Lost stagione 1 – Recensione

Quasi vent’anni dopo il suo debutto stiamo guardando Lost. Per la prima volta.
Lo sappiamo, Lost è una di quelle serie che a suo tempo fece molto parlare e che una volta conclusa divise letteralmente il pubblico, proprio per via del suo finale. Ma noi siamo qua per fare quattro chiacchiere sulla prima stagione e al momento mi sento di dire che è semplicemente perfetta. Per diversi motivi.


La serie di Jeffrey Lieber, J.J. Abrahams e Damon Lindelof, con protagonisti i sopravvissuti di un incidente aereo precipitato su un isola apparentemente disabitata e teatro di innumerevoli eventi inspiegabili, è storica per quanto riguarda la serialità televisiva, ho sempre letto di come ci fu un prima e un dopo Lost ed effettivamente non si può rimanere indifferenti di fronte a questa serie.
Nel 2004 si era abituati ad una serialità diversa, a memoria non mi viene in mente nessun telefilm (come venivano chiamati allora) che avesse una trama orizzontale così stretta, tanto da costringerti a non saltare alcun episodio, giusto Twin Peaks ma senza diventare un fenomeno così di massa.
Allora si era abituati ai procedurali, gli episodi dei serial erano piuttosto simili tra loro e si potevano saltare tranquillamente tanto sarebbe cambiato poco o nulla, o al massimo a titoli come Xena e Buffy in cui le titolari affrontavano il cosiddetto mostro della settimana, con tutto rispetto parlando, ma anche qua la differenza è enorme dal momento che veniva affrontato ancora in modo puramente televisivo, o forse per meglio dire in modo classico.
Tutto in questa prima stagione funziona perfettamente in armonia con il resto in un mix di avventura, dramma, sopravvivenza, sovrannaturale e fantascienza, senza dimenticarsi di strapparci qualche sorriso senza prendersi troppo sul serio. C’è una cura notevole sulla storia, che parte un po’ così così lasciandoti interdetto devo ammettere, conquista piano piano una volta che i dettagli iniziano a mettersi insieme e a formare un disegno più grande e che le stranezze e i misteri iniziano a moltiplicarsi, anche grazie ai numerosi flashback che si alternano durante gli episodi approfondendo di volta in volta i numerosi personaggi, che sono uno più bello dell’altro, finisci inevitabilmente per affezionarti a tutti loro, non solo agli eroi della situazione ma anche a personaggi non dico cattivi ma più grigi, in una serie in cui bianco e nero, luce e oscurità hanno un importanza fondamentale, ma su questo argomento immagino avremo tempo di parlarne meglio in futuro. Per non parlare delle musiche, dei tempi narrativi, dei silenzi, dei dialoghi, c’è una cura quasi cinematografica, una cura che in molte serie tv di oggi è quasi la norma ma che all’epoca non era affatto scontata, soprattutto se consideriamo che veniva trasmesso da un emittente come ABC, non stiamo esattamente parlando di HBO.
Ma la cosa che più mi ha colpito è che riesce a mantenere lo stesso livello per tutti i venticinque episodi che compongono la serie, anzi no, è un crescendo perché come dicevo poco fa non ti conquista subito, ti lascia un po’ spaesato, un po’ come i sopravvissuti allo schianto all’inizio dopotutto, per poi coinvolgerti sempre più nel mistero e nelle vite di questi personaggi.
E niente, prima stagione promossa a pieni voti, vedremo se riuscirà a mantenere lo stesso livello anche nelle prossime.

Classificazione: 4.5 su 5.

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