Street Fighter II V – Recensione

Di recente su Amazon Prime Video ho avuto occasione di riguardare dopo svariati anni Street Fighter II V, serie anime del 1995 basata sul popolare videogame picchiaduro Street Fighter II, questa volta senza la storica sigla italiana dei Dhamm.

Street Fighter II V nasce ovviamente sull’onda del successo di Street Fighter II, basandosi per lo più su Super Street Fighter II, e venne prodotta da Group TAC, lo stesso studio d’animazione dietro a titoli come Holly & Benji e Nadia – Il mistero della pietra azzurra, che solo un anno prima aveva realizzato anche Street Fighter II: The Animated Movie.
Portata in Italia da Dynamic Italia Street Fighter II V, diversamente da Street Fighter II: The Animated Movie, a parte per i personaggi coinvolti c’entra davvero poco e niente con l’opera originale prendendosi più di una libertà narrativa, l’incipit vede il giovane giapponese Ryu ricevere una lettera dal suo migliore amico Ken, un americano di buona famiglia con cui si allenava nel karate. Ryu raggiunge Ken negli Stati Uniti e per festeggiare la loro riunione i due decidono di andare in un bar e dare inizio ad una rissa con dei marine, sconfiggendoli in pochi minuti, fino a quando non interviene il sergente Guile che malmena così due minorenni infligge una dura lezione ai due giovani arroganti. Una volta ripresi dalle ferite decidono di partire per un viaggio intorno al mondo alla scoperta dei migliori combattenti allo scopo di diventare più forti.
Ad essere onesto nei primi episodi per certi versi sembra di guardare un anime boyslove, davvero, ci sono alcune scene che possono essere facilmente fraintendibili.

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Brockback Mountain prima di Brockback Mountain

Per metà della serie, composta da 29 episodi, i nostri, a cui presto si unisce Chun Li, si limitano a girare per il mondo così, incontrando talvolta altri personaggi della saga in episodi legati tra loro dalla minaccia di un organizzazione dedita allo spaccio di droga chiamata Ashura, per poi cambiare rotta intorno alla metà introducendo la Shadaloo di Bison (nella versione italiana hanno adottato i nomi occidentali usati anche nel videogame), il main villain dei videogame che ci condurrà verso il finale.
Per i fan della saga è sicuramente un titolo storico, nonostante i tanti cambi, sia estetici che narrativi rispetto al videogioco, penso che qui per la prima volta Sagat sia stato dipinto come anti eroe e non come villain, mentre Cammy per esempio diventa una killer professionista con un look totalmente rinnovato abbandonando il suo iconico body per una più anonima tuta nera, sicuramente meno sessualizzata ma anche meno riconoscibile, non ha nulla di diverso per esempio da Sarah Bryant di Virtua Fighter per intenderci.
Penso anche introducesse per la prima volta Charlie, amico e collega di Guile ucciso da Bison che in seguito venne introdotto anche nei videogiochi con un look totalmente diverso.
Ma se devo essere sincero è una serie molto figlia della sua epoca, non è invecchiata benissimo, si lascia guadare, diverte, ha delle belle animazioni, un buon character design e persino i combattimenti son ben coreografati ma la trama è davvero povera, e non è giustificabile dal fatto che si tratta di una serie in cui sono le botte a fare da padrone, insomma Street Fighter II V è un anime che mi sentirei di consigliare ai soli fan della saga.

Classificazione: 3 su 5.

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5 pensieri su “Street Fighter II V – Recensione

  1. Idem per me sulle conclusioni finali: un anime figlio del suo tempo, si lascia seguire specie per quache pizzata tra amici.
    Primi episodi davvero con scene molto… fraintendibili, ma anche tutto l’anime ha spesso uno stile da hentai anni ’90, e ricordo la puntata dell’hado che è due coglioni immensi.

    Moz-

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  2. Non stessi passando un periodo psicologicamente duro probabilmente l’avrei amato nonostante l’assoluto nonsense, anzi proprio per quello, è tutto così anni 90 e poi la loro substoria gay.. pazzesco XD

    Piace a 1 persona

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