Stranger Things 3 – La pseudo recensione

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Lo scorso 4 Luglio, giorno dell’Indipendenza degli Stati Uniti d’America, a quasi due anni dalla serie precedente, è finalmente uscita su Netflix la terza stagione di Stranger Things, o Stranger Things 3 se preferite, una delle serie più apprezzate degli ultimi anni.

Probabilmente tutti coloro che ne erano interessati l’avranno già vista, chi se l’è sparata tutta in un giorno, chi ha preferito guardarla col contagocce puntata per puntata, noi siamo un po’ all’antica e ce la siamo goduta nel giro di una settimana con calma, come si faceva una volta, tipo gli anni ’80.

Non voglio stare qua a dirvi cosa ha funzionato e cosa no, a rileggere la recensione della mia socia sulla seconda stagione (la trovate cliccando QUA) mi son reso conto che potrei benissimo riutilizzare quella cambiando qua e là qualche soggetto (per esempio sostituendo Max con Robin, Bob con Aleksei, e così via) e tagliuzzando e modificando qualche parte, dicendovi che la story line meno interessante è ancora una volta quella di Nancy e Jonathan, perché mannaggia ai Duffer Brothers dopo la prima stagione non sono più riusciti ad integrare per bene questa coppia di protagonisti a differenza di Steve che stringendo un legame con Dustin riescono sempre a sfruttarlo al meglio.

Piuttosto ci terrei a dire un paio di cose:

  1. Stranger Things non è mai stato un capolavoro (e va benissimo così)
  2. Stranger Things è sempre stata una serie che fa del citazionismo il proprio fulcro

Come diceva anche Kasabake, sempre nei commenti alla recensione di Stranger Things 2, il pubblico dei social (bacino di utenza primaria ormai per queste produzioni) cambia opinione alla velocità della luce. Al suo debutto questa serie è stata subito etichettata come capolavoro per il suo citare gli anni ’80 e tutte quelle cose che ai 30enni e 40enni di oggi piacciono tanto, perché una volta era tutto più bello, poi con la seconda stagione quelle stesse persone hanno iniziato a criticare per i medesimi motivi, ovviamente e per fortuna ci saranno anche delle eccezioni. Lo trovo davvero assurdo. Il fatto è che Stranger Things capolavoro non lo è mai stato, semmai è sempre stata una buona, anzi buonissima serie, che più del citare storie e situazioni dei film anni ’80 fa suo lo spirito di quell’epoca, questo è il vero punto di forza di questa serie, il riuscire a trasmettere quel sense of wonder che il pubblico sembra non riuscire più ad apprezzare, troppo preso dal crederci troppo nel guardare serie tv di qualità, pur continuando a guardare con nostalgia  prodotti dell’epoca, provocando un corto circuito non da poco, e quindi quando una cosa diventa pop automaticamente diventa brutta, uno spauracchio da annientare. Sarà che oggi le serie tv non si guardano quasi più per passione vera ma perché fa figo farlo, perché oggi il vero nerd-geek-chiamatelocomevipare è chi guarda le serie tv (alla faccia dei supereroi che regneranno al cinema ma sulla carta arrancano sempre di più), e se non hai visto quella serie tv allora non sei nessuno, come se ci fosse un manuale del nerd-geek-chiamatelocomevipare, e quindi come dicevo non si guardano più per vera passione o interesse, è quasi un imposizione, ci si spara intere stagioni nel giro di pochi giorni (o notti), in qualche caso intere serie, e non si riesce più ad apprezzarle e capirle per quello che sono, perché in un qualche modo bisogna seguire la massa e ci si sente in dovere di dire la propria su questa o quella cosa (lo so detto da un blogger sembra un concetto ipocrita), spesso con risultati disastrosi, un po’ come chi critica il personaggio di Hopper come toxic masculinity. Un modo freddo e quasi robotico di usufruire e valutare un prodotto.

Quindi che ben vengano serie in cui sono i personaggi con le loro avventure e la loro crescita a coinvolgere lo spettatore a discapito di una regia e di una recitazione di alto livello, nonostante Stranger Things su questo non abbia nulla da invidiare ad altre serie (Noah Schnapp > Millie Bobby Brown), e che sappiano divertire e soprattutto che non si prendono troppo sul serio, consapevoli dei loro limiti e di cosa vogliono essere, al contrario ahimè di coloro che seguono questa serie solo per il gusto di poter dire quanto faccia schifo il citazionismo e la nostalgia degli anni ’80 cadendo dal pero come se non sapessero cosa stanno guardando ormai dal 2016.

Arrivati fin qua voglio che sia chiaro che non sto dicendo che Stranger Things sia esente da difetti o che sia intoccabile ma solo che questi difetti devono essere reali, e non il suo essere citazionista o la sua lentezza nello svolgimento (altra cosa presente sin dalla prima stagione) perché in tal caso il problema non è la serie in sè ma chi la guarda.

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16 pensieri su “Stranger Things 3 – La pseudo recensione

  1. Finalmente un commento che mette i puntini sulle “i”. Sto precipitando nel buco nero del fastidio leggendo le reazioni in rete, questa serie per me è sempre stata divertente e sopravvalutata. La terza stagione mi ha irritato più del necessario perché la faccenda “Citazionismo” è davvero scappata di mano, mi sembra che ormai la percezione di un’opera, la sua capacità di generale la stramaledetta attesa, sia più importante del contenuto. Cheers!

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  2. Non sono abituato ad essere citato come fonte di un’affermazione ed il fatto che tu mi abbia inserito nel tuo pezzo è la conferma di quanto ho sempre detto di te in momenti non sospetti: sei un vero signore ed un appassionato sincero, generoso e mai supponente! Stima e rispetto.

    Ho appena terminato anch’io la visione di questa Terza Stagione e quando ho visto la notifica via mail del tuo nuovo post, mi ci sono gettato al volo: personalmente non ti nascondo che, alla fine, i motivi di piacere ci sono tutti, così come il divertimento è  assicurato, per un franchise che oramai ha però tutto meno che della novita…

    Tutto ben fatto, ben studiato, ottimamente messo in scena, coreografato in modo accuratissimo (il citazionismo tra l’altro vive anche dei mille particolari inseriti solo per essere rintracciati, dall’arredamento, al vestiario, al fantomatico centro commerciale), ma in me quel sense of wonder, che nostalgicamente avevo ritrovato nella fiction, ora sta lentamente svanendo, sostituito dal sentirmi prevedibile, come uno spettatore che non riesce fisicamente a controllare un sussulto in occasione di un jumpscare, che sa benissimo che avverrà entro pochi secondi, quando un personaggio si sta addentrando nel buio di una stanza minacciosa, in uno di quei film horror da quattro soldi: lo spettatore sa che ci sarà lo spavento, che forse sarà un gatto o un topo che attraverserà di corsa il tratto illuminato di pavimento e sa anche che subito dopo il mostro/killer/minaccia sorprenderà il personaggio sullo schermo non apena questo si sarà rilassato… Lo spettatore lo sa, io lo so, tutti coloro che guardano Stranger Things lo sanno… Sanno cosa aspettarsi, come una cerimonia, come un rito, che si consuma in modo purtroppo non più così tanto emozionante…

    Stranger Things è una bella serie, davvero molto, ma molto bella ed i suoi presunti difetti stilistici sono quisquillie e quanto hai ragione nel dire che non è mai stata un capolavoro, mai, nemmeno all’inizio, ma ha sempre e solo mantenuto ciò che ci si aspettava: oggi tuttavia non è più la novità del momento, ma è la sublimazione di una comfort zone, la trasformazione in fiction di quella bolla di filtraggio su cui si basano i motori di ricerca e gli algoritmi che decidono cosa inserire nelle pubblicità individuali.

    Detto questo, grazie ancora per la citazione!

    P.S. Che fine ha fatto la tua complice Isolde? È un po’ che non vedo suoi pezzi sul vostro blog… Ero curisoo di sapere cosa ne pensasse delle ultime versioni live action Disney (Dumbo, Aladdin e Re Leone… Beh, quest’ultimo forse definirlo live action è un poì ambiguo…), ma soprattutto del trailer di Frozen 2… Chissà che non riescano a fare quersta volta una bella storia…

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    • Cominciamo dalla fine. La mia complice ha semplicemente cambiato veste, ha avuto problemi con l’account e ora ne ha uno nuovo, Clarice Lecter, scrive poco ma quando lo fa da tutta se stessa, come nel pezzo sulla conclusione di The Walking Dead. Dumbo e Aladdin non li abbiamo ancora visti, questi remake live action non la attirano molto e i precedenti l’hanno molto delusa, con calma li guarderemo tutto, compreso il famigerato Re Leone, il live action in CGI… e fa gia ridere così.

      Tornando a Stranger Things comprendo perfettamente ciò che provi, non è tanto diverso da quel che ho provato nel vedere Spider-Man: Far From Home, divertente e tutto ma non mi ha lasciato altro tanto da non avere ben chiaro se scriverci qualcosa, anche se sono proprio su due pianeti diversi. Concordo nel dire che si mantiene nella sua confort zone, tanto da essere praticamente una versione 2.0 della stagione precedente, aggiustando il tiro qua e là (la storyline di Undici nella scorsa stagione era un po’ fuffa) ma continua a divertirmi, dura poco (8 episodi sono perfetti per una serie) e rimane comunque superiore a molta roba che ci viene proposta.

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      • Grazie per la risposta e direi anche che in linea di massima siamo perfettamente daccordo: entrambi ci siamo comunque divertiti nel vedere gli otto episodi di questa terza stagione ed entrambi ridiamo di chi pensa di aver scoperto l’America mettendola sul piedistallo dei capolavori… Strangers Things Serie 3, per dirla in parole pavore, fa il suo porco sporco lavoro e porta a casa il risultato, senza aver avuto le pretese di cambiare il mondo della serialità televisiva e senza quindi averlo cambiato. Punto.

        Isolde aka Clarice Lecter… Come Clarice Sterling di Hannibal Lecter? Chissà, sta di fatto che ti ringrazio per la delucidazione: salutamela tanto…

        P.S. Si, anche solo dire “live action in CGI” fa ridere, ma penso che non abbiamo ancora visto fino a che punto potranno spingersi… Questo è poi il mondo dove uno come Ctrl Shift Face fa quello che fa, senza avere di certo né i mezzi né i soldi della Disney o della NSA… Sarà interessante scoprire cosa ci prospetta il futuro dell’intrattenimento cine-televisivo, oramai proiettato verso un’esplosione di molteplici canali streaming (ogni mattina un network diverso si sveglia e ne crea uno nuovo!) ed una continua rimasticazione dei contenuti…
        Stiamo a vedere e come dice Lucio Dalla

        Aspettiamo che ritorni la luce
        Di sentire una voce
        Aspettiamo senza avere paura, domani

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        • Ciao Kasabake, sì come quella Clarice, ho avuto problemi con il vecchio account perciò ho dovuto cambiare, non che mi sia dispiaciuto, ero legata al nick Isolde per altri motivi e derivava dalla mia prima avventura su word press in un altro blog in cui trattavo argomenti sul ciclo arturiano. Occupandomi ormai (raramente però) di argomenti come serie tv, fumetti etc, penso sia più consono avere un nick dedicato a uno dei miei personaggi preferiti, purtroppo non l’ho potuto mettere per intero perché chiaramente era già preso in mille versioni ahah!
          Parlando dei live action, beh ti ha delucidato Arcangelo in generale ma concordo con te sul fatto che non si sono ancora spinti ahimé al limite e non so nemmeno se voglio pensarci a dove si arriverà pur di far cassetta.
          Sai, nel complesso trovo queste operazioni aberranti e su tutti i livelli di lettura, persino nel marketing, non tanto per i prodotti in sé, alla fine ci possono essere idee che funzionano nei film e altre (la maggioranza) meno, ma proprio per l’operazione di riproporre usando la scusa di “mantenere i brand” in vita dei vari classici riproponendoli o per riproporli ad un pubblico più giovane con tutte le dovute novità, precauzioni e strizzate ovvie d’occhio al mercato (come se nel mondo non ci fossero mille disney store, parchi, non vendessero dvd disney ovunque e potrei andare avanti così all’infinito, insomma non stiamo parlando dei cartoni degli Street Sharks che una volta morti quelli della mia età se non verrà mai fuori niente non se li ricorderà nessuno, tanto per fare un esempio ), peccato che quando questi prodotti erano “originali” nel loro essere trasposizioni già edulcorate di storie più o meno popolari, famose, in alcuni casi mature, erano anche arte, io qua di arte ne vedo poca, anzi raramente, posso dire che riproporre animali in CG sia un grande passo per la CG, posso apprezzare o meno i costumi di un live action o la recitazione, nemmeno tanto la regia dato che a certe scene iconiche bisogna arrivarci lo stesso e quasi col copia-incolla, ma altro non c’è, nei classici originali (in particolari quelli che stanno tirando fuori guarda caso) c’era una tecnica di studio nei vari concept, movimenti o design dei personaggi, c’era il disegno, i colori, le animazioni, le musiche, anche il riadattamento che poteva piacere o meno delle favole, romanzi o storie in questione, insomma stiamo parlando di una cosa che partiva totalmente da zero con basi cartacee che difficilmente utilizzavano per intero, qua si studia su cose già fatte dove non dico non ci sia una fatica dietro, ma un bel sederino già poggiato sì, negli anni hanno compreso quali sono i classici che hanno funzionato di più, quali principesse vendono di più e così via, insomma è puro risultato da statistica, un fanservice becero che si può anche vedere su un piano più nobile dei bambini, dell’inclusività (che in realtà è statistica anche quella dato che si devono assicurare il consumo di neri, latini, verdi, blu etc., ma giustamente eh) ma diciamocelo, se ancora ancora si può passare sopra pelle etc,, ai bambini frega poco di vedere il re leone cartone o in CG, così come frega poco se una storia e nuova o vecchia, basta guardare, a me non me n’è mai fregato molto che La Bella Addormentata fosse la stessa che mio padre guardò al cinema da bambino e di cui aveva anche la collezione delle figurine, lo trovavo un cartone bello lo stesso, della sua data non m’importava, ergo quelli per cui nel poco e niente la Disney si applica è confezionato sui 30enni,25enni e più. insomma grandi investimenti sul lavoro per i grandi guadagni di gente cosciente di andare al cinema.
          Il guadagno è l’altra delle cose trovo aberranti, finché si tratta di bambini posso anche capire e passarci sopra nonostante quello che ho detto prima, quando alla fine della fiera invece dopo tutte le lamentele ci vanno anche gli adulti o gente della mia età che però poi ci piange su facebook, beh non dovrei aggiungere altro, non capisco e non voglio nemmeno farlo. Personalmente non ho mai creduto di vederne uno al cinema di questi live proprio per non dare finanziamento a questi progetti, quando li passeranno su piattaforme tipo Sky magari proverò anche a guadarli con grande sforzo giusto per farmi un’idea di quanto abbiano potuto toccare il fondo o, chissà, di vederne un lato positivo se c’è.
          Potrò sembrare stronza, arrogante e spingermi in zone di ricordi che chiaramente non per tutti sono uguali, ma mi fa molto ridere pensare fra poco a tutti coloro che potrebbero tranquillamente stare in casa a guardare il bellissimo lungometraggio del Re Leone, in cui grazie alle espressioni esagerate tipiche appunto dei cartoni animati, i tempi comici, le canzoni e quant’altro funzionano e invece per motivo nostalgico/curioso andranno a vedere giusto un cucciolino puccioso in CG per poi riascoltare le stesse canzoni, guardare lo stesso film e annoiarsi a morte dopo due inquadrature da quadro sugli sfondi africani, guardando animali cantare correndo qua e la in modo inespressivo perché ci mancava giusto che li facevano ballare, ovviamente il tutto fingendosi entusiasti come in un concerto o allo stadio perché il cartone lega a quel ricordo d’infanzia o lega te e gli altri della tua età presenti in quel momento in sala e scatta la solita comunione umana da eventi, come una sorta di gesto d’amore postumo dopo che il tempo del vero cartone è passato da un bel pezzo e per la maggioranza una volta tornati alla propria vita non gliene fregherà niente comunque, ma ehi su questo non polemizzo più di tanto, il diritto nostalgico e di entusiasmo verso questo momento di comunione esiste ed è sacrosanto per tutti, lucrarci sopra a manetta e tuttavia da pubblico non capire e finire per polemizzare sterilmente su altri argomenti o addirittura ammazzare brand nuovi ed originali in favore di questi beh un po’ meno, mi sembra da bambinoni ma nel peggiore dei termini, non c’è più amore cieco, c’è solo beotaggine pura in questo caso, insomma l’urlo al “ma si, anche se ci lamentiamo metteteci a 90° quanto volete! Il mio portafoglio è vostro! Però mi raccomando vogliamo la solita solfa all’infinito eh!” . Non so, mi aspettavo dei Live Action prima o poi, in un’epoca del genere, pnesavo a cose che ne avrebbero avuto più diritto, non so, un Taron e la Pentola Magica per dire di cui avrebbero potuto sfruttarne la aga fantasy (ovviamente il classico rimane uno degli esperimenti Disney migliori di sempre e lo sarebbe rimasto), addirittura i Gargoyles che essendo una serie animata poteva essere ridimensionata in film e sarebbe stato curioso vederli effettivamente in forma CG Live da mostri, ovvio, ne parlo facendo finta che non sia l’epoca che uccide ogni forma cupa e gotica nei prodotti se proposte a un pubblico generico o addirittura giovane, perché a quanto pare sempre più raramente si può entrare in polemica col pubblico e quelle madri che dormono con la Bibbia sotto il cuscino a differenza di un tempo, ma era giusto per far capire dove io avrei dato delle priorità, insomma dove sarebbe risultato interessante o affascinante anche discuterne, i classici del rinascimento Disney han cresciuto anche le pietre, non mi aspettavo certo di vedere quelli, così tanti, a catena e solo essi sopratutto; tutto ciò per colpa dello stesso pubblico che ne piagnucola poi, incredibile! Un loop comico tra Disney che non ce la fa a ottenere gli stessi guadagni su film originali e questa gente che paga il biglietto con o senza la scusa dei figli, non mi aspettavo che avrei visto anche questo nella vita, forse mi sarei aspettata altri orrori perché ormai quelli stanno quasi nella comfort zone, al peggio sai che non c’è mai fine, ma persino su queste, scusa il francesismo, “stronzate”, no.
          Si vede che forse sono ancora troppo giovane XD, immagino che i più grandi abbiano sorriso a quest’ultima mia affermazione.
          Frozen 2 mah, dal trailer sembra che una trama a differenza del primo ce l’abbia, staremo a vedere ma ormai con la Disney non mi sbilancio più su niente, finché non vedo non credo e dire che il suo motto è proprio il contrario XD.

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          • Ciao Clarice, non sai quanto fa piacere ad un vecchio appassionato di cinema come me rivolgermi a te con questo nomignolo: non ti ho mai visto di persona, ma mi sono subito immaginato prenderti la mano, con grande riserbo ed educazione, per farti accomodare nell’ampio salone delle rimembranze, come avrebbe fatto un impeccabile Hannibal, nei panni ovviamente dell’immenso Hopkins e non perché lo straordinario Mikkelsen non fosse un degno interprete, tutt’altro, ma solo perché Sterling appartiene all’universo narrativo letterario in primis e poi cinematografico e chiaramente ha il volto della Foster e della Moore, che è poi come ora ti immaginavo nell’accoglierti…

            Immaginazione ed aspettative, perché alla fine dei conti è di quello che parliamo tutti e due, sia io nelle mie varie invettive (tuonando nel mio blogghettino contro un cinema OGM, in cui le grandi majors non si limitano più al semplice meccanismo di ricuocere la stessa minestra, con sequel su sequel, ma finanziano writer’s room che sono laboratori di genetica dove l’infinito storytellig viene analizzato, destrutturato e campionato, come un progetto genoma applicato alla narrativa per immagini), sia tu in questo bellissimo commento, che sembra un monologo teatrale o romanzesco (Clarice/Molly Bloom), per altro davvero sprecato per rispondere ad un signor nessuno come me e che meriterebbe un più ampio palcoscenico, giacché hai detto cose splendide ed altamente condivisibili da chiunque non sia un cieco ottuso o un hater nientista…

            Tempo fa, chiacchierando con un mio amico blogger, riguardo i primissimi live action annunciati dalla Disney, osservavamo assieme come esisteva un palese piano su due livelli da parte della Disney: il primo, quello più sterile e contabile, riguardante la necessità di allungare la vita ad alcuni trattamenti narrativi di grandi classici per procastinare al scadenza dei diritti di copyright (è un fatto giornalisticamete assodato che i lobbisti della Disney hanno per decenni fatto pressione sul senato statunitese per proprogare, con leggi ad hoc, la scendenza dei diritti di sfruttamento dei singoli charcaters); il secondo, più complesso, relativo invece alla modalità che la moderna Disney ha di gestire i propri franchise, frammentandoli, rimasticandoli e rimpastandoli, facendo cadere a terra la polvere magica della creazione originale, depositandola e poi raccogliendola per fare nuove creazioni, come frutta macerata, bollita, zuccherata, insaporita, filtrata, decomposta, allungata, colorata ed infine servita in mille varianti diverse, ma tutte simili, come le Jelly Belly Beans, fatte con gli stessi identici ingredienti e differenziate solo dai saporanti o le Pringles…

            È la stessa filosofia produttiva con cui riscrivono la storia e cancellano con un colpo di spugna un passato a volte scomodo, fatto di razzismo e sessismo e così il nostro Dumbo si fa abbracciare dalla proboscide della mamma imprigionata, ma non si ubriaca più, perché non sta bene… Poco male, sopravvivremo.

            Certo sopravvivremo, perché oramai siamo tutti abituati al meno peggio, a gridare alla lesa maestà se viene licenziato James Gunn per colpa di alcuni tweet molto politicamente scorretti fatti in gioventù, per poi applaudire alla sua repentina riassunzione dopo un clamore mediatico che puzza lontano un chilometro… Sopravvivremo, ma non è detto che si debba anche applaudire al re che passa nudo per strada e come dici tu, possiamo anche non regalare i nostri soldi alla biglietteria del cinema per finanziare queste pecore Dolly artistiche…

            Mi sono permesso di dire tutto questo qui, ospite del vostro blog, in risposta ad un tuo splendido commento e perché alla fin dei conti sto scambiando due parole con la complice di Arcangelo, che poi è anche una ex-agente della FBI, scappata con il più famoso cannibale serial killer della letteratura (visto che era andata male con Tristan…).

            Sai che invece, prima che la Disney ne fermasse la carica eversiva, al termine della quarta stagione, la coppia di sceneggiatori e showrunner Edward Kitsis ed Adam Horowitz avevano cominciato una vera rivoluzione silenziosa con la loro Once Upon Time, creando di fatto la versione live action di ogni character disneyano e fiabesco, arrivando infine ad interrogarsi sui concetti di autore e lettore, con una fiction assolutamente mainstream e rasserenante, nemmeno troppo elegante e ben fatta, ma stavano andando troppo oltre e fecero implodere quel progetto, fingendo di diversificarlo.

            La cosa buona è che per queste operazione di genetica narrativa ci vogliono milioni e milioni di dollari e davvero pochissime realtà dell’intrattenimento culturale al mondo possono permettersi certi investimenti: quindi il buio che avanza ancora non può distruggere del tutto Fantasia, non finché ci saranno gli scrigni “salva bontà del Mar Morto” dei venditori politicamente scorretti di Agrabah, dove nascondere, come in un Horcrux di magia bianca anziché nera la scintilla della creatività, a volte sorridente come Joy ed a volte triste come Sadness, ma essenziale sempre per far vivere il cervello.

            A prestissimo, stima ed affetto, stima ed affetto.

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            • Meraviglioso commento 🙂 ti ringrazio molto e non sai quanto mi rende felice che tu abbia in primis citato il personaggio letterario del mio nick, in quanto mi ritrovo a specificarlo quasi ogni volta (chiaramente senza nulla togliere ai film e alle interpretazioni). Ecco, il tuo ultimo paragrafo è giusto quella positività che almeno siamo sicuri di mantenere in tutto questo sfacelo e si ricollega perfettamente al discorso iniziale sulla “stanza della memoria”.
              Queste operazioni non sono il male a prescindere in qualunque ambito, diciamo che il troppo stroppia e nel caso Disney sta andando oltre ogni definizione possibile, mi ripeto ma è tutto troppo calcolato e freddo su più livelli di lettura.
              Quoto ogni tua affermazione assolutamente e ..
              PS: mi fa molto piacere leggerti spesso nei commenti, sembra che non ci sono dato che scrivo poco, ma saltuariamente sto attenta al blog, quindi leggo quasi sempre i commenti agli articoli presenti e davvero, lo scrivo sinceramente mi ha fatto molto piacere rileggerti spesso da queste parti 🙂 a presto, con affetto!

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              • Il vostro blog è un angolo felice, pieno di belle idee, di considerazioni appassionate e non omologate: ad Arcangelo ho sempre riconosciuto la capacità di mantenere un’autonomia di pensiero invidiabile, anche quando comuni passioni fumettistiche e filmiche portano entrambi ad immergerci fino ai gomiti nel mainstream più dibattuto, mentre con te ho condiviso anche in passato l’amore per un’animazione che non ha mai messo la storia in secondo piano… Ed oggi, poi, è stato davvero sensazionale, un privilegio, direi persino, leggere la tua disamina tutta d’un fiato…

                È bello frequentarvi e per questo ci vedremo spesso!!

                Buona notte a tutti e due!

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  3. Anche io penso che Noah sia superiore a Millie, la promessa NON MANTENUTA della prima stagione. È brava, eh, molto espressiva, ma Noah per me è il migliore. Mi aspetto grandi sviluppi sul suo personaggio, che spero resti con la sessualità fluido-sfumata.
    Sorpresa per Maya Hawke, mitica.
    Comunque, assurda la faccenda di quella che ha criticato Hopper come maschio pericoloso… ma io non so dove viva certa gente. Una pazza come Joyce non è, dunque, altrettanto, una donna pericolosa e paranoica? Mah.
    La vedo come te: non è tanto gli anni ’80 e il citazionismo che mi piace, quanto appunto il fatot che ST sia un’opera AMATA DA TUTTI, la vedono i dodicenni e piace come i film che vedevamo noi a dodici anni^^

    Moz-

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    • Infatti anche Joyce ha un bel caratterino e loro due insieme funzionano alla grande per questo. Robin è un bel personaggio e ho apprezzato molto il suo rapporto con Steve, mentre per Will non penso sia fluido ma semplicemente ancora “piccolo” e segnato da ciò che ha vissuto.

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      • L’attore ha richiesto di lasciare vaghezza sulla sessualità del personaggio, ma sin dalla prima stagione è descritto come femminuccia, queer, frocetto… lo stesso padre lo chiama così… chissà 🙂

        Moz-

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          • Diciamo che è un modo come un altro, forse in linea con la normalità della questione… mentre oggi i telefilm contengono figure omosessuali come se niente fosse, la realtà era ed è un’altra. Infatti Robin gran personaggio.
            E a Will hanno detto l’ambigua frase “se a te non piacciono le ragazze non è colpa mia” che può essere interpretabile in diversi modi… Sono furbi 🙂

            Moz-

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            • Eh ma vedi per me non è affatto ambigua, sono ragazzini e per tali vanno presi, ci sta che ad uno di loro ancora non interessino le ragazze, che uno di loro sia più bambino degli altri (specialmente dopo quello che ha vissuto). Se dovessero andare verso la direzione omosessuale sarebbe solo per fanservice, e non di quello buono.

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