Street Fighter – il primo videogioco

Dopo un ciclo di articoli dedicati alla saga di Mortal Kombat in ogni sua declinazione ho pensato di bissare con il capostipite dei picchiaduro: STREET FIGHTER!
Street Fighter non è esattamente una novità, nell’ultimo anno a queste coordinate si è parlato di alcuni fumetti ispirati alla saga e all’anime Street Fighter II V di metà anni ’90. Non sarà facile come con Mortal Kombat parlare di proprio tutto dato che molti manga e anime sono inediti in Italia, sicuramente ci dedicheremo a tutti i videogiochi, devo ancora capire se e come collocare i crossover. Ma bando alle chance. Round 1. FIGHT!

1984, il game designer Takashi Nishiyama progetta per la società Irem un videogioco arcade intitolato Kung-Fu Master liberamente ispirato al film Il mistero del conte Lobos (Wheels on Meals) con protagonisti le star del cinema di arti marziali Jackie Chan e Sammo Hung in cui i due devono salvare una ragazza da una pericolosa gang di criminali, in particolare alla parte finale del film che si svolge all’interno di un castello in Spagna. Tuttavia il gioco prende anche spunto da Game of Death di Bruce Lee riprendendo l’idea di una pagoda a cinque livelli, ognuno dei quali con un maestro di arti marziali.
Nishiyama in precedenza sempre per Irem aveva creato il side-scrolling shooter Moon Patrol e la sua idea per Kung-Fu Master era quella di unire il gameplay degli sparatutto alle arti marziali, il giocatore deve attraversare la pagoda e affrontare i vari scagnozzi avversari a suon di botte fino ad incontrare il boss di fine livello, semplice no?
Dopo il successo di Kung-Fu Master Nishiyama venne assunto da Capcom dove sviluppò il picchiaduro a scorrimento Trojan, il cui gameplay era una chiara evoluzione del suo precedente lavoro e il suo porting per NES incluse per la prima volta in un gioco Capcom la possibilità di scontrarsi uno contro uno.
A partire da Kung-Fu Master e dalle sue battaglie boss Nishiyama ha l’intuizione per un nuovo gioco basato su incontri uno contro uno, in pratica un susseguirsi di boss fight, quel gioco ovviamente diverrà Street Fighter.
Per Street Fighter Nishiyama prese ispirazione da diversi manga e anime shonen in voga all’epoca per lo sviluppo dei personaggi e delle loro mosse speciali, mentre per lo sviluppo del gameplay prese ispirazione dagli stili di arti marziali che praticava. Anche il film Enter The Dragon con Bruce Lee ebbe il suo ruolo come ispirazione, sia Enter The Dragon che Street Fighter infatti si concentrano su un torneo internazionale di arti marziali con personaggi unici per provenienza, etnia e stile di lotta.
Il gameplay di base seguì il modello di precedenti giochi di lotta come Karate Champ e ovviamente Kung-Fu Master. Con il joystick ci si muove avanti e indietro nell’arena, si salta, ci si accovaccia e ci si difende dagli attacchi avversari parando i colpi, mentre i due tasti servono ad attaccare, pugno e calcio, in base alla versione si arriva a tre tasti ciascuno in base alla potenza dell’attacco (debole, medio, forte), e con una combinazione di tasti si possono usare delle tecniche speciali molto potenti. Nella mia personale esperienza posso dire che il gameplay non è dei più semplici, anzi, è molto rognoso, almeno nella versione contenuta in Street Fighter 30th Anniversary Collection, si vede che è un gioco molto vecchio e ancora da perfezionare, tutto un altro mondo rispetto ai picchiaduro moderni, ma anche solo di qualche anno successivo, mentre le mosse speciali richiedono una precisione eccessiva per essere eseguite, e gli input non sono esattamente veloci e reattivi.
Il giocatore prende il controllo di Ryu, un giovane artista marziale, per gareggiare in lotte uno contro uno con avversari controllati dal computer in una serie di dieci incontri che si svolgono in cinque nazioni diverse, a inizio partita è consentito scegliere da che paese iniziare tra Giappone e Stati Uniti, oltre alle normali battaglie ci sono due livelli bonus in cui si devono rompere dei mattoni e delle tavolette. Una volta sconfitti otto avversari il giocatore si muoverà verso la Thailandia per affrontare gli ultimi due avversari e completare il gioco.
Nella modalità a due giocatori il secondo giocatore può invece controllare Ken, amico e rivale di Ryu, tuttavia se è lui a vincere l’incontro può continuare la partita singola nei panni di Ken, le differenze tra i due sono solo estetiche.
Gli avversari da affrontare sono Retsu e Geki dal Giappone, rispettivamente un maestro di Kempo espulso dal suo dojo e un ninja, Joe, campione di lotta clandestina che pratica full contact, l’ex pugile Mike dagli Stati Uniti, l’esperto di boxe cinese Lee e l’assassino Gen dalla Cina, il buttafuori Birdie e la guardia del corpo Eagle dall’Inghilterra, e infine il campione di Muay Thai Adon e il suo maestro, nonché boss finale del gioco Sagat, in Thailandia.
Street Fighter venne prodotto da Nishiyama stesso, accreditato come Piston Takashi, e pianificato da Hiroshi Matsumoto, accreditato come Finish Hiroshi. I due lavorarono insieme al gioco Avengers (che niente ha a che vedere con i supereroi Marvel) del 1987 e sempre insieme lasciarono Capcom dopo la produzione del gioco per andare a lavorare alla SNK dove svilupparono la maggior parte delle loro serie di combattimenti, come Fatal Fury e Art of Fighting.
Il cabinato originale non fu il successo sperato da Capcom vendendo solo intorno alle 1000 unità, ma la versione a sei tasti fu un discreto successo vendendo tra le 10000 e le 50000 copie stimate diventando presto uno dei cabinati più venduti tra il 1987 e il 1988.

HERE COMES A NEW CHALLENGER! >> STREET FIGHTER II

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