Resident Evil – Recensione

Cosa c’è di peggio dei film tratti dagli anime giapponesi? Quelli basati sui videogiochi ovviamente! Film di questo genere che siano anche solo un minimo decenti probabilmente si contano sulle dita di una mano (monca), ma ad Hollywood ciò che conta più della qualità sono gli incassi e bello o brutto che sia, il film di Resident Evil fu un successo, tanto da dare vita alla più longeva saga cinematografica basata su un videogame.

Resident Evil è un famoso videogame survival horror realizzato da Capcom, quella di Street Fighter e tanti altri titoli, e uscito nel 1996. I suoi sequel furono delle vere e proprie hit all’epoca della primissima Playstation, era praticamene impossibile non conoscere questa saga anche solo per sentito dire, era inevitabile che un giorno ne avrebbero fatto un film.
A pensarci fu Paul W.S. Anderson che nel 1995 realizzò il godibile film di Mortal Kombat, nonché regista di quella tamarrata di Alien vs Predator, di quella tamarrata divertente del remake di Death Race e che col tempo pare aver legato il suo nome indissolubilmente ai film tratti da videogame avendo poi curato tutti i sequel di Resident Evil mentre più di recente ha diretto l’adattamento di Monster Hunter, sempre della Capcom.
Anderson scrive e dirige un film che in realtà si ispira solamente al mondo di Resident Evil, non ne fa un adattamento, prende le distanze e introduce tutta una serie di personaggi nuovi, di cui a te spettatore non fregherà nulla, tanto da non ricordarti neanche i loro nomi, e immergerli in una situazione che tutto sommato rispetta le dinamiche del primo videogioco, rubando qualche spunto anche dal secondo capitolo. Si perché una delle critiche mosse a questo film è che non sia fedele al videogioco, e io rispondo con un grosso esticazzi?
Il fatto che prenda le distanze per realizzare qualcosa di “nuovo” in realtà non è un vero problema, tanto meno un buon motivo per definirlo un cattivo film, cosa che nei fatti non è, Resident Evil è un film semplicemente innocuo, di quelli che guardi per passare il tempo in pace e goderti un po’ di sana ignoranza. Però si, in termine di paragone con il videogame il confronto è impari, e alla fine il film ci perde. Ma come? Vi ho appena detto che non è un la fedeltà non è un buon motivo per criticarlo e ora vi dico che il film ci perde? Può sembrare un controsenso ma non è così, lasciate che vi spieghi meglio cosa intendo. La fedeltà al videogame originale non va ricercata nei personaggi o nella storia ma nell’atmosfera che per quanto si potevano sforzare era quasi impossibile da replicare, Resident Evil è un survival horror in cui il giocatore si trova solo contro zombie e mostri mutanti, con poche armi a disposizione e proiettili da usare con il contagocce, in luoghi quasi spettrali, il più delle volte senza musica se non ricordo male e accompagnato solo dal rumore dei tuoi passi e dai versi degli zombie (quando ti va bene), l’atmosfera che ne deriva è davvero angosciante. Ecco, tutto questo nel film non c’è, chi se ne importa se non ci sono Chris o Leon, alla fine il risultato anche con loro sarebbe stato il medesimo, una sorta di action movie di serie B girato come un grosso videoclip (che questa volta non può contare sulle coreografie di Robin Shou, e si vede) in cui una squadra di militari armata fino ai denti si deve fare strada tra orde di zombie per uscire da questa villa che fa da copertura ad un laboratorio.
Ma almeno questa volta c’è il sangue, cosa che per dire era totalmente assente in Mortal Kombat, e non ci siamo trovati con la versione per dodicenni che avrebbe reso tutto ancora più imbarazzante.
Nel cast ovviamente spiccano Milla Jovovich in quello che credo sia diventato il suo personaggio più iconico dopo Leeloo de Il Quinto Elemento, un ancora poco famosa Michelle Rodriguez che campeggia pure nella locandina nientemeno che nella stessa parte che le fanno interpretare in ogni film e serie tv da un ventennio ormai, il resto del cast vede la partecipazione di Eric Mabius, James Purefoy e altri attori più o meno noti del piccolo schermo, che qua si limitano a fare qualsiasi cosa fuorché recitare.

Classificazione: 3 su 5.

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