Mortal Kombat (2021) – Recensione

Mortal Kombat film 2021

Sto per usare un paragone forte. Il film di Mortal Kombat del 2021 sta al film del 1995 come Logan sta a Wolverine, ma solo per il sangue e la violenza esplicita, non per altro.
Quello che mancava al film di Paul W.S. Anderson era la buona dose di sangue che rese così popolare il videogioco creato da Ed Boon e John Tobias, ma compensava con una buona dose di cuore (e mazzate), il film di Simon McQuoid, alla sua prima regia cinematografica, al massimo può contare sul cuore ancora pulsante in mano a Kano.

Andrò dritto al sodo. Questo reboot cinematografico di Mortal Kombat non mi ha fatto schifo ma sicuramente mi ha deluso rivelandosi un enorme occasione sprecata.
Rispetto a venticinque anni fa abbiamo la tecnologia e gli effetti speciali per poter mettere in scena dei combattimenti tra guerrieri dotati di poteri sovrumani ma questo non serve a niente se poi manca una sceneggiatura che sia anche un minimo solida, non che il concept di base di MK sia esattamente 2001 Odisea nello spazio, la trama del gioco, almeno inizialmente era molto, molto semplice, perché andarsi a incasinare così con spiegoni, profezie inutili e cose nonsense? Mi riferisco a voi, Greg Russo e Dave Callahm! E a dirla tutta anche i combattimenti non superano esattamente le aspettative.
ATTENZIONE! SEGUIRANNO ALCUNI SPOILER!
Chiaramente la coppia di sceneggiatori voleva staccarsi il più possibile dalla trama vista nel film del 1995, ma se tanto mi da tanto e quella è la trama di Mortal Kombat inevitabilmente dovranno farci i conti con un ipotetico sequel.
Il film si apre con una sequenza molto bella che ci mostra i due personaggi iconici della saga, Hanzo Hasashi e Bi Han, meglio noti come Scorpion e Sub-Zero, interpretati rispettivamente da Hiroyuki Sanada (che potreste aver visto in Rush Hour 3, 47 Ronin e il già citato Wolverine) e Joe Taslim (tra i protagonisti di Warrior, una garanzia per le arti marziali) mettendo in mostra subito la loro storica rivalità e le ottime doti marziali dei due attori in quella che poi essenzialmente è l’origin story di Scorpion (evento totalmente assente nel film di Anderson dove i due essenzialmente erano scagnozzi senza alcuna caratterizzazione agli ordini di Shang Tsung), in cui assistiamo al massacro della famiglia Hasashi e del clan Shirai Ryu compiuto da Bi Han. Ma la figlia neonata di Hanzo miracolosamente sfugge alla morte. Questa introduzione è forse la parte migliore di tutto il film e si esaurisce in meno di dieci minuti.
A sto giro han ben pensato di creare un protagonista inedito, tale Cole Young (Lewis Tan, che potreste non aver visto in Marvel’s Iron Fist e Deadpool 2), un tipo che vive di incontri di MMA e che sfoggia una strana voglia a forma di drago sul petto, di cui poi ci importerà ben poco e che prevedibilmente è un discendente di Hanzo. Dopo un breve incontro con Jax (Mehcad Brooks, il Jimmy Olsen super palestrato di Supergirl) prima e Sonya Blade (Jessica McNamee) dopo, entrambi delle Forze Speciali, scopre che quella non è una voglia ma un marchio che identifica i prescelti per un torneo che deciderà le sorti del pianeta, il Mortal Kombat, ma che ve lo dico a fare? Ah dimenticavo, con loro c’è anche Kano (Josh Lawson), che per una fetta di film diventa la linea comica al posto di un ben più appropriato Johnny Cage, il grande assente tra i protagonisti storici, ma i nostri mitici sceneggiatori non han trovato un modo migliore per far incontrare i buoni e i cattivi se non con uno scontatissimo tradimento da parte di Kano, davvero era più originale fargli prendere una parte neutrale al conflitto.
Una volta fatta la conoscenza di Raiden (Tadanobu Asano, l’asgardiano Hogun nei film di Thor ma anche l’Ispettore Zenigata nel live action di Lupin III, tra gli altri), Liu Kang (Ludi Lin, Power Rangers) e Kung Lao (Max Huang, Kingman’s The Secret Service) i nostri scoprono anche che il marchio consente di sbloccare un potere nascosto chiamato Arcana, e qui iniziano un po’ i problemi. Questa cosa dell’Arcana nelle loro intenzioni vorrebbe giustificare il fatto che Liu Kang sia in grado i lanciare sfere di fuoco, la capacità di teletrasportarsi di Kung Lao, la supervelocità di Kabal, e così via, ma trasforma in qualche modo i guerrieri di Mortal Kombat in una sorta di X-Men che praticano arti marziali, li banalizza e li priva di quelle che poi sono le loro unicità, tra spiritualità, magia e tecnologia nel videogioco c’è da sbizzarrirsi, qua decisamente meno e ci vuole una buona dose di sospensione dell’incredulità nel momento in cui a Jax guardacaso crescono delle braccia cibernetiche in sostituzione degli arti persi, dopo che i monaci shaolin già gli avevano creato delle protesi con del mekkano presumibilmente magico, metti che gli cresceva una coda che faceva? O mettiamo caso che in un ipotetico sequel inseriscano Stryker che farà? Creerà armi da fuoco dal nulla? Oltretutto per sbloccare questi poteri i protagonisti i nostri si sottopongono ad un allenamento corso accelerato che prevede il fare a botte (inutilmente) e poi arrabbiarsi, nel caso di Kano per cose frivole, davvero vogliono farci credere che non si sia mai arrabbiato in vita sua o quantomeno da quando ha ricevuto il marchio? Non è esattamente Goku che diventa Super Saiyan vedendo esplodere il suo migliore amico. Ma dopotutto l’allenamento è una cosa sopravvalutata, come dimostra Sonya che dopo cinque minuti dall’aver ricevuto il marchio sa sparare raggi come se lo facesse da una vita.
Da fan della saga videoludica comprendo la loro scelta di distaccarsi dal vecchio film o dal videogioco, non volevano scadere nel già visto ma al contempo non comprendo le loro scelte narrative, non tutte almeno e non fino in fondo, ho avuto l’impressione che fossero più impegnati a strizzare l’occhio ai fan inserendo tutta una serie di easter egg (l’amuleto di Shinnok, il ventaglio di Kitana, Nightwolf sui ritagli di giornale, una statua di Kotal Kahn, le fatality oltre alle varie frasi iconiche che lasciate in inglese suonano tremendamente stupide), piuttosto che nello scrivere una sceneggiatura che sia un minimo coerente, per quanto può esserlo in un fantasy, perché è impensabile vedere la moglie di Cole prendersi un ceffone da Goro e non avere nemmeno una goccia di sangue, mentre la tanto decantata rivalità tra Scorpion e Sub-Zero e rispettivi clan senza il coinvolgimento di Quan Chi esiste semplicemente perché sì, perdendo di fascino e drammaticità, o comunque spostandola sul solo Scorpion, che ormai lo sanno pure i muri essere il preferito di Ed Boon, non c’era bisogno di rimarcarlo ancora. E mi duole ammetterlo ma anche i combattimenti, tolto il primo, non sono un granché coreografati bene.
Al netto di tutto il suo essere kitsch e nella sua semplicità il film del 1995 non sarà migliore ma funziona decisamente meglio, come dicevo in apertura questo reboot è un film semplicemente deludente ed è un peccato perché il cast non è niente male. Non possiamo far altro che sperare in un sequel migliore, sempre se si farà.

Classificazione: 3 su 5.

FINISH HIM! FLAWLESS VICTORY!

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9 pensieri su “Mortal Kombat (2021) – Recensione

  1. Visto ieri sera, concordo con te su tuttoe per questo ho anche linkato il post nel mio che uscirà domani mattina. Non riesco a decidere quale sia la scelta più incomprensibile tra Cole e l’Arcana… bastava semplificare e avrebbero risolto tutti i problemi, mah!
    Ah, sappi che ti ho anche rubato l’immagine! XP

    Piace a 1 persona

  2. Pingback: scORSa! 14-20/06/2021 | La tana dell'Orso Chiacchierone

  3. Un lungo prologo al torneo, peccato che del prologo se ne sentiva meno il bisogno se poi mi caratterizzi comunque i personaggi in modo piatto, allora meglio tamarraggine e musica disco dal minuto uno, del protagonista aggiuntivo discendente di Scorpion se ne sentiva ancora meno il bisgono, capisco la volontà di staccarsi dal film del 95 in cui il protagonista avrebbe dovuto essere Liu Kang ma lo erano di più il capello parruccoso di Christofer Lambert e Johnny Cage (anche perchè se hai Johnny intorno alle scatole come fanno a esserci altri protagonisti c’è solo un pettorale tatuato che conta), però un po’ per gusto personale un po’ perché inutile veramente sono contro questo infilare ad ogni costo il personaggio nuovo dove tutto sta in piedi così da sé, poi parliamo di Mortal Kombat dove il roaster è pazzesco e fra l’altro in barba a tutti i webeti che si sono sprecati nell’ovvio : MK è ignoranza quindi doveva esserci ignoranza non puoi rendermelo serio. Forse si son fermati al primo capitolo del videogioco, sì, c’è l’ignoranza ed è necessaria anche in un film ma ad oggi è forse rimasto l’unico picchiaduro storico dei suoi tempi con una trama ancora credibile , gli altri o si son dimenticati di avere anche una trama seppur per menare le mani o son diventati parodie di se stessi , quindi si poteva avere entrambi, come al solito uno non esclude l’altro e questo è un po’ il problema del film. Stendiamo il velo pietoso su Kano simpatico che da un lato ha anche delle battute non male ma il fatto che mi funge da Johnny Cage della situazione che li prende tutti per il culo anche no dai.

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