Il diario della mia scomparsa – Recensione

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Parlare con ironia di un periodo buio e drammatico della propria vita è possibile? Per alcuni potrà sembrare impossibile ma secondo Hideo Azuma, autore conosciuto in Italia soprattutto per Pollon e Nanà Super Girl (Nanako SOS) la risposta è si e infatti ne Il diario della mia scomparsa ci racconta il periodo della sua depressione, tra il tentato suicidio, la vita da clochard e l’alcolismo. Una robetta da niente insomma.

Questo volume mi ha incuriosito sin dal primo momento in cui ne ho scoperto l’esistenza e la lettura mi ha totalmente ripagato. Azuma mette in chiaro subito le cose: “questo manga si sforza di avere una visione positiva di tutta la faccenda, quindi ho evitato il più possibile i disegni realistici”. E ci riesce, il contrasto tra gli eventi narrati e il modo in cui sono narrati colpisce e lascia il segno, è impossibile ignorarlo dopo la lettura, a non riflettere su cosa può spingere una persona a tentare il suicidio, non riuscendoci, e quindi a mollare tutto, famiglia e lavoro, per scappare e vivere da senzatetto per ben due volte mentre sprofonda lentamente nell’alcolismo. Sarebbe facile e scontato dare la colpa alla depressione, l’accumulo di lavoro e la mancanza di idee portarono Azuma ad isolarsi, indubbiamente la pressione cui vengono sottoposti i mangaka ha avuto un ruolo determinante nonostante poi nel suo diario non lo dica mai troppo esplicitamente, quello lo svela realmente solo nell’intervista a fine volume, ma dalle parole e dal racconto dell’autore traspare una persona molto fragile, ma al contempo molto forte se riesce a parlare così liberamente e con leggerezza di cose così intime, qualcosa di cui una persona razionalmente si vergognerebbe, per sua stessa ammissione, in particolare nella terza parte riguardante il suo periodo d’alcolista e il ricovero in una struttura per la disintossicazione, la più toccante per quanto mi riguarda, anche per come descrive nei dettagli cosa comporta essere un alcolizzato, ad Azuma piace far ridere la gente, come se fosse il suo contributo in famiglia e nella società, ma allo stesso tempo non riesce a prendere con leggerezza il proprio lavoro e la propria vita, un eccessiva razionalità nel fare dell’ironia, un qualcosa che inevitabilmente porta ad un corto circuito e che costringe Azuma a convivere con questi suoi demoni, perché per quanto li combatta non lo lasceranno mai, ma almeno può contare sulla sua famiglia, in particolare su quella santa di sua moglie, che forse un po’ di spazio in più se lo sarebbe meritato.

Il diario della mia scomparsa è stata una delle letture più interessanti non solo dell’ultimo periodo ma dell’intero 2019, mai scontata o banale, ma non per questo meno reale, a partire proprio dai toni usati. Consigliato? No, consigliatissimo, e ora preghiamo che J-Pop traduca anche il seguito.

La scheda
Titolo: Il diario della mia scomparsa
Edizione originale: Shisso Nikki, East Press 2005
Edizione italiana: Il diario della mia scomparsa, J-Pop, 2019
Storia e disegni: Hideo Azuma
Formato: brossurato
Prezzo: € 12,90

7 pensieri su “Il diario della mia scomparsa – Recensione

  1. Un autore abbastanza chiacchierato, sin dagli esordi come autore di fanzine lolicon (se non sbaglio, era una cosa del genere).
    Sapevo dei suoi problemi e di questo manga che li descrive.
    Infatti, volevo proprio recuperarlo.
    Se sapesse quanto è amato in Italia, con Pollon replicata ogni 3×2, forse il suo umore non sarebbe caduto così in basso! 😀

    Moz-

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  2. Questo è un genere di storia che mi piacerebbe leggere, dato che approfondisce la vita di un autore importante, almeno per me (il cartone di Pollon è una delle basi del mio interesse per la mitologia, assieme a una punizione in seconda elementare – leggere una pagina sull’idra di Lerna) e se lo fa in una forma autoironica, che richiede un certo coraggio, vale sicuramente molto.

    Piace a 1 persona

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