Bloodshot – Recensione

Da una decina di anni ormai i cinecomics sono una realtà più che consolidata ad Hollywood e salvo qualche scivolone sono sempre fonte di grandi guadagni, logico che prima o poi altri al di fuori di Marvel e DC decidessero di salire sul carro dei vincitori, come la Valiant, editore americano che è stato protagonista di un rilancio nel 2012 e per il loro esordio cinematografico hanno pensato ad uno dei loro personaggi di punta, Bloodshot, che si presenta al pubblico con il volto di una super star del cinema action come Vin Diesel e diretto da David S.F. Wilson, all’esordio come regista.

Purtroppo per la Valiant, Bloodshot è uscito al cinema proprio quando nel mondo stava esplodendo la pandemia del Covid 19, in Italia è stato distribuito direttamente in streaming, ma onestamente non sono del tutto sicuro che le cose sarebbero andate diversamente, sicuramente avrebbe incassato di più ma non cifre stratosferiche, perché non basta prendere un supereroe, più o meno noto al pubblico nerd, e un attore famoso per fare un film di successo.
Di Bloodshot avrò letto forse uno spillato grazie al free comic book day per cui non posso fare un paragone con il materiale originale, che comunque mi dicono essere abbastanza rispettato e in ogni caso al contrario non sarebbe un vero problema, ma posso affermare con certezza che il film non avesse i numeri per sfondare, che non significa necessariamente avere un film alla Kubrik ma semplicemente che funzioni.
Parliamoci chiaro, all’anno ormai escono almeno quattro cinecomics già solo tra Marvel e DC, per riuscire a spiccare tra questi due colossi che nel bene e nel male si sono affermati sul grande pubblico è necessario fare qualcosa di diverso e onestamente debuttare con un ex militare, abile nella lotta e nell’uso delle armi, a cui hanno fatto esperimenti e il cui potere più grande è la rigenerazione da praticamente qualsiasi tipo di ferita non è esattamente il modo migliore. Non sto criticando il personaggio, è così pure nei fumetti e amen, non è il più originale degli eroi ma di solito non è un problema, sono rari al giorno d’oggi personaggi davvero originali che non ricordino in qualche modo almeno un altro eroe venuto prima di loro, è l’approccio di solito a fare la differenza. Per Bloodshot il problema è il tempismo, il pensiero non può che non andare al Deadpool di Tim Miller. Lo so che sembra passata una vita per via di tutto quel che è successo nell’ultimo anno ma Deadpool è solo del 2016 e si presentava con uno stile totalmente diverso dal resto dei cinecomics, riuscì a fare la differenza. Non che Bloodshot avesse alcun obbligo nel farlo ma oltre al fatto di essere uscito in tempi relativamente troppo vicini il risultato è un film totalmente anonimo, si lascia anche guardare ma il personaggio cinematografico non ha nulla che possa attirare davvero uno stuolo di fans perché essenzialmente si riduce ad essere il solito action un po’ fantascientifico con Vin Diesel che interpreta il classico anti eroe stereotipato alla Vin Diesel. Non ci ho visto niente di diverso da un Riddick o un Dominic Toretto, e sia chiaro che reputo Pitch Black un piccolo gioiello, facendo di Groot forse il personaggio più sfaccettato interpretato dall’attore, e il fatto che dica solo “Io sono Groot” la dice lunga.
E pensare che in un universo alternativo Bloodshot è stato diretto da Chad Stahelski, il regista di John Wick, mentre da noi ha rinunciato al progetto.

Classificazione: 3 su 5.

2 pensieri su “Bloodshot – Recensione

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