Fate: The Winx Saga – Recensione

Non ho mai guardato un solo episodio di Winx Club, ero già ben oltre il suo target di riferimento, non che la cosa mi abbia mai fermato dal guardare altre serie ma mi sembrava piuttosto infantile e mal realizzata, il fatto che fosse una serie italiana non aiutava e i miei occhi gridano ancora vendetta per quel design. Al massimo posso dire di aver visto la parodia che facevano a Colorado. Vien da se che difficilmente potrò fare un paragone tra Fate: The Winx Saga con la serie originale animata, ma dalla regia mi dicono che Winx Club si ispirasse, o saccheggiasse se preferite, diversi titoli in voga all’epoca. Indubbiamente la serie creata da Iginio Straffi voleva essere la risposta alle W.I.T.C.H. della Disney, con un mix tra serie di ispirazione majokko a la Sailor Moon e l’ambientazione scolastica/fantasy di Harry Potter.
Vi siete fatti una mezza idea? Ecco dimenticatevelo.

La serie live action di Netflix prende l’idea di base ma la trasporta in un contesto più realistico e maturo, dove per maturo però si intende sangue, linguaggio scurrile, fumarsi le canne, fare sesso. Insomma la strada facile, in un modo che a volte è fin esasperato e che pare volerti urlare a tutti i costi che non sono più le Winx per le bambine che conoscevate.

Ma facciamo un passo indietro. Fate: The Winx Saga narra le avventure di Bloom, ragazza figlia di umani e dotata di poteri magici che divenuta studentessa della scuola magica di Alfea scoprirà le sue vere origini e farà amicizia con altre ragazze della scuola. Il tutto mentre la scuola di Alfea è minacciata dai misteriosi Bruciati.
La serie sin dal suo annuncio è stata oggetto di alcune critiche, in parte decisamente comprensibili. In un epoca in cui il politicamente corretto e l’inclusività nelle produzioni televisive la fanno da padrone è bizzarro trovare una serie dove praticamente avevano un gruppo di protagoniste multietnico già servito sul piatto e vederselo stravolto con del whitewashing, nello specifico si parla di Musa e Flora, la prima nei cartoni è asiatica (anche se dallo stile è difficile capirlo, sembrano davvero tutte uguali) e la seconda è latina. Se per Musa c’è stato un cambio etnico per Flora è andata un po’ diversamente, il personaggio è stato sostituito letteralmente dalla cugina sovrappeso Terra dotata degli stessi poteri (e diciamo che così si sono lasciati una porta socchiusa per nuovi personaggi da introdurre in un eventuale seconda stagione). L’inclusività diciamo che viene in qualche modo rispettata con una ragazza sovrappeso complessata dal suo aspetto fisico, ma molto stereotipata, e almeno Aisha, la ragazza nera del gruppo è salva. Inoltre nella serie per non farci mancare niente si parla anche di orientamento sessuale. Ma critiche per whitewashing a parte la serie pare sia stata un bel successo, diciamo la verità, era piuttosto prevedibile, era molto attesa e almeno per curiosità è stata guardata, il fatto che siano solo sei episodi ha aiutato.
Nel complesso però ci troviamo di fronte ad una serie che a parte il nome delle Winx aggiunge poco o nulla al panorama televisivo, non che sia necessariamente un problema, ma di fatto prendere una serie così smaccatamente fantasy e spogliarla dei suoi colori e della sua ambientazione in cambio del realismo è una sorta di autogol, perché alla fine ci troviamo di fronte all’ennesima serie young adult urban fantasy come ce ne sono tante altre, più che una scuola di magia ricorda la scuola Xavier per giovani dotati degli X-Men. Siamo dalle parti di Teen Wolf per intenderci, scrittura approssimativa compresa, e questo cambio alla fine lo giustifico solo ed esclusivamente per motivi di budget, non è di certo Il Trono di Spade, ambientazione, effetti speciali e costumi sono molto basici. Se sui vestiti mooolto ordinari possiamo sorvolare qualche spiegazione in più sull’ambientazione e il suo background potevano darla, sta cosa dei regni non è chiarissima, sono altri mondi? Una terra parallela? Un luogo nascosto alla Hogwarts? Stessa cosa per i famosi Bruciati, questa minaccia che viene appena accennata ma che sappiamo essere reale, un po’ meno il perché, e che ricorda non poco gli Estranei sempre del Trono di Spade, e capisco anche il non voler svelare tutto subito ma un minimo di spiegazione ce la dovevano dare invece di farci vedere i protagonisti partecipare all’ennesima festa a suon di alcol e droghe, perché in sei episodi le vediamo andare a lezione per tipo cinque minuti e poi cazzeggiare tra una festa e l’altra, il tutto mentre Bloom continua a combinare un casino dietro l’altro.
Leggevo in altri lidi che Fate si salva perché rompe gli schemi, ognuna delle ragazze è destinata a smentire l’etichetta che le è stata affibiata, anche fosse vero (e non lo è), non è cosa da trattare come una vera e propria novità, è un classico della narrazione e per rimanere sul tema delle serie sovrannaturali mi basterebbe citare Buffy l’ammazzavampiri, che lo ha fatto molto meglio oltre vent’anni fa, incluso il percorso di formazione dei protagonisti, e senza dover usare un linguaggio scurrile ogni cinque minuti per sentirsi più matura.
Alla fine Fate: The Winx Saga è una serie urban sovrannaturale come molte altre in circolazione, ne più ne meno, il cui successo è più dovuto al nome famoso che si trascinava dietro che a veri e propri pregi, che sono pochi. Alla fine al netto di tutti i suoi difetti è una serie a tratti trash che fa il giro e diventa divertente da guardare, più per farsi due risate che per altro. Forse sono ancora in tempo a correggersi per un eventuale seconda stagione che direi essere comunque dietro l’angolo ormai.

Classificazione: 2.5 su 5.

8 pensieri su “Fate: The Winx Saga – Recensione

  1. Non sono un esperto delle Winx, ma di riffa o di raffa me ho visto abbastanza da averne un’idea precisa.
    Voler rileggere in chiave matura il cartone (in cui a un certo punto manco si capisce l’età dei personaggi, dopo i tre anni di scuola magica istituzionali, il tempo non passa più) avrebbe potuto anche starci, ma traslare tutto in direzione Teen Wolf/The secret circle significa fare testacoda coi generi… vabbè che le produzioni di messer Straffi dovrebbero aver abituato il mondo al concetto che la coerenza è per i deboli, ma mi sa che qui, alcuni nomi a parte, di Winx non c’è molto…

    Riguardo alle questioni etniche: credo che Musa fosse interpretata come asiatica perché il mondo da cui proviene, quelle poche volte che si vede, ha un’architettura da Giappone feudale (così mi pare di ricordare).
    Aisha non è chiaro che etnia avesse, i tratti somatici tutti uguali non aiutano a capire 😛 la sua pelle era un po’ più scura delle altre e lì finiva la faccenda. Che poi ha dei cugini sirenetti, si può anche discutere sul fatto che fosse o meno umana, altro che fare discorsi sull’etnia 😛

    Comunque, sarei curioso di vedere questa serie, che so essere molto breve: adoro i “disastri in galleria” narrativi!

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  2. Questo articolo merita il like già solo per “first reaction SHOCK” 🤣. Scherzi a parte, non sono una fan delle Winx per età e tanti altri motivi, ma qualche puntata, con un bambino di ormai 4 anni, me la sono dovuta sorbire, quando su Rai YoYo non c’era altro. Sinceramente non ho né la forza né il coraggio di guardare Fate, soprattutto perché basta davvero solo il trailer per farti sbattere la testa e chiederti “Perché, perché?!?”.

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  3. Io l’ho trovata come te talmente trash da essere pure divertente..e non ho capito che senso abbia avuto ficcare un pò di parolacce, droga (poca), sesso (ancora meno) e squartamenti tanto per renderlo VM 14…i prodotti HBO sono altra cosa 😀

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    • Purtroppo da qualche anno c’è questa corrente di pensiero secondo cui per essere “maturi” basti dire parolacce, parlare di dipendenze e infilarci un po’ di sangue. Che può anche essere ma bisogna saperlo fare.

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