Dylan Dog: caccia alle streghe

Dylan Dog: caccia alle streghe ed. Bao

Nei mesi scorsi ho recuperato il volume Dylan Dog: Streghe, antologia di episodi in cui l’Indagatore dell’Incubo è alle prese con le streghe. Il volume contiene Cagliostro, Maelstrom, Caccia alle Streghe e La Strega di Brentford, le prime tre scritte da Tiziano Sclavi e l’ultima di Claudio Chiaverotti. Ma è della sola Caccia alle Streghe che voglio parlare, che poi è la storia per cui ho voluto acquistare questo volume.
Caccia alle Streghe fu il primo Dylan Dog (il numero 69) che lessi in vita mia, non era la prima edizione ma una ristampa. Mi era già capitato prima di sfogliare qualche numero della serie in attesa dal barbiere, ero piccolissimo e per me i fumetti erano soprattutto i supereroi Marvel e pochissimo altro. Quindi il mio approccio al fumetto popolare italiano, che non fosse Disney, non fu dei più facili e Caccia alle Streghe non mi piacque, pur avendolo poi risfogliato diverse volte in seguito (ma facevo così con tutti all’epoca), tanto che lo diedi via. Il fatto è che all’epoca non potevo capirlo, avrò avuto poco più di dieci anni ed ero abituato ad un tipo di fumetto ben più mainstream, nonostante DyD sia sempre un fumetto popolare, perché Caccia alle Streghe in questa antologia in realtà è un intruso, perché la caccia alle streghe a cui fa riferimento il titolo non è quella contro fattucchiere che volano sulle scope e giacciono con Satana ma in senso metaforico. La risposta di Tiziano Sclavi alle accuse rivolte al suo fumetto (e non solo) all’epoca, per via delle scene di nudo e splatter presenti in esso, una vera e propria inquisizione nei confronti dell’intrattenimento, causa secondo i benpensanti di portare con le loro oscenità i giovani verso una strada sbagliata, fatta di violenza. Perché sì, bisogna trovare sempre un capro espiatorio se qualche giovane commette delle violenze.

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L’albo in questione uscì nel 1992, quasi trent’anni dopo possiamo dire con certezza che le cose non sono affatto migliorate, anzi forse pure peggiorate estendendosi ai videogiochi. In piena epoca di social e politicamente corretto (che non si limita ai soli discorsi su etnia e sessualità ma anche su presunte violenze sessuali, abusi) i benpensanti si sono letteralmente moltiplicati, o hanno trovato modo di sfogare le proprie frustrazioni, in un mondo ipocrita dove non va bene mostrare un criminale come il Joker che fa del male a Batgirl ma va benissimo che lo faccia ad un ragazzino come Robin, giusto per fare un esempio, o dove necessariamente la tua morale deve riflettersi in ciò che leggi, guardi, giochi, e se ti piace un personaggio negativo automaticamente questo fa di te una brutta persona.
Con Caccia alle Streghe Tiziano Sclavi ha realizzato uno degli episodi di Dylan Dog migliori di sempre, purtroppo sempre attuale, allo stesso tempo denuncia e critica di una società ipocrita e sempre in cerca di un capro espiatorio e incapace di fare autocritica e cercare una soluzione ai veri problemi che ci affliggono, nonché un grosso vaffanculo ai vari benpensanti e alla censura.

Titolo: Caccia alle Streghe
Edizione originale: Dylan Dog 69, Sergio Bonelli Editore, 1992
Altre edizioni:  Dylan Dog: caccia alle streghe, Bao Publishing, 2015; Dylan Dog: streghe, Sergio Bonelli Editore, 2020
Storia: Tiziano Sclavi
Disegni: Piero Dell’Agnol
Formato: cartonato (ed. Bao), brossurato (ed. Bonelli)
Prezzo: € 18 (ed. Bao), € 15 (ed. Bonelli)

9 pensieri su “Dylan Dog: caccia alle streghe

  1. Se è la storia che ricordo, aveva deluso molto anche me, a causa di un finale non aperto, ma spanato e inconcludente.
    C’era di mezzo un personaggio fittizio che diceva “Giosafatte salterino”?

    Sul resto, nulla da dire: la paura di certe persone nei confronti della fantasia, propria o altrui, contribuirà a incenerire questo mondo, negandogli spunti di riflessione e idee che potrebbero contribuire a migliorarlo

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    • Esatto, era Daryl Zed. Il finale è in linea con il senso della storia “riuscirà Dylan Dog a salvarsi? Lo scopriremo nel prossimo numero… se mai uscirà”, riferimento alle accuse che rivolsero a Sclavi e alla sua opera.
      Col senno di poi è un ottimo finale.

      Piace a 1 persona

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