Lo strano caso di fraintendimento tra recensore e lettore

Questo è un post un po’ diverso dal solito, nessuna recensione del film o del fumetto di turno, nessuna rubrica a cui vi abbiamo abituato, no a sto giro volevo fare due chiacchiere con voi su un argomento strettamente legato al blogging, e in particolare proprio alle recensioni.

Tutto nasce da uno scambio di “opinioni” che ho avuto con alcuni utenti Facebook, avrete notato il virgolettato. Di seguito un estratto dal messaggio che tra i tanti più mi ha lasciato perplesso, per usare un eufemismo.

“Il pubblico dei blogger è come quello dei fandom e degli youtubers: fortemente polarizzato verso l’autore del blog. Ovvero, assolutamente non obiettivo.
Anche i siti dei quotidiani si potrebbero far rientrare nel discorso.
Quando entri in un blog, il blogger ama dire che: “ti devi togliere le scarpe per entrare in casa mia”. Questo è già garanzia di oppressione di libertà di pensiero. Quindi se sei diretto e dici la verità (CHE LUI/LEI NON GRADISCE), il blogger/quotidiano ti censura subito causa buonismo ipocrita magari perchè dici “le parolacce”, e perchè il blogger si inventa balle del tipo “te insulti e opprimi le opinioni altrui, non hai la verità in tasca e bla bla blea”…

…Andare in un blog significa essere alla mercè dello sfigato blogger di turno. Non c’è libertà in tutti sti cacchio di blog.”

Insomma una marea di cazzate. Quindi ci tengo a spiegare perché bloggo, perché scrivo recensioni e quale sia il mio pensiero in generale su quello che sono e quale sia lo scopo delle recensioni, anche se le persone interessate sicuramente non mi leggeranno mai. Questo post nasce un po’ col cuore, di getto, quindi non stupitevi se passerò da un argomento all’altro un po’ così, e mi scuso per la lunghezza eccessiva del post.

Beh l’esigenza di aprire un blog nasce semplicemente dal fatto di voler parlare delle cose che più mi piacciono, penso che valga per un po’ tutti i blogger, almeno per i più e sicuramente per quelli che sopravvivono alla sindrome da visualizzazioni a tutti i costi, non potete immaginare quanti ne ho visti chiudere perché non avevano “abbastanza” views… per chi mi conosce e ha già letto la voce “chi siamo” saprà benissimo che arrivo dal mondo dei forum, di come poi quel mondo sia piano piano mutuato, o meglio è cambiata l’utenza e il loro modo di rapportarsi come conseguenza di quel gran circo che è fin troppo spesso Facebook. Nonostante i rapporti nati su quel forum siano tragicamente naufragati, tutti tranne uno fortunatamente, ringrazio quell’esperienza per avermi insegnato, o meglio, spinto a scrivere, ad approfondire il mio giudizio, analizzare al meglio ciò che leggo e/o guardo.

Si arriva così ad aprire un blog, uno spazio solo mio in cui io stesso sono l’amministratore. Ma essere amministratore di un blog non significa essere dei dittatori fascisti come pensa il signore di cui sopra, certo non escludo che nello sconfinato mondo del web ci sia qualcuno che non sappia accettare alcuna replica ma qua e su qualsiasi altro blog che frequento regolarmente non succede, anzi accade proprio il contrario, capita sovente che nascano delle discussioni, scambi di opinioni, il bello è proprio questo e il meglio lo abbiamo quando queste discussioni nascono tra utenti/follower.

Ora che ci penso però un blog su cui ha commentato Clarice (la ex Isolde) non ha mai accettato la pubblicazione di un suo commento, perché vedete su alcuni blog i commenti prima di essere pubblicati passano per una moderazione in cui l’amministratore di turno poi in base ad alcune regole decide se accettare o meno il commento in questione, cosa che inizialmente facevo anche io ma che poi ho deciso di abbandonare perché preferisco che un utente o un follower possa vedersi pubblicato subito, lo trovo anche un modo per invogliarlo a tornare e magari a iniziare una discussione, è vero però che l’utente deve stare alle regole dell’amministratore, e quindi se transige ad alcune di queste regole, come che ne so insultare un altro utente o il padrone di casa stesso o persino bestemmiare, uno poi non deve stupirsi se il suo commento viene cancellato o peggio, l’utente stesso viene bloccato. Non è il caso di Clarice, il cui commento è fermo nella moderazione del blog in questione, sarà un caso che il suo commento ribaltava completamente l’articolo?

Quindi insomma, la libertà sui blog c’è ma la libertà del singolo utente finisce dove inizia quella degli altri, la replica è sempre ammessa se ci si attiene alle regole imposte dal padrone di casa o semplicemente dalla buona educazione, sui blog come su Facebook e qualsiasi altro luogo, virtuale e non. Gli scazzi ci stanno, e chi mi segue sa di cosa parlo, la totale censura assolutamente no se non per cose davvero gravi. Qua ci sono ancora i messaggi in cui un fenomeno del web mi da del vecchietto di merda (anche se ho 34 anni, vabbeh)

Arrivando alle recensioni, sulla famosa discussione, per farla semplice, e non dilungarmi troppo, diversi utenti puntavano il dito verso la categoria del blogger recensore sostenendo che le recensioni una volta le facevano solo i giornalisti professionisti iscritti all’albo e con reali competenze.

Sicuramente una volta, quando internet non c’era, erano tutti giornalisti professionisti. Cioè dubito che qualcuno nell’era del pre-web si mettesse a scrivere amatorialmente per i suoi amici. Sulle reali competenze ho qualche dubbio, quante boiate (ma boiate vere!) vi è capitato di leggere su recensioni di siti o giornali scritti da gente pagata per farlo? Ma basterebbe pensare semplicemente alla faziosità di qualunque notizia data da certi tg… Chiaramente internet ha aperto le porte a chiunque, oggi chiunque può provare a cimentarsi con la scrittura, di qualsiasi tipo, e indubbiamente nel mucchio ci sarà gente che non avrà la benché minima idea di ciò che sta facendo, e lo fa semplicemente perché può. C’è da dire però che la professione di giornalista (lungi da me definirmi tale) non prevede alcun titolo di studio in particolare ma tanta passione e capacità di comunicare, oltre che ovviamente diciotto mesi di praticantato in una redazione sotto la guida di altri professionisti, ma quest’ultima cosa sappiate che vale solo per l’Italia dal momento che nel resto d’Europa chiunque voglia svolgere questa professione può definirsi tale, l’importante, come dicevo prima, è saper comunicare, saper scrivere. (si ok, ci sono anche alcuni corsi di giornalismo che permettono di evitare il praticantato, e sicuramente studi nel campo della comunicazione aiutano).

Quindi vi sto dicendo che so scrivere? Non necessariamente, diciamo che me la cavo, a furia di scrivere il mio “stile” è cambiato, proprio nell’impostazione degli articoli, nell’usare un certo tipo di frasi piuttosto che altre, insomma come in qualsiasi cosa la pratica porta a migliorarsi, e posso dire che alcuni pezzi che ho scritto ultimamente sono stati una bella fonte di soddisfazione a livello personale, indipendentemente dalle visualizzazioni.

Ho tanta passione, quella si, passione per la lettura soprattutto, e negli anni ho acquisito una certa esperienza. C’è chi sostiene che non conta nulla l’aver letto tanto o visto tanti film ma mente a se stesso, indubbiamente una persona che ha letto 1000 titoli differenti avrà una visione critica più amplia rispetto a chi ne ha letti 1000 tutti dello stesso genere e identici tra loro, ancora di più rispetto a chi ne ha letti solo una manciata, mi pare un dato puramente statistico, certo poi il singolo ci deve mettere del suo perché se ne leggo 1000 e ne capisco 100 e dei rimanenti 900 traviso completamente senso e svolgimento degli eventi forse qualcosa in effetti non funziona. L’età conta fino ad un certo punto, forse è meglio parlare di maturità del lettore (continuo ad usare l’esempio del lettore per pura comodità), molte letture da piccolo o più giovane non le ho potute apprezzare pienamente e in qualche caso le ho completamente disprezzate ma crescendo, maturando e vivendo nuove esperienze nel rileggere le ho completamente rivalutate, a volte anche in peggio (pur conservandone un bel ricordo).

Sia chiaro, non ho la verità in tasca, ci sarà sempre qualcuno che ne saprà più di me, tantomeno voglio imporre la mia idea a qualcuno, ancora meno metto in dubbio i gusti altrui, non sempre almeno 😛 E inutile negarlo, per quanto ci si può sforzare di essere obiettivi un minimo di gusto personale ci sarà sempre, sfido chiunque giornalista o critico specializzato a negarlo, siamo umani dopotutto.

C’è una gran confusione su quello che è il reale scopo di una recensione, a parlarne anche con amici e colleghi, oltre che con utenti Facebook, ho notato una sorta di chiusura da parte di queste persone, si sentono in qualche modo attaccate e si mettono sulla difensiva rispondendo “tanto a me piace lo stesso” se gli parli male del film X, o “io non le leggo, tanto conta il mio giudizio” (e grazie al ca…) se gli parli del titolo Y.

Lo scopo di una recensione è fornire un giudizio, un analisi, un interpretazione o una riflessione a chi la legge così da aiutarlo a scegliere, se guardare questo o quel film, se leggere quel libro o fumetto, o semplicemente per confrontarsi. Certo ci deve essere un minimo di argomentazione e analisi perché a scrivere capolavoro e cagata sono bravi tutti su Facebook. Poi sta all’utente capire di chi può fidarsi o meno per le recensioni, che non significa necessariamente pendere dalle labbra del recensore/blogger di turno, o essere sempre d’accordo con lui, e nemmeno che questo sia meglio di un altro, semplicemente comprendere con chi si ha più affinità, dopo un po’ si impara anche a conoscere la persona che scrive e a comprenderlo meglio.

Per capirci, ricordo quando Doc Manhattan (de L’Antro Atomico del Dottor Manhattan) che seguo con piacere (data la sua vasta conoscenza dell’intrattenimento mediaco) ma con cui non sempre son d’accordo, parlò di Stargate, il film di Roland Emmerich, non ne parlava in buoni termini ma offriva una chiave di lettura a cui non avevo mai pensato, ovvero quella degli americani che portano la democrazia nel medio oriente, e cavolo è proprio così ma io non ci avevo nemmeno mai pensato in questi termini, pensavo solo al lato ludico del film, agli alieni, agli alieni e agli egiziani! Dopodichè io continuo ad apprezzare Stargate ma è innegabile quell’aspetto.

Probabilmente ci sarebbero tante altre cose da dire ma mi sono dilungato e vi ho annoiato fin troppo.

A voi la parola.

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37 pensieri su “Lo strano caso di fraintendimento tra recensore e lettore

  1. A mio giudizio, nella vita reale come in quella virtuale, bisogna sempre porsi un importante limite: è legittimo criticare anche fortissimamente l’opinione di qualcuno, ma la critica all’opinione non deve mai degenerare nell’attacco alla persona. Di conseguenza, quando nel mio blog ho ricevuto commenti molesti ho sempre approvato quelli che confutavano le mie affermazioni e cestinato quelli che risultavano derisori, denigratori, offensivi o insultanti per la mia persona.
    Riguardo al discorso per cui “le recensioni una volta le facevano solo i giornalisti professionisti iscritti all’albo e con reali competenze”, lo trovo ridicolo. Ci sono alcuni campi (uno su tutti la medicina) dove non ci si può improvvisare: per acquisire delle competenze ci vogliono anni di studio e di gavetta, e senza quelli il tuo parere non vale niente. In ambito artistico però non ci vuole certo una laurea in lettere per cogliere la qualità di un libro, né una laurea in storia del cinema per accorgersi se un film è bello o brutto. Anzi, nel giudicare un film noto che spesso le cantonate più clamorose le prendono proprio i cosiddetti esperti, i critici, che tendono ad esaltare dei prodotti mediocri (soprattutto se sono ascrivibili alla categoria dei “film d’autore”) e a stroncarne degli altri decisamente validi. Ti vengono in mente degli esempi in questo senso?

    • Esatto! Per rispondere alla tua domanda… onestamente al momento no, ormai leggo per lo più blogger selezionati (con cui posso essere d’accordo o meno), leggo occasionalmente Badtaste. Però posso fare un esempio capitato alla mia compagna proprio in questi giorni, ha letto una recensione di un romanzo uscito in questi giorni in cui il recensore diceva un sacco di cavolate sul finale del romanzo precedente dell’autore, non pareri eh, descriveva un finale totalmente diverso da quello reale, questo sul sito di un vero giornale, quindi scritto da un “professionista”, cosa che rende ancora più grave la cosa, anzi è inammissibile fornire informazioni tanto errate al pubblico, è fare cattiva informazione.

      • Probabilmente il recensore in questione si ricordava male. Non posso credere che l’abbia fatto in cattiva fede perché non ne avrebbe tratto alcun vantaggio, anzi ha minato la sua stessa credibilità.
        Colgo l’occasione per consigliarti uno splendido film che ho appena finito di vedere: Poliziotto speciale. Gli ho dato 9 su imdb, e ti posso assicurare che non lo facevo da anni. Grazie per la risposta! 🙂

        • Ovviamente gli diamo il beneficio del dubbio, ma ad ogni modo ha fatto cattiva informazione e ha minato la sua credibilità. Si torna quindi al punto della questione: “le recensioni le possono scrivere solo giornalisti competenti”

          • Direi che i pareri li può esprimere chiunque. Una recensione può avere scopo “pubblicitario” (è figo, guardatelo; è brutto, se non siete fan, scappate) o “critico” (analisi di altri livelli di lettura, messaggi “nascosti”, filosofia dell’autore e cose varie) ma in sostanza, è un parere motivato – si spera – e non vedo perché andrebbe lasciata l’opportunità solo ai giornalisti.
            Che poi, la scrittura di un dilettante (o di un giornalista) su un blog e quella di un giornalista su una testata sono molto diverse, per scopi e tecniche, ammesso che delle tecniche ci siano 😉

  2. Devo dire che se non ci fossero i blog, mancherebbero degli approfondimenti importanti. Lo hai evidenziato tu stesso: apriamo i blog per parlare delle nostre passioni. E passioni significa approfondire delle tematiche e poi dare questi approfondimenti al pubblico del web.
    La competenza è data dalla capacità di giudizio e dalla “mole” di informazioni acquisite su quella determinata passione.
    Ad ogni modo, secondo me è normale per l’utente dover rispettare il padrone di casa…
    Non significa dover dire sempre “sono d’accordo con te”, ma certo, entrare in un blog di un fan di Batman per dire che Batman fa schifo e ripeterlo in tutte le salse, benché argomentando in modo esaustivo e rispettoso, non credo sia costruttivo in fondo..
    Cioè un conto è un luogo come un forum o un gruppo Facebook che nasce per il confronto, un conto è un blog che nasce per dare dei contenuti al web.
    P.s. Per ciò che concerne i giornalisti: in realtà il praticantato si fa prima di dare l’esame e diventare giornalisti professionisti, per i pubblicisti basta semplicemente l’attività retribuita per due anni.

    • Sapevo che mi avresti “bacchettato” sul percorso per diventare giornalista 😄 nella fretta ho omesso la cosa dell’esame dopo il praticantato 😝
      Per me il confronto con il blogger ci può essere, nei limiti dell’educazione ovviamente, certo se ci comportiamo come alcuni blogger che ben conosciamo…

      • Il lettore deve essere aperto al confronto ed essere consapevole del posto in cui si trova.
        Allargando il raggio: un elettore di un partito può andare in un blog dove chi scrive simpatizza per il partito opposto, ma lo deve fare con senno di causa. Se iniziasse a scrivere su tutti i post sarebbe un po’ fuori posto, secondo me (a meno che si crei un rapporto tra blogger e lettore, ovviamente).
        Allo stesso tempo il titolare del blog deve certamente essere pronto ad attendere commenti contrari alla sua opinione e non utilizzare “terzi” per infamare chi fa il commento :D, come è capitato su un blog al sottoscritto 😀

        • Beh, ci sono quelli che bloccano i commenti, o come nel caso della mia compagna che non si vede approvare il post semplicemente perché contrario al contenuto dell’articolo. Quello è non voler ascoltare le opinioni altrui.

  3. Solo a leggere il virgolettato e l’utilizzo del maiuscolo, mi ha percorso un brivido. Certi individui scambiano la propria incapacià di sostenere un confronto argomentando con la censura. Non tiriamo dentro il fascismo perché presuppone la mancanza assoluta di libertà di espressione e scommeteri che tali individui su FB perderebbero d’improvviso il loro innato desiderio di libertà.
    In oltre dieci anni di blog, mi è capitato solo una volta di dovere non approvare un commento e bannare l’utente, che – come primo commento – aveva insultato un altro utente. Si chiama “buona educazione” o, semplicemente “educazione”.
    I commenti sono la linfa vitale di un blog e quelli differenti e argomentati prolungano la vita breve di un post. Aiutano, inoltre, a stabilire un contatto tra individui – per quanto virtualmente – che desiderano comunicare per davvero. Chiaro è che di base c’è una spinta alla condivisione e una comunione di interessi.
    Concordo con quanto hai scritto e non per piageria per l’admin o partigianeria in difesa del medium “blog”. Le tue considerazioni sono argomentate, nel virgolettato citato non ve n’è ombra, viene attaccata un'”etichetta” e puzza di chi a un blog non ci si è nemmeno avvicinato con una pertica.
    —-
    PS: in Italia pur non esercitando l’attività di giornalista, puoi diventare direttore responsabile di periodici o riviste a carattere tecnico, professionale o scientifico (esclusi quelli sportivi e cinematografici). Si chiamano “Elenchi Speciali” ed è l’Ordine regionale competente che decide su domanda dell’interessato.

    • E pensa che ho pure eliminato delle parti. La cosa esilarante è che il soggetto in questione, ma non solo lui, parlava di “censura” da parte dei blogger di fatto impedendo alla categoria di poter dire la sua, insomma un gran cortocircuito. Ma va beh le sue “argomentazioni” erano insulti e sfottó.

      • I social orami di “sociale” hanno la funzione di vomitatoio. La cosa drammatica è che i media tradizionali ne hanno fatto parte della loro “informazione”, spesso per sminuirli e citarli come fonte di “fare news”. Pensavano di avere trovato il capro-espiatorie della loro fabbrica di fandonie spesso pilotate negli interessi dei rispettivi editori/finanziatori.
        Non avevano immaginato che la Rete gli avrebbe soffiato pure i “clienti”. Questi tipi di utenti sono gli stessi che si aizzavano davanti a certi talk-show: ora hanno trovato come “partecipare” a quelle trasmissioni e sperano di diventarne protagonisti anche solo per due minuti di una celebrità che si conta a botte di “laik”.

  4. Credo che il problema più grosso di alcuni sia considerare le critiche negative a un’opera come critiche negative al gusto personale di chi le apprezza… forse è pure per questo che, pur piacendomi la stragrande maggioranza di ciò di cui parlo, ne evidenzio anche gli aspetti meno riusciti (se ne ho visti nell’opera).

      • Ricordo il passaggio, ne abbiamo parlato in privato.
        L’unico motivo per cui sui social puoi dire laqualunque con relativa impunità, è che ci sono moltissimi utenti e la moderazione non può seguirli tutti (il capoccia di Facebook vuol farci soldi, e i soldi non li fai certo assumendo un moderatore ogni cento utenti. Si getta in mischia una moderazione automaGica e via).
        Su un blog, anche uno molto seguito, non fai certo quei numeri e se puoi dedicare al blog un po’ di tempo ogni giorno, puoi moderarlo con attenzione.

        Poi vabbè, chi ha scritto quelle righe non so in che mondo viva: la maggior parte della gente non ama ricevere degli insulti, non è strano che blocchi un utente che sbotti con facilità. E bestemmiare è un terno al lotto: oggi è passibile di multa, se becchi in giro l’integralista sbagliato, c’è un rischio (pur modesto) di dover aprire il portafogli.

        Personalmente, sono di quelli che prima di entrare in un forum (ai bei tempi) si leggeva le regole e ancora oggi leggo le licenze, i termini d’uso e la privacy di un servizio qualunque. Sarà deformazione da gioco di ruolo 😛
        Per lo stesso motivo, ho imposto delle regole sul mio (anche se ho scordato di applicarle quando mi son beccato un “lecchino degli yankees” 😛 ) e non mi sembrano strette: non si insultano persone esistenti o esistite, non voglio link a servizi illegali o vendita di farmaci, non voglio bestemmie o dichiarazioni di reati, né minacce.
        Non mi pare di essere il nuovo Duce, per questo XD

        • Lecchino degli yankee™

          Su Facebook, che sia una pagina come la mia relativa al blog o un gruppo, i moderatori di solito sono coloro che aprono la pagina, esattamente come su WordPress, i contenuti degli utenti devono essere vogilati e moderati dagli amministratori della pagina di turno. Ovviamente i messaggi sono un’infinità rispetto a un blog ma da qui a sostenere che si può fare e dire tutto come sostiene sto soggetto qua ce ne passa, e infatti gli han cancellato i messaggi provocatori e con insulti. Ovviamente lui nega sia successo 😆

  5. Se c’è un posto, sul web, dove ho trovato il clima più adatto per discutere, sono i blog… quello più nocivo, al contrario, è senza dubbio Facebook che, guardacaso, è l’unico posto in cui mi capita di “blastare” chi commenta i miei articoli.

  6. La prima parte del virgolettato però può essere vera in minima parte.
    Ci sono blogger che oggigiorno smuovono un buon numero di fan e la fanbase spesso e volentieri è composta da un buon numero di utenti che nei commenti non fa altro che scrivere ” hai ragione ” e ” la penso come te “, ” sei un grande ” e via dicendo, non portando argomentazioni, se non di stima.
    Reputo che sia normale che da fuori qualcuno possa pensare che ci sia una sorta di polarizzazione, e non vale solo per i blogger, ma per qualsiasi influencer in generale che nel momento in cui parla di qualcosa veicola la recensione.
    Molti che non vivono il blogging pensano che chiunque scriva qualcosa su uno spazio wordpress o blogger abbia chissà quali numeri, mentre per lo più siamo semplici affezionati di un qualcosa di cui ci piace parlare.

  7. Articolone, Arc!
    Beh, sì, sono d’accordo con te.
    Partiamo dalle recensioni: appunto, sono analisi, confronti, giudizi che si spera siano scritti da gente con cognizione di causa e un minimo competente.
    La moderazione sui blog non mi piace. Dico sempre -e le clonebloggers mi rifanno pure il verso- che ammazza l’immediatezza. È come dici tu: io mi vedo subito il commento, io rispondo magari anche agli altri. Il blogging che mi piace è questo, francamente -a meno che non sei gente da milioni di followers con possibili flame- non comprendo la moderazone nei nostri piccoli spazi.

    Torniamo alle recensioni. Io credo che il problema reale non sia certo nei blog, come dice il virgolettato, ma sia in chi recensisce cose altrove (YT su tutti). Per un pubblico di bimbiminkia che annuiscono, e raramente (quasi mai) si vedono risposte che arricchiscono la recensione.

    Moz-

  8. Inizialmente avevo inserito la moderazione nei commenti perché avevo pensato che il blog potesse attirare anche ragazzini (quando ancora era il blog di uno scout!), poi ho deciso di lasciarla perché non amo le bestemmie e le parolacce gratuite.
    Devo dire che mi capita poco di moderare… soprattutto con Ema! XD
    Probabilmente il tizio del commento sarà stato sfortunato, o io fortunato, ma seguo tanti blog da un po’ e mai nessuno mi ha censurato o bannato.
    Però anche io ho visto blogger, anche molto famosi (uno lo citi tu) che non amano la critica, anche piccola, e devo ammettere che è davvero fastidioso. Se non ami il confronto allora tieniti le cose per te, non scriverle dove tutti possono commentare!
    Sulle recensioni poi ci sarebbe tanto da dire… ne abbiamo già parlato, io leggo le recensioni, mi faccio un’idea ma la scelta finale di guardare/acquistare/leggere è solamente mia.

  9. Ma in che blog è capitato ‘sto tizio? Da me c’è totale anarchia 😝
    Comunque è vero, lo diceva sempre la mia professoressa delle medie, i giornalisti sono ignoranti per antonomasia! E non solo per la grammatica. Certi strafalcioni quando trattano argomenti che non competono loro…

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