Animatrix – Recensione

Non si può proprio dire che Lili e Lana Wachoski non avessero pensato in grande per il franchise di Matrix, così come la Warner Bros. non si può dire che non ci avessero creduto.
Matrix non fu solo un evento cinematografico ma un vero e proprio progetto crossmediale.
Poco dopo l’uscita di Matrix Reloaded uscì per il mercato home video Animatrix, raccolta di cortometraggi animati basati sul mondo di Matrix.

Animatrix si compone di nove episodi, quattro dei quali scritti dalle sorelle Wachoski e realizzati da alcuni nomi piuttosto noti dell’animazione. Come ogni antologia la qualità è altalenante, almeno per quanto riguarda le storie, ma non per le animazioni che sono sempre di alto livello.
Si comincia con L’ultimo volo dell’Osiris scritto dalle Wachoski e diretto da Andy Jones, realizzato in CG da Square Pictures (lo studio di animazione della Square, se ve lo state chiedendo è proprio quella dei videogiochi) e funge da prequel diretto agli eventi di Matrix Reloaded e si ricollega anche agli eventi del videogame Enter The Matrix (il primo videogioco prodotto sul franchise che presentava sequenze live action esclusive filmate in contemporanea con i film). La storia narra dell’ultima missione della nave Osiris, comincia con una sensuale lotta virtuale tra due membri dell’equipaggio quando questi vengono interrotti dall’allarme che li avverte di una minaccia da parte delle macchine che hanno posizionato una trivella proprio sopra al punto in cui è situata la città di Zion, la loro sarà una missione suicida per recapitare il messaggio di avvertimento (insomma è Rogue One prima di Rogue One). Le animazioni in CG più datate tendono ad invecchiare peggio di quelle classiche ma in questo caso sono ancora molto belle, così come il design ma nonostante questo L’ultimo volo dell’Osiris non mi ha convinto molto.
Il secondo e il terzo episodio sono per me il piatto forte di questa antologia. La seconda rinascita, scritto dalle Wachoski e diretto da Mahiro Maeda (ha lavorato per anni per lo studio Gonzo, tra i suoi lavori Blue Submarine No.6 e Il conte di Montescristo, e come concept artist e designer per Mad Max: Fury Road, Evangelion, Last Exile, tra le altre cose), narra di come è nata la guerra tra umani e macchine, un lungo racconto narrato da Zion stessa, che si rivela quindi essere un altro programma di Matrix, in cui il conflitto assume nuove sfumature rivelandoci di come le macchine, robot sempre più avanzati e intelligenti, venissero sfruttati come operai, oppressi e infine discriminati in un escalation di eventi che porterà come già sappiamo ad una guerra tra umani e macchine che però ora ha una prospettiva totalmente diversa. Una bella metafora sulla civiltà umana e il suo declino di Nagaiana memoria. Animazioni spettacolari di Studio 4°C (Spriggan, Berserk: The Golden Age, Justice League: Flashpoint Paradox)
Il quarto episodio è Storia di un ragazzo, scritto e diretto da Shinichiro Watanabe (Cowboy BeBop) basato su un soggetto delle Wachoski, ci racconta di come il ragazzino pedante che idolatra Neo in Matrix Reloaded, e che poi avrà un ruolo fondamentale in Matrix Revolutions, riesce ad uscire da Matrix. Nonostante la presenza di Watanabe, una garanzia per gli anime, la storia non mi ha preso granché. Le animazioni sono ancora dello Studio 4°C ma il design è diverso e meno incisivo a mio parere.
Programma invece è realizzato dalla Madhouse e si vede, animazioni stupende e design ottimo. Scritto e diretto da Yoshiyaki Kawajiri (Ninja Scroll, Vampire Hunter D: Bloodlust), mostra una lotta ambientata nel Giappone feudale, ovviamente si tratta di un addestramento tra membri di un qualche equipaggio di Zion ma presto la lotta si fa più seria quando uno dei due si rivela un traditore, ma non tutto è come sembra. Episodio piuttosto insipido che nulla aggiunge alla mitologia di Matrix, piuttosto insignificante ma dalle notevoli animazioni.
Nel quinto episodio, Record del mondo, troviamo ancora Yoshiyaki Kawajiri ma questa volta solo in veste di sceneggiatore mentre alla regia troviamo Takeshi Koike (Lupin III: la donna chiamata Fujiko Mine e sequel). Racconta di come un velocista record mondiale sia riuscito per un attimo ad uscire dal programma grazie alla sua velocità e forza di volontà, ma la cosa non è andata giù agli Agenti. Non mi ha fatto impazzire ma il tema è interessante, forse potevano esplorarlo di più. Animazioni sempre della Madhouse ma con uno stile grafico diverso.
Il sesto episodio vede ancora una volta il coinvolgimento dello Studio 4°C ed è diretto da Koji Morimoto, che in passato lavorò ad Akira. Aldilà è una storia ambientata in una città di periferia dove è presente un bug di Matrix, in cui le leggi fisiche non hanno valore, e che finise col diventare una sorta di parco giochi per alcuni bambini. Anche questo episodio non aggiunge nulla.
In Detective Story torna alla regia Shinichiro Watanabe, con una storia decisamente più nelle sue corde, un noir in cui un detective viene ingaggiato per rintracciare Trinity ma altri detective che hanno accettato il caso in passato sono morti. Anche in questo caso non aggiunge niente alla mitologia di Matrix ma per la sua breve durata è un ottimo noir, lo stile grafico si sposa perfettamente con il tipo di storia narrata. Animazioni di Kazuto Nakazawa, che in passato ha realizzato la sequenza anime di Kill Bill vol.1.
E finiamo con Immatricolato, scritto e diretto da Peter Chung, animatore corano che potreste ricordare per Aeon Flux e Alexander, e prodotto da DNA Productions. L’episodio più strano in assoluto di questa antologia, come le serie create da Chung dopotutto. Un gruppo di umani cattura una sonda delle macchine e vi si collegano, inizia così una sequenza onirica che ha come scopo quello di insegnare cosa sia il libero arbitrio alle macchine. Immatricolato è un episodio davvero sperimentale, unisce l’animazione classica alla CG, e pure visivamente è parecchio strano, ancor più dei tempi di Aeon Flux, e forse proprio per questo non sono riuscito ad apprezzarla a pieno.
In conclusione Animatrix fu un progetto interessante, magari poco incisivo sulla mitologia di Matrix, che a ripensarci bene avrebbe tutte le potenzialità per dare vita ad un universo espanso tanto quanto altri brand famosi ma che non è stato esplorato abbastanza, insomma una mezza occasione sprecata che ha permesso agli autori di sperimentare con l’animazione.

Classificazione: 3.5 su 5.

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