Il Mondo Perduto – Jurassic Park – Recensione

Quando venne pubblicato il romanzo di Jurassic Park lo scrittore Michael Crichton subì pressione dai fan per scrivere un sequel, Crichton però non aveva mai scritto alcun sequel per nessuna delle sue opere, lo riteneva una cosa difficile da realizzare perché ci si deve cimentare con qualcosa che sia allo stesso tempo lo stesso prodotto ma diverso, il rischio di fare qualcosa di eccessivamente simile o di così diverso da snaturare la storia è dietro l’angolo, un sequel è rischioso. Ma il successo del film del 1993 fu tale da portare il film in cima alla classifica dei film di maggiore incasso di sempre e ovviamente Steven Spielberg si disse interessato a girare un sequel, e così Crichton inizia seriamente ad accarezzare l’idea di scriverlo sul serio e questo sequel si concretizza nel Settembre 1995 con la pubblicazione di The Lost World, Il Mondo Perduto, il cui titolo è un omaggio al romanzo omonimo di Arthur Conan Doyle, con cui condivide alcune tematiche.

Per farlo decide di riportare in vita Ian Malcolm, gravemente ferito alla fine del romanzo originale e dato per spacciato, con la scusa che l’autore poteva fare a meno di tutti i personaggi ma non di lui, aveva bisogno di qualcuno che ancora una volta ci dicesse perché anche questa volta tutto andrà male, ma soprattutto perché Malcolm rappresentava il suo rapporto con la scienza e la sua visione negativa nei confronti dell’ingegneria genetica, dopotutto se lo stesso Arthur Conan Doyle aveva resuscitato Sherlock Holmes, perché lui non poteva fare lo stesso? E dire che Spielberg stava per farlo divorare dal T-Rex assieme a Donald Gennaro nel primo film, sarebbe stato decisamente un problema giustificare un suo eventuale ritorno.
Ne esce fuori un sequel in cui il matematico specializzato nella teoria del caos è costretto a partire per una missione di salvataggio su Isla Sorna, dove si trova il Sito B in cui i dinosauri del Jurassic Park venivano creati nei laboratori della InGen, e dove quattro anni dopo continuano a vivere, per salvare il suo amico Richard Levine, in cui deve affrontare un altro gruppo di spedizione inviato dalla Biosyn, la società rivale della InGen responsabile per il sabotaggio che causò il disastro del Jurassic Park, che questa volta è intenzionata a rubare delle uova di dinosauro per poterle studiare.
Ma tutto questo a Spielberg e allo sceneggiatore David Keopp non interessava molto, Spielberg voleva fare il suo King Kong, non è un caso se Ian Malcolm (sempre lui) nel primo film pronuncia la frase “ma che ci tengono lì dentro, King Kong?” ed è lo stesso motivo per cui il T-Rex alla fine diventava una sorta di anti eroe salvando i protagonisti.
Il Mondo Perduto – Jurassic Park esce nel 1997, l’idea di partenza rimane la stessa, Ian Malcolm (sempre interpretato da Jeff Goldblum) è costretto a partire per una missione di salvataggio per Isla Sorna per riportare a casa non più il suo amico Levine ma la sua ragazza Sarah Harding (Julianne Moore), sull’isola per conto di John Hammond (Richard Attenborough), il facoltoso creatore del Jurassic Park passato da capitalista a naturalista in quattro anni, inviata per studiare il comportamento dei dinosauri lasciati allo stato naturale, ma ben presto il gruppo deve vedersela con lo spietato nipote di Hammond, Peter Ludlow (interpretato da Arliss Howard) che nonostante pensi di aver imparato dagli errori dello zio in realtà è disposto a tutto pur di salvare l’azienda dalla bancarotta, anche se questo vuol dire portare un T-Rex vivo sulla terraferma per esibirlo come attrazione, esattamente come King Kong.
Insomma, le differenze rispetto al romanzo sono davvero tante, molte più di quante non ne avesse la sceneggiatura di Jurassic Park, a questo punto viene da chiedersi se fosse davvero necessario un romanzo a cui ispirarsi se poi il risultato deve essere così diverso, tra l’altro la sequenza di apertura è presa dal primo romanzo e non dal sequel, ma di base tutto sommato ne rispetta il senso ecologista e naturalista con il tema della salvaguardia dei dinosauri, ma è anche vero che nonostante gli ancora ottimi effetti speciali, che però hanno esaurito l’effetto sorpresa, non riesce ad essere convincente quanto il primo film.
I difetti questa volta si fanno decisamente più evidenti e in tutto questo sono i tempi narrativi a pesare di più, alcune sequenze sono esageratamente lunghe, come quella delle roulotte che nonostante tutto rimane una delle sequenze più iconiche di tutto il film, e a proposito di sequenze iconiche sono decisamente meno rispetto a quelle di Jurassic Park e molto meno curate, ma non mancano degli scivoloni notevoli anche nella sceneggiatura. I personaggi sembrano sempre voler fare tutto il contrario di ciò che dicono, da Peter Ludlow che ha fatto di tutto per diffamare Ian Malcolm sulla sua testimonianza sul disastro del Jurassic Park per poi voler portare un dinosauro a San Diego, cosa che di fatto però dimostrerebbe la veridicità delle parole del matematico, a Sarah Harding che pare la parodia di una vera paleontologa sottolineando come non si debba interferire con l’habitat dei dinosauri ma che non riesce a tenere le mani a posto quando ne vede uno. Con questo non dico che Jurassic Park non avesse delle forzature, ma nel complesso tutto funzionava, qua è proprio difficile non farci caso. L’unico personaggio interessante sembra essere il cacciatore Roland Tembo, interpretato dal compianto Pete Postlethwaite, che però sparisce di scena dopo l’abbandono dell’isola, peccato perché il tema della caccia poteva essere approfondito meglio. Il Mondo Perduto forse avrebbe trovato giovamento da alcuni tagli in alcune parti e di un maggior approfondimento in altre, per esempio trovo davvero inconcepibile che non ci venga spiegata o mostrata la strage a bordo della nave che trasporta il T-Rex a San Diego, ancor più inconcepibile sapere che quella sequenza non solo non è stata inserita nel film ma che non è proprio mai stata girata. Possiamo affermare con certezza che Spielberg per questo sequel abbia fatto delle scelte decisamente discutibili.
Ma nonostante tutti i suoi difetti, che non sono pochi, Il Mondo Perduto rimane il sequel migliore di Jurassic Park, quello che più vi si avvicina, purtroppo più per i difetti degli altri che per i propri meriti, discorso a parte per quanto riguarda Jurassic World che già metteva le mani avanti consapevole del fatto che non sarebbe mai stato al livello del film originale, e che nemmeno aspirava ad esserlo. (ma io continuo ad esserci affezionato)

Classificazione: 3.5 su 5.

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5 pensieri su “Il Mondo Perduto – Jurassic Park – Recensione

  1. Quando ero piccola difficilmente riuscivo a scegliere quale fra jurassic park e il mondo perduto fosse il mio preferito, oggi non ho dubbi a dire che il primo rimane una pietra miliare del cinema in generale e che non è invecchiato di un giorno tuttavia il secondo avrà sempre un posto speciale nel mio cuore, anche nella sua imperfezione e c’è da dire che alcune sequenze rimangono bene impresse.

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