YOU stagioni 1 e 2 – Recensione

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YOU è una serie TV attualmente in corso composta da due stagioni, ideata da Greg Berlanti e Sera Gamble, basata sui romanzi “You” e “Hidden Bodies” di Caroline Kepnes, segue le vicende della disastrosa e maniacale vita (sopratutto affettiva) del libraio Joe Goldberg (interpretato da un bravissimo Penn Badgley) che attratto da Guinevere Beck (Elizabeth Dean Lail), una cliente casuale, ci fa conoscere e sprofondare non solo nel suo sinistro mondo manipolativo da stalker ma anche nella generale follia che circonda da sempre i sentimenti umani.

ATTENZIONE: L’ARTICOLO CONTIENE ALCUNI SPOILER

Prendete un pizzico dell’arte di fingere da Tom Ripley e tutto il resto da Humbert Humbert di Lolita togliendo la pedofilia e la consapevolezza del “proibito”, mischiate questi elementi con un approccio televisivo tra Dexter e Gossip Girl (casting geniale in questo senso), poi posizionatelo decisamente in fondo alla lista degli  “assassini disorganizzati” e otterrete Joe, il protagonista perfetto per ritrovare una sorta di comfort zone della follia e al contempo assaporare qualcosa di nuovo in spazi sottili e controversi.

Joe è il mio nuovo personale “paperino del crimine”, irresistibile e repulsivo, simpatico e mostruoso, furbo e imbranato, un protagonista riuscito e credibile nelle sue contraddizioni e in quello che volutamente trasmette. L’anti-Dexter Morgan per eccellenza, in quanto se per quest’ultimo la consapevolezza di essere un “mostro” lo conduce inesorabilmente ad abbracciare l’umanità, per Joe assistiamo al percorso contrario: la presa di coscienza del mostro. Egli è convinto di essere poeticamente sentimentale, di agire nel giusto, solo l’escalation degli eventi (e dei cadaveri) gli instilleranno il dubbio di guardarsi dentro, cosa che peraltro non accetta. Joe idealizza le sue “prede” per idealizzare se stesso.

La serie in queste due stagioni sviluppa la tematica in modo intelligente e brillante, accompagnando lo spettatore insieme al protagonista verso il lato oscuro dei sentimenti e mettendolo alla prova; insomma quanti hanno quasi perdonato l’imperdonabile a Joe perché Beck di base era simpatica come un bacco nel sedere? Nessuno? Uhm dai, non mentite, smettetela di vergognarvi perché per un nanosecondo pur disgustati l’avete pensato! Le controversie son belle per questo no? Mettono a nudo anche il vostro lato “imperdonabile” e vi fanno riflettere (invece per Peach l’abbiamo perdonato tutti ammettiamolo). Nella prima stagione ho davvero apprezzato che la co-protagonista/preda non fosse una santa ma una ragazza abbastanza libertina con contraddizioni umane, in lotta con se stessa, più insoddisfatta e immatura che altro, nonché esponitrice del monologo finale più adatto a definire ciò che è la serie e quale sia il problema di Joe nel relazionarsi e nel controllo,  spero che questa scelta mi faccia apprezzare anche il romanzo (che assolutamente recupererò) e, se alla prima quindi viene scelta una via più easy per farci simpatizzare con il criminale, la seconda stagione invece comincia a far zoppicare le certezze, Joe finiamo per apprezzarlo sempre ma mettendo in campo personaggi più amabili seppur problematici (in alcuni casi più di lui), diventa  difficile anche solo pensare a quel famoso nanosecondo di assoluzione, quindi cominciamo giustamente a fare i conti, assieme al protagonista, col disappunto e col dispiacere. La dinamica generale ricalca la stagione precedente aggiungendo qualcosa in più sull’infanzia di Joe rendendoci sempre più chiaro da dove derivi “l’amore per l’amore”, ma la nuova carne fresca in questione: Love Quinn (Victoria Pedretti), non è assolutamente Beck! E qui scatta una sottigliezza ironica che infondo critica anche noi, insomma Beck era una screanzata che tuttavia non avrebbe mai toccato un moscerino, Love d’altro canto viene scritta e descritta in modo poetico, triste, altruista e tenero fino alla rivelazione finale che spiazza anche Joe, le due donne sono una contrapposizione squisita. La parte migliore della seconda stagione credo sia proprio il finale non solo per la gestione del dramma generale ma anche per la conferma che Joe non vuole realmente essere amato per quello che è, anzi! Mi aspetto una terza stagione veramente succosa con tutta la carne al fuoco che han messo, potrà essere la conferma o la delusione della vita credo. In ogni caso conterò i minuti.

Tirando le somme YOU è una serie perfetta nell’imperfezione, non è tecnicamente audace, non è visivamente sconcertante, non ricerca un plot di puntata in puntata particolare, non si preoccupa volutamente di adottare una narrativa procedurale mai e ogni tanto richiede una certa dose di sospensione all’incredulità, tutte cose che permettono onestamente di immergersi in quella che è la tematica, in pratica la serie si trascina in una sequela tragicomica di eventi come gli stessi sentimenti/ossessioni labirintiche che racconta. Insomma lo consiglio ardentemente! Senza assolutamente elevarlo a miglior serie con serial killer per protagonista o capolavoro del genere è entrata prepotentemente fra le mie preferite, e visto che mi fanno arrabbiare mettendo in pausa Mindhunter (scandaloso!) se da domani mi regalano in esclusiva altre 400 ore di Paperino-Joe, addio vita sociale!! (se c’è mai stata) Almeno mi consolo.

Concludo con due parole sulle polemiche che da sempre accompagnano questi prodotti, perché l’altro ieri era Dexter, ieri Joker, oggi è Joe, domani un altro… insomma la storia più vecchia del mondo: quando ci sono per protagonisti personaggi che sono negativi (poco importa se villain o antieroi), arriva la polizia del web (o dei giornali) che ti deve ricordare come He-Man a fine puntata che queste cose non si fanno, che non si romanticizzano, che la gente muore per persone così e che danno per scontato che tutti siano dementi come pensano loro. Empatizzare non vuol dire giustificare! Assolutamente! Mettetevelo in testa bene tanto quanto amate ricordare agli altri come siano persone orribili e pro-abuso ad approvare l’esistenza di questi prodotti!

Questi sono libri, fumetti, serie tv, ergo FINZIONE, la finzione non è ciò che deve darvi l’UNICO esempio per vivere in modo sano la vostra vita, gli uomini non finiscono a fare gli stalker perché l’hanno visto da una serie tv né tanto meno delle ragazze sceglieranno il compagno sbagliato (anche inconsapevolmente) perché hanno trovato simpatico un protagonista del genere, magari la vita fosse così facile! Magari si potesse risolvere tutto lo schifo cancellando semplicemente un prodotto! Magari ci si mettesse lo stesso odio adottato per petizioni, pressioni e balle varie quando un giudice chiede ancora come una ragazza fosse vestita prima di essere stuprata e altre vergogne varie. Il giorno che i “social justice warrior” troveranno terreno definitivo cosa ci sarà più da raccontare? “C’era una volta un coniglietto che viveva sulla collina e… punto” niente complicazioni, niente dispiaceri, niente evoluzioni o involuzioni insomma niente d’interessante, di riflessivo e nemmeno da criticare nel caso.

Usando una metafora: il telecomando lo utilizziamo noi. Il resto sono chiacchiere da bar, scenate e scaricabarili per una realtà che non ci preoccupiamo di migliorare veramente.

 

6 pensieri su “YOU stagioni 1 e 2 – Recensione

  1. Ho finito con l’appassionarmi a questa serie proprio perché mi ricordava Dexter, una sorta di figlio illegittimo da cui ha ereditato l’impostazione, la narrazione in prima persona e l’umorismo cinico, e allo stesso tempo ne è tutto il contrario.

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  2. Grazie a te, Clarice, ho trovato la mi anuova serie da vedere!

    Hai infatti reso perfettamente l’idea di cosa uno spettatore può trovarsi di fronte, inquadrando emozioni, casting e soprattutto il mood con cui è stato realizzato questo prodotto d’intrattenimento: fantastico, scrivi troppo bene e come fai sempre, mi hai conquistato!
    Certo, non avrei dovuto aspettarmi di meno da te, ma è stata comunque una piacevolissima sorpresa leggerti “surfare” sopra tanta televisione sia mainstream che anche iconica, oltretutto in un pezzo scandito da alcune riflessioni di carattere estetico e narrativo assolutamente importanti, come quando dici «Joe, il protagonista perfetto per ritrovare una sorta di comfort zone della follia e al contempo assaporare qualcosa di nuovo in spazi sottili e controversi»… Col piffero che un lettore può trovare in un altro blog una simile elaborazione concettuale!

    E poi la tua chiusura, come sempre con una fustigata ai pessimi costumi in voga all’epoca dei social network, una punzecchiata ai finti difensori della morale, a coloro che in tutti i campi ed in tutte le situazioni, perdono (o fingono di perdere) il senso di realtà, confondendo finzione e vita vera.

    Applausi.

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    • Grazie di cuore 🙂 come sempre, spero di sentire anche la tua opinione poi sulla serie, scusa il ritardo! A proposito ho visto la pubblicazione della tanto attesa rece su Dracula, ci leggiamo da te!

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    • hahaha hai reso l’idea, merita, ripeto non è sicuramente un prodotto di alti concetti ma riesce ad arrivare molto bene allo spettatore e a districarsi in sentimenti spinosi, insomma veramente efficace e sopratutto d’intrattenimento, diamine voglio sapere anche io come va a finire!! XD Io subito proprio!

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  3. Ho appena concluso la visione della seconda stagione di You e come promessoti sono a riferirti: confermo il mio ringraziamento a te per avermi suggerito questa fiction che, per citare le tue parole, si muove in una deliziosa ed affascinante imperfezione continua!

    Si, anche You, come tanti (quasi tutti) i prodotti televisivi di Berlanti si muove in una modernissima zona grigia fatta di originalità narrativa ed abuso di rassicuranti cliché, come se si cercasse di spiegare l’educazione sessuale ad una suora, usando le parole familiari del catechismo, ma riuscendo a far passare concetti non tradizionali come la fluidità del gender…

    Non ho usato a caso questo paragone, perché i rapporti sentimentali (per lo più per l’appunto molto fluidi sul genere sessuale) sono l’asse portante di ogni storytelling proposto da Berlanti, sia che narri le avventure di un supereroe di colore nelle periferie urbane del disagio, come di una kryptoniana bionda e bianca dotata degli stessi poteri di Superman o persino di un gruppo di eroi dall’aspetto di una famiglia allargata, disfunzionale ed atipica.

    Insomma, Berlanti parte dal già noto e già sperimentato e poi rimescola le carte dello stile narrativo, riuscendo in questo caso delle due stagioni di You, a narrare con la leggerezza delle commedie sentimentali cose terribili e concetti eticamente disturbanti.

    Infine è affascinante, per chi ha deciso di seguire la fiction, assistere all’oramai noto “lavacro lustrale” operato nello stile di scrittura di tutte le fiction svendute da un broadcast generalista (vedi il Lifetime produttore della Prima Stagione) ed acquistate dal re di ogni glamour che è senza dubbio Netflix: per te che hai seguito e sai bene, puoi ben capirmi se ti dico, senza fare spoiler, che la Seconda Stagione ha il sapore di un reboot più che di un sequel (un po’ come accaduto, a livelli più bassi, con Lucifer).

    Riassumendo, grazie di tutto!!!

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