Resident Evil: Infinite Darkness – Recensione

Nel suo venticinquesimo anno il franchise di Resident Evil pare più vivo che mai. Mentre nei negozi è uscito da poco Village, l’ottavo capitolo videoludico della saga, sono diversi i progetti ispirati o legati al survival horror di Capcom: un film reboot live action dal titolo Welcome to Raccoon City annunciato per Novembre 2021, una serie tv live action per Netflix e sempre sul colosso streaming è da poco approdata la serie anime originale Resident Evil: Infinite Darkness.

Diversamente dagli altri progetti Infinite Darkness non è semplicemente un prodotto ispirato ai videogiochi ma, come già successo per i film anime in CG di Resident EviI, si pone come parte integrante della continuity videoludica fungendo da sequel a Resident Evil 4 del 2005.
In quel gioco Leon S. Kennedy, storico protagonista della saga apparso per la prima volta nell’altrattanto storico Resident Evil 2, ormai divenuto agente governativo, era incaricato di salvare la figlia del Presidente degli Stati Uniti. Infinite Darkness si svolge nel 2006, due anni dopo gli eventi di RE4, e vede Leon richiamato ad indagare dal Presidente su un incidente di pirateria informatica. Ovviamente tempo cinque minuti che Leon si trova alla Casa Bianca che la gente inizia ad essere infettata e a trasformarsi in zombie, ma tranquilli non ne vedrete poi molti in questa serie. Sul posto incontra casualmente una sua vecchia conoscenza, Claire Redfield, altro storico protagonista di RE2, che sta indagando su uno strano disegno fatto da un bambino rifugiato che le ha riportato alla mente gli eventi di Raccoon City, peccato che poi abbia decisamente meno spazio rispetto a Leon.
La serie animata in CGI da TMS Entertainment, lo studio d’animazione di titoli come Lupin III e Akira per intenderci, si sviluppa, si fa per dire, in quattro episodi da una ventina di minuti scarsi tra mutazioni, intrighi politici, cospirazioni, poco horror, poca suspense e pochissima trama. I vari riferimenti ad altri elementi della lore di Resident Evil potranno magari piacere ai fan più esperti della saga ma non bastano a farne una buona serie anime. Il formato a episodi non funziona molto, soprattutto per una serie che ne ha così pochi, va bene che Netflix ha fatto del binge watching il suo cavallo di battaglia (anche se ormai questo sistema ha iniziato a dare segni di cedimento) ma per una serie così breve spezza solo il ritmo, anzi è quasi insensato, potevano farne semplicemente un film dando dinamicità alla narrazione, più serrata e coinvolgente, anche se alla fine miracoli sulla trama non se ne potevano fare, ma almeno poteva divertire e intrattenere di più.
Ci troviamo così tra le mani una serie esteticamente stupenda, le animazioni e la grafica sono davvero eccellenti, quanto vuota nei contenuti. Ancora non ho capito se voleva essere una miniserie o se ci sarà un seguito con una seconda stagione ma se queste sono le premesse non so nemmeno se voglio saperlo.

Classificazione: 1.5 su 5.

Per non perderti nessuno dei nostri articoli segui Omniverso su:

Un pensiero su “Resident Evil: Infinite Darkness – Recensione

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.