata l’una dall’altra, infatti non facciamo parte dei fan sfegatati di questa serie, la prima stagione pur riconoscendone la qualità l’abbiamo vista un po’ distrattamente mentre la seconda l’abbiamo evitata del tutto.

A sto giro abbiamo la coppia di detective della polizia di Ozarks composta da Wayne Hayes, interpretato da quel prezzemolino di Mahershala Ali (in questo periodo lo possiamo trovare al cinema con Alita: angelo della battaglia e Green Book, il film che gli è valso il suo secondo Oscar), e da Roland West, interpretato da Stephen Dorff (che se avete i nostri stessi gusti ricorderete nel primo Blade nella parte di Deacon Frost). I due si trovano ad indagare sulla scomparsa di due bambini, un enigma che si trascinano da quasi quarant’anni, si perché la storia si sviluppa in ben tre linee temporali differenti, inizia negli anni ’80, il caso viene poi riaperto negli anni ’90 e infine si arriva nel presente con i due detective ormai anziani ma ancora ossessionati da un caso chiuso troppo in fretta e dare qualcuno in pasto ai media.

truedetective3Non è facile gestire tre linee narrative in altrettante epoche senza mai svelare troppo, senza mai farti capire come sono andate davvero le cose nel passato, eppure Nic Pizzolatto ci è riuscito alla grande, mantenendo sempre alto l’interesse da parte nostra, curiosi di sapere la verità e gli intrecci non solo del caso ma della vita del protagonista. Da parte mia devo ammettere di aver avuto qualche difficoltà a seguire bene il tutto e a mettere insieme i pezzi e gli indizi fornitici nel corso degli otto episodi, la mia socia decisamente meno, anzi era arrivata alla soluzione dell’enigma senza difficoltà, ma facile o non facile ha un finale che sicuramente colpisce e non scade nel banale o nel già visto per quanto riguarda questa serie. In ogni caso non è il sensazionalismo a farla da padrone ma quanto il corso degli eventi e come tutto abbia influenzato i “demoni” personali e la vita di Hayes.

Perciò oltre a quest’ottima sceneggiatura abbiamo due interpreti davvero azzeccati e strepitosi, entrambi credibili ad ogni fase e timeline, colpisce molto la bravura di Mahershala Ali che oltre ad essere truccato benissimo per la “tarda età” riesce ad interpretarla senza poter pensare di essere molto più giovane sotto quella patina, riproponendo movenze e acciacchi (senza spoilerare più di tanto) in modo molto naturale. Il suo personaggio poi è davvero ben costruito, ex veterano di guerra, ama il suo lavoro da poliziotto, talmente tanto da essere piuttosto in una zona grigia, da non farsi troppi scrupoli nel prendere decisioni azzardate e fuori misura in nome della giustizia che ahimé gli costeranno care in qualche modo, ma colpisce sopratutto la delicatezza e la tragicità con cui viene trattata l’ossessione per questo caso che fino all’ultimo sembrerà irrisolto.

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La cosa però che rende veramente apprezzabile e coinvolgente la storia è il rapporto fra i due soci/partner/poliziotti/colleghi/amici , non uso a caso queste definizioni, ci vogliono tutte per esprimere questo feeling e questa chimica lasciata trasparire dagli attori e dai loro personaggi, senza raggiungere lidi stucchevoli e forzati il rispetto reciproco e la stima che mostrano l’uno verso l’altro esprimono motivo di commozione, simpatia e pieno trasporto allo spettatore, devo dire uno dei rapporti più semplici, credibili e complessi al tempo stesso che ultimamente ho visto in una serie tv, senza dover essere per forza il centro della narrazione o tirare fuori motivi di empatia abnormi e giustificazioni scontate per farlo piacere.

Il caso dei bambini Purcell non so quanto sia piaciuto a critica o allo share americano, sinceramente non c’interessa nemmeno tanto visto come ultimamente sia sempre più affidabile il pubblico tra tv e cinema (sarcasmo, sì), ci sentiamo di consigliare questa stagione di True Detective per la bellissima regia (certe scelte stilistiche di ambientazione e fotografie sono davvero meravigliose), interpretazione e per passare otto puntate con un esempio di giallo più classico e investigativo che mancava da un po’ in tv se non quando si tratta di crimini realmente avvenuti riproposti in chiave tv.

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6 pensieri su “True Detective stagione 3 – Recensione

  1. Ho amato entrambe le precedenti stagioni (più la prima che la seconda) e quindi ovviamente vedrò anche questa. Da come ne parli, sembra una riproposizione “in positivo” della prima coppia di investigatori. Chissà.
    Bello il fatto che sia un caso che si riapre nel tempo… non mi aspetto esplosioni o chissà che roboanti svolgimenti, come per le due serie precedenti 🙂

    Moz-

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