Saint Seiya: I Cavalieri dello Zodiaco – Stagione 1 ep-1-6

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Dal 19 Luglio è disponibile su Netflix il famigerato e discusso reboot dei Cavalieri dello Zodiaco, si quello con Andromeda donna, parliamone.

In realtà di questa prima stagione sono stati rilasciati solo sei episodi, cosa che ci ha spinto per la prima volta a fare bingewatching, sei episodi dalla durata di venti minuti scarsi filano via in due ore, più o meno come guardare un film. Il risultato? Piuttosto bruttino, vediamo un po’ perché.

Togliamoci subito il dente riguardante la pessima grafica con annesse animazioni, perché è un po’ come sparare sulla croce rossa. Al di là del fatto che personalmente non amo questa mania di realizzare le serie o i film in CGI, rimango più affezionato alla buona vecchia animazione classica, questo Saint Seiya è proprio bruttarello graficamente, il design delle armature non è affatto malaccio ma i modelli dei protagonisti, in armatura e non, subiscono l’effetto pupazzone, mi hanno ricordato non poco le marionette di serie come Thunderbirds, avete presente? Forse per questo tipo di animazioni avrebbe giovato staccarsi dal design classico figlio di Kurumada (autore originale del manga) e Araki (character designer dell’anime classico), in questo devo ammettere di aver preferito il character design del film uscito qualche anno fa al cinema, La Leggenda del Grande Tempio.

Va beh, avrà una grafica e delle animazioni pessime ma almeno la trama si salva? Eh, insomma.

Premessa doverosa, sono un fan accanito del brand ma non mi ritengo un fan integralista, se lo fossi non apprezzerei i vari manga spin off realizzati dal 2000 ad oggi, perché da buon frequentatore di forum ho capito che a queste persone non va a genio nulla che esca dai canoni della serie classica, serie di Hades compresa a volte, al massimo accettano e/o elogiano Lost Canvas di Shiori Teshirogi, che guardacaso rientra in quella confort zone da serie classica senza prendersi troppi rischi e unendo proprio i due stili, di Kurumada e Araki intendo, e vi assicuro di averla apprezzata a mia volta.

Questa serie reboot prende le distanze da quella classica, per impostazione, toni, trama stessa, il che non è necessariamente un male, anzi, se no tanto valeva riguardarsi quella, non trovate?

Il problema è dare una giusta direzione a queste modifiche e qua sembrano aver fatto di tutto pur di non farlo. E non mi riferisco al fatto che gli scrigni delle armature ora si trovino dentro a dei medaglioni mistici, cosa per altro introdotta nel già citato film cinematografico, o l’aver levato la maschera a Shaina/Tisifone (anche se la potenza della scena in cui le si rompe durante lo scontro con Pegasus è molto bella ma pazienza), al massimo posso criticare il fatto che ora Tisifone sembri la tizia delle Misfits di Jem & The Holograms (anche perché molto probabilmente qui la regola della maschera non esiste, caso a parte Castalia per mantenere il mistero sulla sua possibile parentela con Seiya)

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Non sto scherzando, è davvero identica!

No, il grosso errore di questi primi sei episodi è esattamente lo stesso de La Leggenda del Grande Tempio: gli manca il cuore.

Cosa significa? Essenzialmente che non hanno avuto il coraggio necessario a cambiare per davvero le carte in tavola, le idee ci sono tutte, possono piacere o meno, ma non vanno mai a fondo con queste perché in un modo o nell’altro poi devono andare a toccare i momenti clou della serie classica, in un continuo strizzare l’occhiolino ai fan storici, il combattimento tra Seiya e Cassios, Seiya che deve salvare la vita a Dragone dopo il loro combattimento, lo scontro con Phoenix, ma senza averne la stessa forza, senza trasmettere la stesse sensazioni nello spettatore, non possono farlo, è impossibile pretenderlo avendo tagliato questa o quella cosa, lasciandoti un po’ freddino di fronte a momenti di un certo peso, è un po’ la stessa cosa che ho sempre detestato della serie tv di The Walking Dead. 

Senza troppi giri di parole questi primi sei episodi coprono l’arco narrativo che va dalla Guerra Galattica ai Cavalieri Neri, ovvero quattro volumi e mezzo del manga originale (19 capitoli) e una quindicina di episodi dell’anime classico, ovviamente velocizzando non poco alcune parti (la Guerra Galattica praticamente viene liquidata in un solo episodio e tra uno sbadiglio e l’altro devo essermi perso l’utilità di questa cosa, a parte la strizzatina d’occhio ai fan di cui si parlava sopra) ed eliminandone del tutto altre (come la parte relativa a Sirio che porta le armature a riparare e i quattro Cavalieri Neri cloni dei nostri prodi). Tutto si svolge con eccessiva fretta, succede tutto e niente in questi soli sei episodi e per qualche strano motivo a noi ignoto si sono anche permessi di perdere tempo facendo dialogare Seiya con un tombino dotato di IA (che per me rimane il personaggio più interessante, non ci vedrei male uno spin off).

Ma tutto questo è conseguenza dei ritmi forsennati di oggi, la maggioranza del pubblico, i giovani soprattutto non hanno pazienza, vogliono tutto e subito, non è un caso se appena si presenta una serie un po’ lenta questo venga quasi sempre visto come un difetto, tranne quando si parla delle serie del momento, in quel caso si è costretti a dire che sono belle a tutti i costi (ah la volubilità del web).

E certe scelte narrative sono state chiaramente prese per compiacere un pubblico occidentale e decisamente più giovane (è edulcoratissimo), non saprei dire con certezza se da parte della Toei stessa o per imposizione dai vertici Netflix, e non c’è da stupirsi di questo dal momento che i Cavalieri in passato non hanno mai sfondato come si deve negli USA, al contrario del Sud America dove vanno molto forte, cosa resa ancora più palese dal momento che il doppiaggio originale è in lingua inglese, niente giapponese per la gioia dei “veri Otaku” (#credici). I Cavalieri qua sono molto più simili a dei supereroi, partendo dal presupposto che a modo loro lo sono sempre stati seguendo il filone iniziato dai Super Sentai (i nostri Power Rangers) e dai Gatchaman, con la squadra composta da cinque elementi, ognuno con il suo colore, qua però le cose si fanno ancora più accentuate, basti pensare al design delle tutine che appaiono sotto le armature, il che non è necessariamente un male ma devono sviluppare meglio la cosa e andare oltre il banalissimo “abbiamo dei poteri e dobbiamo usarli”, ma anche la scelta di cambiare sesso ad Andromeda mantenendone invariata la caratterizzazione, cosa che ai fini narrativi al momento ammetto non cambia assolutamente nulla ma che non ha fatto altro che confermare i miei dubbi all’epoca dell’annuncio (ne parlai QUA), cosa confermata ulteriormente da molti commenti letti in rete al riguardo, ovvero che nel loro voler essere inclusivi a tutti i costi inserendo una ragazza tra i protagonisti sono riusciti ad essere ancora più sessisti (per entrambi i sessi) proponendoci un personaggio stereotipato.

Va beh arrivato fin qua vi accenno brevemente cosa invece ho apprezzato e qua ci scappa qualche SPOILER!:

  • i ciondoli porta armatura, a parte l’iconicità degli scrigni rendono più semplice e immediato il loro poter indossare l’armatura, come se fosse una vera e propria trasformazione.
  • l’aver attualizzato la serie portandola nell’era dei telefonini e di internet
  • i Cavalieri Neri made in laboratorio: nonostante la Fondazione Guraad, chiaro riferimento alla Fondazione Grado di Alman di Tule, con annessa forza militare al momento non mi convinca del tutto, messa giù così la cosa da un po’ di logica a questi avversari, prendendo i candidati alle armature poi scartati, come Cassios, e mischiandoli con il concetto dei Cavalieri d’Acciaio, un misto di Cosmo e tecnologia.
  • Cassios Cavaliere Nero, questo potrebbe rendere effettivamente ancora più interessante la sua evoluzione rispetto al manga se volessero anche qua arrivare al momento del suo sacrificio nella Quinta Casa.
  • Il doppiaggio e l’adattamento. So che sta un po’ dividendo il pubblico italiota ma da parte mia son contento del ritorno di buona parte del cast classico, dall’altra apprezzo che pur avendo mantenuto buona parte dei nomi classici si sia scelto di correggere alcune cose, finalmente Pegasus ha anche un nome proprio, l’originale Seiya, Andromeda è Shaun e Phoenix e Nero (non è un errore di battitura, tantomeno un cambio etnico, si chiama Nero, letto Niro). Dragon e Cigno sono sempre Sirio e Crystal.

Al momento non mi viene in mente altro ma direi che ho scritto fin troppo. E niente, questo Saint Seiya: i Cavalieri dello Zodiaco, remake della serie omonima al momento è bocciato, pecca troppo di una scrittura abbozzata e frettolosa, in tal senso ho apprezzato molto di più la riscrittura di She-Ra ma dovreste saperlo. Ovviamente dopo soli sei episodi fanno ancora in tempo a rimettersi in carreggiata, lo scopriremo col tempo.

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4 pensieri su “Saint Seiya: I Cavalieri dello Zodiaco – Stagione 1 ep-1-6

  1. “ciondoli porta armatura, a parte l’iconicità degli scrigni rendono più semplice e immediato il loro poter indossare l’armatura, come se fosse una vera e propria trasformazione.”
    I power rangers!!! 🖤

  2. Cassios come cavaliere nero è stato sfruttato in una parodia

    Comunque, se è venuto male, peccato. Sospetto che la velocità non sia dovuta tutta allo spirito futurista dei giovani, tutti voosh voosh, piuttosto alla necessità di stiracchiare il budget.

  3. Mi piace che abbiano dato una identità borghese a chi non l’aveva (Seiya, ad esempio), scelta giusta.
    Il resto… lasciamo perdere. Mi fido delle tue impressioni, certo si voleva fare qualcosa per un pubblico diverso, giovane e americanizzante.
    Ah, la questione dei ciondoli è simile a Saint Seiya Omega, sequel ufficiale dell’anime classico: i nuovi protagonisti avevano le loro cloth all’interno di pietre/ciondoli e la cosa non era male.

    Moz-

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