Terminator – Recensione

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Non trovate paradossale che un regista innovatore e all’avanguardia nello sviluppare nuove tecnologie cinematografiche come James Cameron sia anche il creatore della saga cinematografica tecnofoba per eccellezza?
Terminator non sarà di certo il primo film a trattare temi come il viaggio nel tempo (L’uomo che visse nel futuro, ispirato al romanzo di Wells, è del 1960), ancor meno quello della tecnologia che prende il sopravvento sull’uomo diventando una minaccia, dopotutto ben prima del T-800 ci fu un certo HAL 9000, ma mai ci si era spinti così tanto mostrandoci una vera e propria Apocalisse Tecnologica.

La paura di essere sopraffatti dalle proprie invenzioni, che queste prendano coscienza e ci annientino, come dei moderni Prometeo che si ribellano ai loro creatori, passatemi il paragone, o come un figlio che si ribella ai propri genitori con la differenza che quel figlio non ha più necessità di riprodursi con una donna, sono le fondamenta sulle quali poggia Terminator, la figura della donna soprattutto.
Per vincere la guerra le macchine inviano nel passato un sicario inarrestabile proprio per uccidere una donna, Sarah Connor (Linda Hamilton), prima che questa possa dare alla luce l’uomo che guiderà la ribellione contro le macchine nel futuro. Al contempo la ribellione, ovvero l’uomo, manda il soldato Kyle Reese (Michael Bihen) con lo scopo di difenderla, difendere il suo diritto di procreare e il suo diritto alla vita. In tal senso la donna in Terminator diventa ancora più fondamentale e simbolica del personaggio iconico interpretato da Schwarzenegger stesso e ancor più di quanto non lo sarà John nei capitoli successivi.
Terminator al di là dei suoi elementi puramente fantascientifici si presenta come un thriller in tutto e per tutto, di come non se ne vedevano forse dai tempi di Alien, un altro film in cui la donna è fondamentale per non parlare dello stupro metaforico da parte degli Xenomorfi, e non penso sia un caso se il sequel di Alien verrà proprio diretto dallo stesso Cameron un paio di anni dopo. Terminator è un film cupo, pessimistico, ansiogeno e violento, lontano dalle atmosfere e dall’azione esagerata del suo sequel, pur non mancando di azione anche qua.
Arnold Schwarzenegger veste i panni del personaggio che lo ha reso più famoso, un inarrestabile serial killer (dopotutto siamo in un thriller), un cyborg, anche se qua il termine è usato in modo quasi improprio non avendo una vera e propria fusione tra cibernetico e organico quanto piuttosto una forma cibernetica con un travestimento organico, privo di sentimenti o coscienza e con un unico obiettivo, eliminare la madre del nemico delle macchine e chiunque vi si metta in mezzo. Schwarzenegger, non un mostro di bravura attoriale che deve la sua carriera al suo fisico scultoreo più che alla sua recitazione, è la scelta perfetta per questo ruolo, il cui ingaggio ha una storia davvero bizzarra alle spalle (l’attore venne contattato per la parte di Kyle Resse ma Cameron non era d’accordo e costretto ad incontrarlo era intenzionato a cacciarlo con un piano elaborato) facendo della sua inespressività il suo punto forte.
A distanza di trentasei anni Terminator rimane un film fondamentale per il genere fantascientifico, indubbiamente ha lasciato una certa eredità e un influenza nei film che gli sono seguiti non indifferente, un film ancora oggi irripetibile, nemmeno i suoi sequel sono riusciti ad avvicinarsi più al fascino di questo primo film, a parte Terminator 2 ma per motivi differenti. Gli effetti speciali, pochi in realtà, oggi mostrano un po’ tutti loro limiti, in particolare il make up del Terminator quando inizia a mostrare la sua vera natura, mi riferisco alla scena del bagno con l’asportazione dell’occhio, non a caso funziona molto meglio con indosso gli occhiali da sole, tuttavia le sequenze in stop motion riguardanti lo scheletro del Terminator rimangono ancora oggi credibili anche se secondo qualche corrente di pensiero il personaggio sia meno suggestivo in questo modo, magari è vero ma funziona. Funziona esattamente come il tema musicale di Brad Fiedel, quel battere metallico unito ai sintetizzatori tipici degli anni ’80 che ad oggi rimane il suo più grande successo.

Classificazione: 4.5 su 5.

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7 pensieri su “Terminator – Recensione

  1. Vero, un film tecnofobico diretto forse dal più grande innovatore del cinema contemporaneo. Film della vita per me, ci sono quattro generi dentro “Terminator” (fantascienza, azione, Slasher e film romantico) tutti realizzati alla grande, sto ancora aspettando di vederlo un film in grado di eccellere in quattro generi contemporaneamente, per altro in grado di generare tutta questa iconografia. Cheers!

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  2. Un film meraviglioso che ha dato una grande spinta al cinema di fantascienza per il modo in cui narrava questa storia, questo scontro tra macchine e umani. Un film costato veramente poco ma che è riuscito a dare tanto e che ancora oggi ispira tantissime persone.

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  3. Non volevano Swartzie e poi scrivono il suo nome a caratteri cubitali XD
    Per me una grande opera, hai detto bene, un thriller fantascientifico che ha saputo coniugare vari aspetti… anche l’action anni ’80, quello da film comunque caciarone, ma applicarlo a una trama complessa apprezzabile anche da chi non traffica il cinema tutto muscoli.

    Moz-

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