X-Men: Dio ama, l’uomo uccide – Recensione

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Dio ama, l’uomo uccide è tra le storie degli X-Men e tra le graphic novel Marvel più famose di sempre, non a caso è stata fonte di ispirazione per il film X-Men 2. Nel rileggerla, a distanza di anni dalla prima volta, nel terzo Marvel Omnibus dedicato agli X-Men di Chris Claremont non ho potuto fare a meno di apprezzarla ancora di più e di notare tristemente quanto continui essere attuale a distanza di quasi 40 anni.

La storia si apre con una sequenza che difficilmente può lasciare indifferenti. Due bambini in fuga vengono uccisi, anzi la loro è una vera e propria esecuzione, la loro unica colpa è di essere nati diversi, i loro corpi appesi a delle altalene in un parco giochi. Sul petto un cartello con scritto “Mutanti”. Il fatto che siano due bambini di colore non può essere un caso. Sarà Magneto poi a tirarli giù, per non permettere che i loro corpi vengano umiliati. Una sequenza molto forte, crudele, probabilmente qualcosa di mai visto in un fumetto di supereroi fino ad allora. Gli X-Men e Magneto si trovano così a dover affrontare il reverendo William Stryker e la sua crociata anti mutante.

Dio ama, l’uomo uccide senza avere lo stesso impatto di altre opere degli anni ’80, come Miracleman o Watchmen, rientra perfettamente nel periodo decostruzionista e revisionista dei supereroi. Nelle storie degli X-Men non sono mai mancati momenti drammatici o lutti, il più famoso è indubbiamente la morte di Fenice, e da sempre la serie si erge come simbolo della lotta contro l’intolleranza, di qualunque genere, ma mai il messaggio è stato così forte da colpirti allo stomaco. Fino a quel momento nonostante fossero gli eroi che proteggevano un umanità che li temeva e li odiava quell’odio riusciva a rimanere solo sulla carta, di fondo rimaneva sempre quel sense of wonder tipicamente da fumetto e quella certezza che i nostri eroi ce l’avrebbero fatta, che la giustizia alla fine avrebbe fatto il suo corso. In tal senso leggere questa graphic novel integrandola con la serie regolare Uncanny X-Men aiuta a comprendere e notare questo stacco, dai disegni ai toni della storia, tutto si fa più cupo e da quel momento in poi anche la serie regolare (da lì a poco ci sarebbe stato il famoso Massacro Mutante) e i suoi tanti neonati spin-off ne sarebbero stati influenzati, in particolare New Mutants.

Nonostante ritenga X-Men 2 il miglior film ispirato ai mutanti Marvel questa graphic novel continua ad essere superiore al film sotto ogni punto di vista, e quale fumetto non lo è direte voi e avreste ragione ma in questo caso è qualcosa che va oltre, ha un impatto sul lettore che purtroppo lo spettatore cinematografico non potrà mai avere, non senza il fanatismo religioso di cui Stryker è portatore sostenendo fermamente di agire per conto di Dio, non nascondendo al mondo la battaglia tra X-Men e Purificatori quando nella graphic novel viene trasmessa in diretta tv, battaglia che in realtà nel fumetto quasi non esiste preferendo lasciare spazio alle riflessioni piuttosto che all’azione e mettendo al centro dell’attenzione la reazione del pubblico presente, in una storia in cui gli X-Men non combattono solo il cattivo di turno intenzionato a conquistare il mondo o altri piani diabolici, bensì il pregiudizio, cosa ben più difficile da estirpare, cosa con cui devono fare i conti alla fine, purtroppo. Vi ricorda qualcosa?

Spesso mi capita di leggere critiche su Claremont, su come sia invecchiato male, qualcuno azzarda anche parole tipo “illeggibile”. Si, è vero che è invecchiato e il suo stile oggi può sembrare datato perché semplicemente lo è, appartiene ad una generazione più vecchia di autori, ad un modo diverso di fare fumetto, un modo diverso che personalmente ritengo mantenga ancora oggi la sua freschezza nel modo di raccontare, e trovo assurdo muovere critiche di questo tipo e non spendere mai una parola negativa per esempio a Gli Eterni di Jack Kirby, serie praticamente contemporanea ai primi X-Men di Claremont, che è pesantissima e colma di didascalie inutili in cui ci viene spiegato cosa succede nelle vignette. Sembra quasi che Kirby sia intoccabile. Ma non è per criticare Kirby che ve lo dico, è solo un esempio, il tutto va contestualizzato con l’epoca in cui questi autori scrivevano e a quando hanno iniziato, perché anche paragonarli con Miller o Morrison, la cui maturità artistica è arrivata negli anni ’80, non ha senso.

Ai disegni troviamo Brent Anderson, con uno stile realistico e cupo, perfetto per l’atmosfera e il senso di disagio che vogliono trasmetterci, soprattutto grazie alla colorazione di Steve Oliff, lo story telling è semplice ma efficace, alcune tavole semplicemente perfette.

X-Men: Dio ama, l’uomo uccide rimane una pietra miliare per i Mutanti, per la Marvel e per l’intero fumetto supereroistico, a distanza di anni forse il modo in cui si parla di razzismo può risultare datato, alcuni direbbero erroneamente anche ipocrita, ma almeno è fatto in modo genuino e non palesemente finto come spesso (non sempre) accade oggi. In ogni modo il tema trattato è sempre attuale, purtroppo.

Titolo: X-Men: Dio ama, l’uomo uccide
Edizione italiana: X-Men: Dio ama, l’uomo uccide edizione definitiva, Marvel Omnibus Gli Incredibili X-Men vol.3, Panini Comics
Edizione originale: Marvel Graphic Novel #5 – X-Men: God Loves, Man Kills, 1982, Marvel Comics
Storia: Chris Claremont
Disegni: Brent Anderson
Formato: cartonato con sovracoperta (omnibus), cartonato (edizione definitiva)
Prezzo: € 

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