Avengers: Endgame – La non recensione

Avengers: Endgame film poster

«E venne un giorno, come nessun altro, in cui gli eroi più potenti del Cinema si unirono contro una minaccia comune. Quello fu il giorno in cui nacquero gli Avengers, per combattere quelle battaglie che nessun supereroe, da solo, avrebbe mai potuto affrontare.»

Sembra ieri che usciva Iron Man di Jon Fevrau al cinema, sarebbe semplice dire che fu quel film a creare uno spaccato tra i cinecomics di ieri e di oggi. In realtà a cambiare tutto fu una scena post-credit, la prima di tante, con una semplicissima frase: “sono qui per parlarle dell’iniziativa Vendicatori” (anche se poi dopo il primo film corale nessuno ha più chiamato Vendicatori gli Avengers, solo noi nerd fumettomani nostalgici)
11 anni e 22 film dopo siamo arrivati alla conclusione di quella che, ci piaccia o meno, è stata la saga cinematografica con la S maiuscola dell’ultimo decennio, con il film, sempre che ci piaccia o meno, che è il film dell’anno, ovvero Avengers: Endgame (mi spiace, non c’è Star Wars che regga).

Dal principio doveva essere semplicemente Infinity War parte II ma poi decisero di cambiarne il titolo, dopo il primo quarto d’ora di film è chiaro il perché, Infinity War ed Endgame sono due opere profondamente diverse, nella messa in scena, nella realizzazione, nei toni. Razionalmente Endgame è un gradino sotto il film precedente, se dovessi dare un voto Infinity War sarebbe un 9 e mezzo, solo perché la perfezione non esiste ma la sfiora, mentre Endgame è un 9, forse un 9+, insomma sfiora lo sfiorare la perfezione. Ad ogni modo non poteva esserci chiusura migliore per un ciclo come questo, non privo di sbavature Endgame è una grossa celebrazione non solo di tutto quello che abbiamo visto nel corso di questi ventidue film, tra ritorni inaspettati, autocitazioni e una buona dose di fanservice (non sempre riuscitissimo a mio parere) ma anche dei fumetti Marvel stessi, e soprattutto dei sei Avengers cinematografici originali, che trovano tutti più o meno una chiusura al loro percorso, per qualcuno non definitivo, in un turbinio di emozioni che difficilmente può lasciare totalmente indifferenti.

Ammetto di non aver apprezzato alcune scelte narrative e che qualcosa forse andava gestita meglio, o quantomeno spiegata un minimo meglio, soprattutto vista la minuziosità con cui hanno incastrato il tutto con i precedenti film ma per quel che è il risultato finale tutto questo conta davvero poco. È difficile parlarne senza fare spoiler, quello che posso dire con assoluta certezza e in assoluta libertà è che l’emozione del pubblico era palpabile, un conto sono io, lettore di supereroi praticamente da che io ricordi, che vedo concretizzarsi davanti ai miei occhi il sogno di una vita, un altro è sentire chiaramente le reazioni degli altri presenti in sala come mai prima d’ora, almeno nel mio caso. Ridere nei momenti divertenti, trattenere il fiato nei momenti più drammatici, piangere, stringersi insieme, esclamare con stupore nel vedere Captain America che fa quella cosa che non posso dirvi e che ha fatto venire giù tutto il cinema. Tutto questo forse per me, ribadisco, lettore di fumetti Marvel da una vita, è stato ancora più emozionante del film stesso, il vedere tutte queste persone, di diverse età e sesso, che in questi 11 anni han finito per appassionarsi a questo Meraviglioso universo, e poco importa che queste persone non abbiano mai aperto un fumetto, in quel momento non eravamo solo spettatori o fan, eravamo tutti Avengers. Uniti.

 

9 risposte a "Avengers: Endgame – La non recensione"

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  1. Anch’io come te ho fatto la scelta di parlare di Endgame senza fare alcun tipo di spoiler, senza accendi quindi alla trama ed alle soluzioni narrative che gli autori hanno deciso per sbrogliare la matassa apocalittica creata nel film precedente, ma soprattutto anch’io come te ho cercato di trasmettere le emozioni incredibili provate da chi si è recato al cinema in questi giorni, sentendo sulla sua pelle come tutta la sala vibrasse quasi alla stessa frequenza…

    Nessuno di noi due, sui propri rispettivi articoli, ha mentito o esagerato o fatto finta che quella che si è visto al cinema fosse un’opera autoriale o una space opera intimista o un action pieno di twist da giallo cerebrale, ovvero un film diverso da ciò che invece Endgame è stato e nessuno di noi due ha nemmeno fatto mistero di come questo film sia di fatto un’opera derivativa, che si spende soprattutto nel suo volere essere conclusiva di tanti fili narrativi e che sia stata infine uno sfacciato e clamoroso immenso fanservice non già ai lettori di fumetti ma soprattutto agli spettatori della MCU… Penso che in maniera altrettanto evidente abbiamo invece cercato di trasmettere l’emozione trascinante dell’epica clamorosa e della poetica degli easter eggs…

    E qui mi fermo per continuare ad osservare il mio voto anti-spoiler…

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      1. L’Hulk di Ang Lee è un film che appartiene alla preistoria di quel sottogenere cinematografico oggi chiamato cinecomic supereroistico e soprattutto così come oggi è inteso e da tempo codificato dai Marvel Studios: quello di Ang Lee è un film che pur essendo di genere (con necessità dei produttori di inserire comunque sempre sequenze di azione e non solo introspettive) è molto più vicino ad altri esperimenti cinematografici legati al mondo del fumetto come il Dick Tracy di Warren Beatty e Storaro (la fotografia la fa da padrone) o addirittura come il Popeye di Robert Altman…

        È un film infatti incompleto, proprio per via della non completamente riuscita fusione di uno stile di regia autorale (molto più attento allo sviluppo psicologico dei personaggi in primis dello stesso Banner) e di esigenze di marketing legate al mondo dell’intrattenimento popolare di giovane età, come a suo tempo era quello dei lettori di supereroi e dei consumatori dei gadget collegati.

        Io ho un piacevole ricordo del film, proprio per il suo essere anomalo, anche se tale piacevolezza era disturbata da due caratteristiche negative del film che ancora oggi saltano agli occhi come elefanti dentro una stanza: una computer graphic incredibilmente datata ed oggi ancora più inguardabile con cui è stato realizzato il bestione verde (a suo tempo scelta quasi obbligata, per evitare un terribile pupazzone animato da persone vere) e la recitazione terribile di un attore che comunque è sempre stato più che scherzo come Bana.

        Conservo ancora la versione home-video in scatola di plastica nera e pugno di Hulk in plastica verde in rilievo…

        In sintesi, un bel film, fuori dal tempo e fuori anche da qualsiasi universo fumettistico, con un concept oggi improponibile, al quale si sarebbe potuto avvicinare soltanto il delirante esperimento di Venom se (ancora una volta) esigenze di produzione e di marketing non avessero strozzato ed imbavagliato quest’ultimo con i vincoli di una censura molto restrittiva, che ha prodotto il terrificante ibrido che tutti conosciamo.

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  2. Oh, numeri alti, ma immagino a livello emozionale e comunque circoscritto alla situazione, no?
    Nel senso che un film del genere, con comprovati difetti, non può essere per davvero da 9, 10, se non nei risvolti “altri”, come appunto l’emozione finale, l’essere conclusione di una enorme serie cinematografica, e via dicendo…
    In questo, credo sarà imbattibile per lungo tempo…

    Moz-

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