Attica di Giacomo Bevilacqua – Recensione

Attica 1 di Giacomo Bevilacqua copertina

Dopo una gestazione di ben due anni tra la fine del 2019 e la prima metà del 2020 ha visto la luce Attica, l’ultimo lavoro di Giacomo Keison Bevilacqua per Sergio Bonelli Editore, sotto l’etichetta Audace e primo fumetto pubblicato dall’editore in formato manga. Parliamone.

Attica, circondata da impenetrabili mura, è considerata la città più bella e moderna del XXI secolo. Ambita meta turistica e speranza di una vita migliore per migliaia di persone, Attica è in realtà una grande bugia. Per questo, cinque ragazzi dagli strani poteri si uniranno loro malgrado per compiere un’impresa folle: radere al suolo le mura della città più bella del mondo e metterla a ferro e fuoco, cercando di non farsi ammazzare. O di non ammazzarsi a vicenda…

Vedete, io sono da sempre contrario ai finti manga, quei fumetti occidentali che scopiazzano si ispirano a quelli giapponesi per tutta una serie di motivi tra cui spicca la mancanza di personalità, e anche una sorta di appropriazione culturale in mancanza di termini migliori che ora non mi vengono in mente. Eppure Attica mi ha incuriosito sin dal suo annuncio con l’albetto del Free Comic Book Day di fine 2018 se non erro, un anno prima dell’uscita del primissimo numero della serie, merito o colpa di quel logo che tanto ricordava Akira, il capolavoro di Otomo, e che per questo motivo si vide arrivare addosso tante critiche, ma fu l’unica volta e su questo argomento ci torniamo dopo, e comunque quel logo non è stato usato nella serializzazione. E, sorpresa! Nonostante il formato manga 13×18 cm 144 pagine Attica non rientra affatto in questa categoria. Con questo non dico che non sia influenzato dal modo di fare fumetto in Giappone, sarei scemo a negarlo, ma non è solo quello. Attica è un minestrone di svariate cose che presumo piacciano a Bevilacqua, perché se no non ci vedrei il senso di inserirle così sfacciatamente, il fatto è che questo minestrone è davvero molto buono, e io non mangio minestrone (o si beve? va beh, passiamo oltre). C’è dentro davvero un po’ di tutto, in primis la favola di Pinocchio (che per i meno attenti diventa evidente solo in un secondo momento), c’è un po’ di Harry Potter, un po’ di Pokémon, e pure un fottutissimo eroe Tokusatsu (a me per convincermi è bastato questo), persino un omaggio (o forse più di uno) a Street Fighter (e se fosse arrivato prima mi sarebbe bastato anche questo), i villain così caricaturali nelle loro bizzarrie da ricordare quelli di One Piece (ma qui potrei sbagliarmi) più svariati omaggi e citazioni sparsi qua e là da far scattare la gara a chi ne scova di più, il tutto ben amalgamato in modo da ottenere un prodotto che si avvicina più a titoli come Avatar – The Last Airbender che non a Radiant per intenderci, con le dovute proporzioni e differenze. Insomma è un mix di generi e influenze, una storia con personalità, che non scimmiotta questo o quello, in grado di divertire e intrattenere e con un ottimo storytelling, ammetto di non aver mai letto altro dell’autore ma è davvero bravo nel realizzare le sequenze d’azione, e qui è chiaramente merito di tanti shonen o action giapponesi, anche se Attica tende più verso i seinen, ed è anche bravo con le caratterizzazioni, in particolare ho apprezzato quella del main villain, il Presidente Ino (che per me assomiglia a Zerocalcare, ma immagino non sia voluto), con la sua parlata sboccata, tanto sboccata da risultare credibile e soprattutto nostrana, e faccio mea culpa ma è qualcosa che non riesco ad esprimere realmente a parole e dato che non potete leggermi nel pensiero rimarrà qua in sospeso, per capirlo potete solo leggerlo.
Sul citare e omaggiare aprirei una piccola parentesi. Se la medesima operazione, e per medesima intendo uguale al 100% punti e virgole comprese, fosse stata realizzata da un altro noto autore in forza alla SBE sarebbero piovute tutta una serie di critiche e insulti da far dimenticare la barzelletta sul plagio ad Akira solo per un logo, e con questo non intendo dire che i lettori debbano criticare Attica, non per queste stupidate almeno, ma che dovrebbero pesare meglio le critiche ed essere maggiormente obiettivi e giudicare le cose per quello che sono e non in base a quanto vi è simpatico un autore.
Attica è un esperimento più che riuscito per la Bonelli nel tentativo di provare nuove strade, un felice esperimento che mi auguro non rimarrà un caso isolato, e non mi riferisco solo alla possibilità di vedere un sequel (e dato il finale non è da escludere) ma nel poter vedere altri prodotti simili.

10 pensieri su “Attica di Giacomo Bevilacqua – Recensione

  1. Secondo me, la somiglianza con Zerocalcare è voluta: i due sono amici nella vita reale e ce li vedo a canzonarsi a vicenda 😛

    In generale, l’ho trovato carino, questo fumetto (a parte il terzo volume, in cui la reinterpretazione del tema dei Porkemond era poco reinterpretata.
    Alla luce dell’ambientazione che ha costruito e della natura dei protagonisti, ci sta un po’ tutto, ma mentre l’ispirazione dietro certi personaggi è stata elaborata di più, quella dei mostri tascabili è stata praticamente copincollata, con la sola aggiunta di un po’ di maria.
    Ora mi chiedo solo se ritornerà su alcune storie del passato per approfondirle, dato che sta collegando le sue opere precedenti in un universo espanso 😛

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    • Vero ma la versione sporca e scorretta mi ha divertito, anche se da quel che ho visto in giro anche i manga dei Pokémon sembrano interessanti, più maturi dell’anime e del videogioco, ma questo è un altro discorso.
      Sta cosa del suo universo espanso mi ha incuriosito, in ogni caso ora che lo conosco come autore vorrei approfondire.
      Edit: pur non avendo mai letto niente di Zerocalcare ho incrociato qualche sua vignetta sui social e devo dire che anche nei modi un po’ me lo ricorda, ovviamente non così estremizzato e sboccato XD

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  2. Posso chiedere chi è il noto autore? 😀 (per avere conferma se è il tipo che penso io).
    Molto rischioso preparare il minestrone…leggendo da Fabrizio, mi è parso comunque un buonissimo fumetto! E tu confermi l’impressione 🙂

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  3. Secondo me Ino assomiglia anche a Di Maio, bisognerebbe chiedere a Bevilacqua cosa sia voluto e cosa no..a me è piaciuta molto, ho già ammesso che l’autore mi ha fregato anche questa volta perché se l’identità di Ino si capiva quasi subito di tutti gli altri sono rimasto di cacca 😀

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