Dracula, la miniserie BBC – Recensione

Dracula serie tv BBC/Netflix

Dal 4 Gennaio Dracula, miniserie andata in onda su BBC scritta e ideata da Steven Moffat e Mark Gatiss (il duo di Sherlock) è disponibile su Netflix, ovviamente non essendomi quasi mai fatta mancare una trasposizione del romanzo e avendolo letto un po’ di anni fa non potevo esimermi questa volta, il risultato è una sensazione alquanto mista tra il già visto, il potenziale non sfruttato a dovere e il disappunto, insomma tutto da buttare? Ni.

Premettendo che ormai sono quasi rassegnata tra look orrifici iconici (ma estremi), mogli perdute reincarnate e  umanizzazioni varie a non vedere una trasposizione veramente fedele del romanzo di Bram Stoker perciò voglio tralasciare quanto ci sia del romanzo e quanto prenda da altre trasposizioni e soffermarmici, anche perché se dovessi farlo il giudizio del prodotto risulterebbe esclusivamente negativo in quanto è di fatto una lunga lista della spesa di citazioni e del già visto sul vampiro più famoso di sempre, ci sarei passata sopra se l’uso e la rinfusa di questi elementi mi avesse minimamente coinvolta, ma non lo ha fatto.

Prendiamo l’esempio base generico del Dracula (non di Bram Stoker) di Coppola in quanto più famoso e fruibile cinematograficamente per la mia generazione: era un romance-gotico che prendeva in prestito la struttura generale del romanzo (difatti rimane quello più vicino, baffetti del conte compresi) ma che stravolgeva e reinventava il personaggio seppur riproponendo l’umanizzazione già avvenuta in pellicole precedenti, il rapporto Mina-Dracula è blasfemo nei confronti dell’opera originale, non c’entra niente e ne faceva addirittura il succo del discorso oltre che il mezzo per la tematica del perdono e della redenzione, tematiche che nel romanzo a sfondo prettamente cristiano vengono più proiettate verso la fede, non sul mostro che rimane invece in ombra, sempre visto tramite gli occhi dei suoi nemici e senza comunque il bisogno del perdono per ottenere quel minimo di pace e rispetto astratto persino nella morte.

Insomma nel complesso fu qualcosa di più commerciale che però funzionava e a parte qualche licenz… melensità poetica fa sempre piacere rivederlo, è un guilty pleasure che riesce laddove altre trasposizioni falliscono, ossia si prende delle responsabilità interpretative (anche se appunto quel “di Bram Stoker” nel titolo l’avrei evitato),  in questa miniserie viene ripreso e citato un po’ in tutte le puntate questo modus operandi sull’umanizzazione eccentrica del vampiro e sulla presenza di una relazione ossessiva/caotica/ romantica cardine usata come mezzo per stravolgere la natura del romanzo cercando di approdare su altri lidi. Il rapporto centrale in questione di tentazione, lussuria e dicotomia non è più quello con Mina ma con Van Helsing qui fuso con Suor Agatha e reso donna; ora la mia recensione dovrebbe quasi fermarsi qui con la domanda sempreverde e che vorrei ribadire con un megafono a tutti gli scrittori che si approcciano solitamente a questo classico: “ma quando avete un personaggio come Mina Murray, che nel 2020 potrebbe lasciarsi alle spalle quella parte di potenziale non sfruttato appieno a causa della religiosità dell’opera ma comunque così innovativo per l’epoca, perché trasformare Van Helsing in donna? Il bisogno qual era, finto progres… ehm regredire? Il subplot omo (di personaggi non fluidi) che tanto fa gola nelle serie in questo decennio? Sfruttare meglio i personaggi aggiunti omosessuali della nave o addirittura infilarli nel plot della puntata moderna, no? No evidentemente.”

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Ormai dovrei saperlo a forza di cascarci che per essere inclusivi in storie già scritte o stabilite devi per forza storpiarne la tematica o essere “esclusivi” in altro modo, quando poi lo si fa con un’altra “minoranza” (che brutto termine) la questione mi fa sempre sganasciare! A quanto pare farlo trovando una logica è troppo difficile seppur pagati profumatamente. Insomma l’idea geniale a questo giro è trasformare e affibbiare il girl power all’altro personaggio maschile stra-famoso e stra-sfruttato partorito dal romanzo e meno male che in queste ore orde di progressisti e conservatori si stanno azzannando sull’argomento sui social riempiendosi la bocca come al solito, tutti, nessuno escluso senza mai che avessi letto una considerazione o riflessione sul personaggio bellissimo già esistente in questione… da lettori… che vergogna. Van Helsing e Mina condividono la stessa importanza come nemici del famelico mostro, anzi Mina illumina più volte il professore che ne rispetta profondamente l’intelligenza, la dedizione e il coraggio, essa a differenza di quest’ultimo entra anche in contatto più da vicino con la tentazione e la trasformazione del mostro pur ripudiandolo, oltre a porre fine alla sua esistenza, tutte parti queste che raramente sono state trattate con dignità su schermo, paradossalmente è riuscita ad essere più incisiva la ragazza innamorata del vampiro del film di Coppola o addirittura la tostissima donna post-Dracula della Lega degli Straordinari Gentlemen nel fumetto di Alan Moore (nonché il motivo principale per cui leggerlo), versioni quindi diverse, storpiate o complementari a quella originale; in questa occasione sull’ormai piattaforma streaming più fruibile al mondo quando potevamo scrollarci di dosso qualche “licenza poetica” di troppo mettendo in risalto nel periodo storico giusto una grande eroina gotica letteraria tutto questo passa in secondo piano a favore del solito bromance fra maschi solo mascherato dalle apparenze, va beeene.

Questa cosa ammetto che mi ha dato non poco fastidio e non mi ha fatto godere appieno della miniserie, l’ho trovata una scelta non necessaria e molto gratuita su Van Helsing e su Mina che fra l’altro fanno sparire dopo la prima puntata e viene anche trattata da imbecille.

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Tornando al prodotto in sé  le cose da apprezzare si contano sulla punta delle dita, in primis abbiamo un’ottima e affascinante interpretazione di Claes Bang del Conte che torna al look vintage iconico di Bela Lugosi, lui è stato molto credibile e un po’ gigioneggiante, per certi versi davvero sensuale, i dialoghi brillanti hanno sicuramente aiutato dato che sono la seconda cosa positiva in mezzo al pastrocchio, anche se ogni tanto diventavano ripetitivi e noiosi nelle modalità di scherno suora-vampiro e sopratutto irritanti durante le interruzioni al racconto di Jonathan Harker, erano buttate lì per ricordare certe condizioni femminili all’epoca (e attuali) totalmente gratuite, insomma avrei preferito più humor nero sullo stile del bouquet a testa di suora (arguta trovata) che non il me too retorico spezza tensione. Il caro Jonathan è forse l’ultimo punto, ammettiamolo, non fa una bella fine e non ho apprezzato nemmeno la sua di “gettata nel pattume” in favore di altro, nemmeno la mescolanza con il Renfield originale citofonatissima ma almeno ha avuto un arco compiuto nella tragedia che si ricollega al finale proposto, risaltandone il coraggio individuale, insomma sono riusciti a dare un po’ di personalità a un personaggio che seppur trattato bene nel romanzo e seppur coraggioso nell’affrontare il mostro fuori e dentro mi è sempre sembrato vivere più dell’amore  riflesso e incondizionato della fidanzata che per costituzione propria.

Arriviamo così al punto finale e all’inganno “bonario” degli autori, insomma dopo due puntate in cui si alternano pathos, sangue e noia ambientate nel passato con dei buoni costumi e una CG un po’ pessima, i famosi rimandi misti al passato ludico e non del vampiro trovano compimento e si fondono ancora una volta ma nell’era moderna, l’ultima puntata difatti si svolge interamente nella Londra moderna, con un Dracula un po’ più vicino caratterialmente al Lucifer della serie tv che si crogiola nel suo stesso mito anche lì con il nonsense di affibbiarci  la storia di Renfield servo gestita in modo ridicolo e della trasformazione di Lucy tra chat e selfie, cosa che non ero sicura di voler davvero vedere, un avvenimento che se mancava in puntata lo svolgimento rimaneva uguale dato che bastava l’argomento sulla dipartita di Jonathan e il discorso sulla discendenza del conte per arrivare al dialogo centrale e finale fra lui e la pro-pronipote (o solo pro?) di Van Helsing (ammettetelo pensavate che solo negli anime e in Ritorno al Futuro i discendenti o parenti erano tutti uguali e invece! Strizzatina d’occhio sempre alla famosa reincarnazione? A quanto pare non ce ne libereremo mai, in un modo o nell’altro), altra cosa che non ero sicura di voler vedere era l’amplesso onirico tra nemici, per carità col mio nickname lungi da me criticare questa scelta moralmente se attuata con criterio ma con Van Helsing alla base è tutto un sotto-testo ed è tutta un’altra storia (fosse rimasta esclusivamente la pronipote senza riprendere accenti o incursioni spiritiche, da donna ancora ancora, ma così è citofonato) insomma volete fare la blasfemia a dispetto di Stoker come fece Coppola con Mina? Fatela fino infondo! Van Helsing si manteneva uomo dal principio e avevano la loro relazione come la si voleva intendere, con gli altri comprimari trattati decentemente allora avrei potuto surclassare questa fobia del romanticismo a tutti i costi come per l’altro prodotto, certo, trattati tutti gli altri com’è stato fatto invece non mi sarebbe piaciuto lo stesso (comunque mancavano giusto loro all’elenco delle prevedibilissime fanfiction yaoi canonizzate in tv), il finale e questa immagine se da una parte rende poetica visivamente la scena dall’altra ne spezza la drammaticità data dall’argomento, il solenne silenzio e coraggio spiazzante che il mostro dovrebbe trovare diventa una carezza inutile e immeritata.

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Ancora una volta ci troviamo davanti a un prodotto che non prende delle decisioni precise e convinte, vuole attingere dal materiale originale, reinterpretarlo tenendo conto di quanto fatto già troppe volte e poi vuole anche renderlo moderno, svecchiarlo e trovare il suo compimento in una paura attuale oltre che azzeccata, insomma si vogliono sempre mettere i piedi in troppe scarpe facendo i fantastici e il troppo stroppia.

Concludendo abbiamo una miniserie che non sa cosa vuole essere, quelle che io definisco “ibridi inconsapevoli”, non consacra il mito e nemmeno lo dissacra perciò ne avrei francamente fatto a meno e non sono nemmeno sicura di volerne un seguito qualora si trovasse il modo o il budget per andare avanti (nonostante il finale mi sembri abbastanza chiaro), purtroppo abbiamo avuto e visto talmente tante versioni alternative di questo personaggio mitico oltre ai derivati che in realtà il vero taglio nella tela o l’unica alternativa giusta rimasta è proprio riportarlo al suo status quo originale, sarebbe quindi tornare ad una trasposizione fedele nei dettagli o approfondirla (ad esempio l’idea della nave non era male nella seconda puntata), far tornare il mostro alla semplice presenza oscura non umanizzata e demoniaca che imperversava e affascinava tra quelle note, altrimenti a forza di licenze creative tra film, cartoni, videogiochi, cosa ci resta? Lucifer 2.0? Supernatual 80esima stagione? O magari una versione tutta moderna poliziesca? No per quello abbiamo già i romanzi di T.Harris quindi niente, nemmeno lì, ahimè quando si diventa praticamente un patrimonio popolare e culturale dove tutto si influenza a vicenda non è nemmeno facile, lo capisco.

Apprezzo lo sforzo ma questa miniserie nel complesso è un passatempo a tratti ben gestito (un po’ soporifero) per gli amanti del genere e del re dei vampiri senza troppa infamia e nemmeno troppa lode, dimenticabile, ciò che rimane permettetemi di ironizzare è l’eterna sofferenza del lettore in ogni trasposizione, persino in quelle uscite benissimo, non c’è niente da fare, un lettore accetta, surclassa ma comunque piange dentro, perciò fatevi un favore, di ogni derivato, se vi colpisce, se v’interessa, leggetevi sempre i libri e… e poi?… Beh, e poi rileggeteli!

7 pensieri su “Dracula, la miniserie BBC – Recensione

  1. Mi sono avvicinato alla tua recensione, stimatissima Clarice, con il massimo rispetto, che ho poi mantenuto fino alla fine, malgrado l’evoluzione del tuo ridimensionamento qualitativo su tutta l’operazione del Dracula della BBC si distanziasse sempre più dal mio ed anche se il mio giudizio finale su questa miniserie si è dimostrato molto diverso dal tuo, il sollievo di leggere il tuo equilibrato argomentare non mi ha mai lasciato!

    Ho parlato di rispetto, anzitutto intellettuale, perché tu, che sei così amante della buona letteratura, forse ancor prima che della buona televisione (non a caso il riferimento del tuo nickname è, come già detto in altra sede, letterario ancora prima che filmico), hai saputo con orgoglio prendere le distanze da chi invece in queste ore ha giudicato questa miniserie solo per la fedeltà (presunta) ad un precedente letterario o filmico: moltissimi di coloro che scrivono su questa fiction si sono infatti limitati a confrontare il sarcastico e fondamentalmente investigativo approccio di Moffat & Gatiss (nonché i loro abituali utilizzi della tecnologia contemporanea a livello comunicativo) alla leggendaria storia del Conte, con un ideale ortodossia che in realtà non può essere trovata né nell’iconico film di Coppola (che io personalmente ho adorato e continuo ad adorare, pur essendo esso stesso un grandissimo tradimento dell’opera originale di Stioker, come hai brillantemente sottolineato anche tu), né nelle pellicole della Hummer (che è il vero riferimento visivo di partenza di questa nuova miniserie), ma soprattutto attribuendo alla fenomenologia del vampiro un canone che in realtà è solo una convenzione ed un artifizio e non una verità storica (se Tarantino uccide Hitler in un Cinema, si prende una licenza poetica dalla Storia, ma se io tratteggio Dracula senza baffi o senza peli sulle mani, lo faccio innamorare di Mina in modo corrisposti o se addirittura lo rendo gender fluid, sto solo scrivendo una storia diversa da Stoker e non sto infrangendo nulla di sacro).

    Una volta prese le distanze, dunque, le tue critiche si sono brillantemente basate soltanto su quello che io sono abituato a chiamare specifico filmico ovvero sulle scelte di sceneggiatura, di dialogo ed in qualche modo di messa in scena: è infatti su questo che si dovrebbe concentrare, come hai fatto tu, chi davvero volesse capire la bontà o la scarsezza di un’operazione di questo tipo, perché la rielaborazione di un testo scritto, come quello dell’autore che per primo canonizzò la figura del vampiro, pur con precedenti importanti (la Carmilla di Le Fanu su tutti), va letta nell’intelligenza delle sue scelte, nel valore della sua interpretazione ed infine nell’efficacia del ricordo che lascia allo spettatore e quindi all’utilità o meno di tutto il progetto: è ovvio che io e te dissentiamo su questo aspetto, ma penso che si sfoci davvero in un fatto di gusti, quelli per cui ciò che è Inferno per alcuni, è Paradiso per altri…

    Mi risulta molto difficile allo stato attuale, avendo io stesso in gestazione un lungo articolo su questo argomento, dettagliare i motivi del mio grande apprezzamento finale per questa trilogia di film sequenziali, realizzati per la tv inglese e furbamente distribuiti da Netflix nel resto dell’Europa, perché sarei costretto a fare continui spoiler, in modo inopportuno per i lettori del tuo post, citando righe di dialogo, plot twist e persino svolte narrative davvero pazzesche e tutto solo per avvalorare le mie tesi e sostenere il mio ego (già troppo smisurato), “vivisezionando” così moltissime scene e finendo per ucciderne la magia.

    Alla fine, malgrado i distinguo (penso che non solo i dialoghi siano brillanti, ma anche la costruzione dei personaggi), resta da parte mia il grande rispetto per te, come lettrice, come recensore e come mente brillante.

    Ad maiora.

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    • Mi fa davvero molto piacere leggerti Kasabake, anche se discordante quando un’opinione ha argomenti validi esposti in modo efficace e veloce come i tuoi è sempre apprezzata, se non di più ti dirò! Sono molto curiosa di leggere la tua recensione e sapere in modo dettagliato come valuti il tutto, chi lo sa, magari certe cose me le fai anche rivalutare!
      Ammetto a volte di essere un po’ troppo severa con certe trasposizioni e non tanto per gusto personale quanto forse per aspettative, in questo caso mi aspettavo qualcosa di veramente molto più deciso e diverso, tanto che ho apprezzato più i momenti dove era quasi del tutto originale e poco pescava qua e là, romanzo compreso, mi accorgo che la pretesa di una trasposizione fedele ma approfondita e svecchiata, o un qualcosa di totalmente originale è quasi un’assurdità per arrivare a un pubblico veramente ampio oggi, molte cose bisogna inevitabilmente tenerle in conto un po’ come dico alla fine in ogni caso non ci sarebbe niente di veramente nuovo, ed è un po’ assolutista questo andare per estremi, non lo nego affatto, ma davvero non ho l’intenzione di giudicare con le critiche chi ha apprezzato il prodotto e spero si capisca, sono più infastidita da questo continuo urlare ai cambiamenti da “politically correct” da entrambe le parti, mi spiego meglio : chi lo trova bello perché c’è la sessualità fluida o un ruolo importante femminile e copre queste cose col progressismo tirando fuori SOLO quegli argomenti dettati da rivalse varie, nulla di più tecnico o di più analitico, alcuni poi solo perché erano già comprati dal “fattore Sherlock” l’avevano già deciso (serie che ho apprezzato, non da diventarne pazza, ma mi è piaciuta, quindi non sono così fondamentalista come sembro alla fine, anzi mi aspettavo si distanziassero ulteriormente da quel tipo di dinamiche pur essendo il loro stile, ma non siamo andati tanto lontano secondo me e, anche lì il discorso del fandom e della sua influenza non è certo semplice). Dall’altra parte ci si chiude e si demonizza perché c’è un cambio di sesso, Lucy è nera, c’è la fluidità, i gay sulla nave e bla bla quindi dev’essere per forza fatto tutto con malizia, nemmeno usare la parola furbizia che magari sarebbe pure più adatta, il tutto anche qui senza mai scomodare una ragione più valida del semplice odio che quasi davvero sfocia nella misoginia o xenofobia generica, per non parlare del fatto che ho letto solo recensioni che facevano elenchi di ciò che c’è e non c’è e basta, credo che alla fine questo tipo di opinioni siano certamente rispettabili nel soggettivo ma molto povere e semplicistiche nel quadro generale per qualsiasi tipo di prodotto, uno stupido tifo da stadio come al solito.
      Da lettrice frustrata (che poi finché sono classici letterari va pure bene ai libri infondo, il peggio è quando ti piacciono quelli che nessuno considera! O quelli da cui sono scaturiti film famosissimi. Lì serve una terapia di gruppo perché trovi raramente dialoghi costruttivi) leggerò volentieri la tua opinione sapendo già di non trovare lo stupido “tifo da stadio”, ti esponi sempre argutamente con sapienza e rispetto e questo non te lo ripeterò mai abbastanza.

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      • C’è qualcosa di poetico e struggente nell’amare ciò che si teme maggiormente ed è poi (per te che hai visto la serie), il più grande messaggio della scena finale, senza entrare in alcun dettaglio perché qui davvero lo spoiler ucciderebbe ogni emozione, più delle vittime del Conte.

        Non ho scritto questo incipit per anticipare in qualche modo ciò che dettaglierò poi nel mio post, ma perché ho letto le tue parole, con cui criticavi in modo doloroso (sofferto) quelli che consideri “tradimenti” del testo e lo facevi non già come una lettrice distaccata (o peggio come una di quelle blogger che posiziona libri dalle belle copertine su tavolini lucidi pieno di fiori, come va tanto di moda da parte delle influencer letterarie, al centro di polemiche sterili del web), ma come un’amante, che gode del piacere quasi lussurioso di alcune mirabili pagine di letteratura (perché ad una vero lettore o lettrice che dir si voglia, quello che un grande narratore con le sue parole evoca è proprio piacere intellettuale e sensuale) e che pertanto soffre quando le vede incomprese, millantate, trasformate, banalizzate, arrivando persino a preferire una dolce bugia, alla verità di vedere il proprio idolo giacere morto, sul tavolo freddo di un anatomo-patologo che lo sta aprendo, sezionando, smontando…
        E così ti sembra che Moffat e Gatiss abbiano fatto, persino ridendo, mentre tenevano in mano le budella letterarie di Bram Stoker.
        Questa emozione e questa tua sincerità è ciò che maggiormente alimenta la stima che ho per te ed il rispetto per le tue parole, sempre, anche quando, come scrivevo, le nostre parole dissentono.

        Non so quando riuscirò a scrivere su Dracula, ma per ora mi diverto a leggere le polemiche che stanno divampando in rete…

        P.S. Pensa che il migliore dei tre episodi per me è il terzo ovvero il più disprezzato anche da chi ha gradito la serie, nonché il più lontano dalla tradizione, ma anche quello in cui il filo investigativo della stirpe delle Van Helsing (il sangue è vitE) raggiunge l’agognata soluzione di tutti gli enigmi e dove l’amore romantico in extremis ritrova il palcoscenico.

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        • Sai cosa mi fa più piacere di questa nostra conversazione? ..che alla fine con argomenti e civiltà a un punto in comune si ci arriva, sopratutto comprendendosi nel profondo e, appunto, sapendo leggere, aldilà delle parole, perché infatti fra i tre episodi quello che ho preferito pur sottolineando ciò che ho scritto, è proprio il terzo, perché contestando alcune scelte ancora legate alla sua origine prende più distacco e più decisioni estreme, insomma trova il culmine della sua identità e l’ho percepita, oltre al fatto che ho apprezzato molto e ribadisco ho trovato veramente azzeccata la tematica di base, mi stupisco invece di leggere in giro che sia quello più preso in giro o martoriato, ti giuro, pur con il mio giudizio non entusiasta mi aspettavo che fosse proprio il terzo a colpire di più.
          Il discorso libri, guarda risulterò pure spocchiosa o magari stucchevole a seconda dei punti di vista ma per me è proprio così, considero il piacere di leggere quanto quello sessuale o gastronomico, poiché intimo e accomunante al contempo, ci sono imprescindibilità in queste tre cose che accomunano chi le gusta o compie ma il modo o il motivo di volerle vivere è quasi sempre diverso, anche quando ci sono sensazioni e percezioni simili in una storia e questa appunto è una grande bellezza e una grande maledizione, lo specchio stesso dell’essere umano, siamo insieme e siamo anche soli e dobbiamo imparare a vivere in entrambi i casi. Sbagli, arte,oscenità,opere di bene e così via vengono tutte da queste eterne contraddizioni.
          Un libro è come un amante puoi amarlo per tutta la vita e rimane dentro di te per sempre, può essere una passione fugace e rubata oppure una delusione imbarazzante, a volte crea persino dipendenza; non sembra diverso da tante altre passioni descritto in questa maniera ma a suo modo è qualcosa di unico, chissà magari per approfondire meglio cosa intendo potrei anche dedicarci un post prossimamente, in modo da non andare troppo fuori tema adesso.
          Prenditi il tempo che ti serve per scrivere e ponderare, aspetterò e commenterò di sicuro 🙂

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          • Certo, che se uniamo con un tratto di penna i due puntini, costituiti il primo dall’idea di un possibile tuo pezzo sul piacere della lettura (scritto con quel tuo stile impetuoso e pieno di fascinazioni e citazioni, con animo da fine ‘800 e prosa degli anni 2000) ed il secondo dall’idea (espressa poco tempo fa da te e dal tuo sodale compagno di blog) di rendere il vostro blog qualcosa che esca dal confini stretti del solo nerdismo, allora, cara Clarice, abbiamo un vero progetto di vita, arte e cultura…
            Auguri per tutto!

            P.S. ovviamente sarò onorato di un tuo commento, quando sventolerò tutta la mia prosopopea, pontificando sul Dracula della BBC, come se io unico al mondo fossi depositario del verbo… Ed accoglierò un tuo ridimensionamento guardati con sorriso sardonico ma enormemente grato.

            P.P.S. permettimi un po’ di snobismo, ma io sono convinto che tra signori ci si intenda, dico bene?

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  2. Digitando sullo smartphone, ho fatto svariati errori di battitura (dannato correttore automatico!), di cui spero mi perdonerai, ma certo che “Hummer” al posto di “Hammer” non si può proprio vedere, sob!

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