My Hero Academia stagione 1 – Recensione

Devo confessare che la premessa de “la storia di come sono diventato il più grande dei supereroi” non mi facesse esattamente impazzire. Sarebbe come sentire Superman o Capitan America autocelebrarsi, non esiste proprio che un supereroe si definisca così da solo, ma in Giappone in questi battle shonen dell’ultimo ventennio se non sogni di diventare il migliore in qualcosa non sei nessuno, tutta colpa di One Piece e il suo “voglio diventare il Re dei Pirati!”, e My Hero Academia non può essere da meno, cioè poteva ma non vuole.
La prima stagione doppiata dell’anime tratto dal manga di Kohei Horikoshi è arrivata sul catalogo Netflix da qualche settimana, dopo essere stata trasmessa diversi mesi fa in chiaro da Italia 2, ed essendo composta da una dozzina di episodi mi son detto, perché no?

I primi episodi non mi hanno conquistato, in My Hero Academia ho visto un concentrato di One Piece (i poteri e l’aspetto strano dei protagonisti), Naruto (il protagonista è un piagnucolone esattamente come Naruto), un po’ di Hunter X Hunter (o JoJo se preferite, per gli spiegoni su certe strategie usate), persino un pizzico di Pokémon (per il Quirk, il potere, giusto da usare contro un altro Quirk, anche se poi basta sempre menare le mani più forte dell’avversario), e ovviamente i supereroi americani.
Ma di che parla My Hero Academia? Siamo in un mondo in cui tutti hanno superpoteri, tempo addietro ci fu un episodio che donò superpoteri alla popolazione terrestre, sono poche le persone che non manifestano capacità sovrumane in tenera età e tra queste persone purtroppo c’è anche Izuku Midoriya, il nostro protagonista soprannominato in modo dispregiativo Deku, da sempre affascinato dai supereroi che pullulano nel suo mondo e desideroso di diventare uno di loro. La sua vita cambierà con l’incontro con All Might, il più grande eroe del mondo che per moralità e ideali potremmo accostare benissimo a Superman, che decide di passargli parte del suo potere, il One For All, vedendo in lui un possibile erede. Ma prima Deku dovrà imparare a controllarlo o ne pagherà le conseguenze.
Sin dal principio ho trovato più interessante la storia di All Might che non quella di Midoriya, per quanto potente All Might rappresenta chiaramente il supereroe con superproblemi, non che l’idea della ricerca di un successore sia malvagia, anzi, in un mondo dove tutti hanno poteri sin dalla nascita indiscriminatamente, dal più inutile al più potente, è interessante il rovescio della medaglia in cui il diverso è il “normale”, così come il meritarsi quel potere, perché non basta nascere superiore agli altri per far di te un supereroe, cosa evidenziata ancor di più dal comportamento di Bakugo, rivale e “amico” di infanzia di Deku che da sempre lo bullizza pur volendo diventare un supereroe. Sono le tipiche espressioni narrative da manga a rovinare un po’ l’atmosfera, ma questo è e questo ci prendiamo. Un po’ come il il fatto che Bakugo sia un bullo perché si, ma mi auguro che questo venga approfondito in futuro e a ripensarci bene ci sta, dopotutto pure nella realtà ci sono persone che vogliono diventare e spesso lo diventano poliziotti o militari pur non avendo una forte morale.
Con la seconda parte però mi ha convinto decisamente di più, con l’introduzione e la presentazione degli altri protagonisti della storia, gli altri aspiranti eroi, e dei vari villain. Quello che penso essere il villain principale della serie pare essere ben caratterizzato e folle quanto basta, promette bene.
La battaglia con i villain cade nuovamente nei cliché da manga tra spiegoni e poteri usati un po’ come ci pare pur di far muovere la trama verso una certa direzione piuttosto che un altra, non che pure nei comics americani manchino forzature nelle varie storie pur di arrivare a certi significati o metafore ma qua ritengo che la cosa sia sfuggita di mano, la battaglia si poteva davvero risolvere in un attimo ma i protagonisti preferiscono rimanere fermi a guardare, almeno per uno di loro una spiegazione c’è (i suoi poteri se usati deliberatamene lo lasciano stordito) ma per gli altri non ci sono scusanti.
E niente, partito maluccio My Hero Academia ha ingranato verso il finale di stagione mostrando un bel potenziale, nella speranza che Horikoshi corregga il tiro su certi aspetti narrativi.

Classificazione: 3.5 su 5.

10 pensieri su “My Hero Academia stagione 1 – Recensione

  1. MHA manifesta alcuni difetti più o meno marcati: l’alternanza saga scolastica – saga villain per tutto il tempo, troppi personaggi sin dall’inizio e nemici troppo psicolabili, per i miei gusti (difficile trovare affascinanti quei pazzi, si salvano in pochi). Ho trovato anche che lo srile della narrazione – nel fumetto, ho visto poco della serie – diventi davvero troppo spiegonato a suon di didascalie, l’autore dovrebbe raffinarsi un po’.
    Nonostante ciò, l’ambientazione è costruita in modo abbastanza coerente, l’autore ha pensato a come un mondo zeppo di superpoteri possa trovare un equilibrio (come la regolamentazione dell’uso dei poteri) la storia non è male e il protagonista, descritto come abbastanza intelligente, si comporta in modo abbastanza intelligente, pur commettendo degli errori plausibili (è adolescente e non ha esperienza diretta del potere, avendolo ricevuto in eredità).
    Per mio gusto, senza essere il meglio dei battle shonen (ha un paio di difetti gravi) è sicuramente più interessante di altri, anche molto blasonati.

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    • Il villain a cui mi riferisco è il tipo con le mani, è il tipo di psicopatico che ci piace in casa Omniverso. La prima stagione dell’anime finisce dopo la prima battaglia con i villain. Sugli spiegoni… boh, piacciono, vedasi i vari JoJo e HxH, più ci sono spiegoni e più sembrano darsi un tono i lettori.
      Di Deku ho apprezzato la sua astuzia, chiamiamola così, un po’ meno il suo essere piagnone, anche meno avrebbe funzionato senza esasperarlo, sul potere in eredità va bene ma anche lì mi è sembrato scemo fargli fare mesi di allenamento fisico per non addestrarlo nemmeno un po’ sull’uso del One For All, no, quello lo han lasciato solo per l’accademia ma solo per giungere al colpo di scena di Midroriya che abbatte il robottone. Son piccolezze ma messe insieme rovinano l’atmosfera.

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      • Il piagnone fa un po’ certi personaggi di One Piece o il primo Naruto. È un tratto che si attenua molto col tempo.
        Riguardo al potere, mi pare di aver capito che l’allenamento era il minimo sindacale per non rompere il personaggio al primo uso (per non romperlo davvero, intendo, visto che al momento si scassa di brutto) ha anche senso che prima di ottenere il potere non possa imparare a gestirlo. Ha meno senso che dopo non inizi da subito allenamenti specifici, passa il tempo a irrobustire il corpo, almeno all’inizio.

        Mani in faccia, come lo chiama la mia amica, lo trovo poco interessante (anche quando viene rivelato il suo passato, in larga misura prevedibile, la sua storia mi ha lasciato piuttosto freddo. Mi sembra troppo bambino nella testa).

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  2. Recuperate nelle ultime settimane tutte e 4 le stagioni tv, il secondo film e sono in pari anche con i capitoli del manga in Giappone grazie a Manga Plus di Shueisha. Fondamentalmente concordo con la tua recensione e aggiungo che MHA è il tipo di manga/anime di cui è difficile parlare senza pensare ai predecessori: a qualunque aspetto di My Hero Academia si pensi, viene naturale, spontaneo, confrontarlo con altri, il che può dirla lunga sull’originalità della storia. È quando meno te lo aspetti che ti sorprende piacevolmente: ci sono situazioni che sembra scontato evolvano in un certo modo, e invece virano all’improvviso in un’altra direzione, il che è positivo. Anche in questo caso non le definirei scelte originali, quanto piuttosto una riuscita rielaborazione del passato. Non vorrei sembrare troppo criptica, ma sto evitando di fare spoiler. Ci sono momenti piuttosto noiosetti (prima metà della quarta stagione, ad esempio) ed altre cose molto buone ma che per il momento sono solo nel manga. Diciamo che MHA da il meglio quando si tinge di toni drammatici. Purtroppo un tallone d’Achille (a mio avviso – sono gusti personali) è il protagonista che non riesce a convincermi (i buoni buoni non fanno per me).

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