Lost stagioni 2 e 3 – Recensione

Continua spedita la nostra primissima visione di Lost, la serie tv che circa vent’anni fa contribuì notevolmente a cambiare la serialità televisiva, a circa tre settimane dalla nostra recensione sulla prima stagione torniamo a parlarne con la seconda e la terza insieme. Insieme perché fondamentalmente le due stagioni sono estremamente legate tra loro e chiudono in qualche modo la prima parte della serie.

Se nella prima stagione abbiamo fatto la conoscenza dei sopravvissuti al disastro aereo Oceanic 815 e dei misteri dell’isola, nella seconda stagione oltre ad introdurre nuovi sopravvissuti iniziamo finalmente a vedere gli Altri, un gruppo di persone che già abitava l’isola e dagli scopi altrettanto misteriosi e ignoti, per poi finire in un conflitto aperto nel corso della terza stagione. Insomma tantissimi personaggi nuovi, buoni e cattivi, anche se pure i cattivi pensano di essere nel giusto, alcuni svolgono un ruolo importante, che la loro permanenza nella serie sia di solo una manciata di puntate o fissa, altri decisamente meno.
Potrei chiudere qua ripetendo quanto già detto per la prima stagione, perché quanto di bello c’era in quei primi venticinque episodi è stato confermato nel corso delle due stagioni successive, rimane una serie coinvolgente, ben realizzata e con un disegno notevole dietro, ormai superata la metà della totalità della serie abbiamo la certezza che comunque vadano le cose ci troviamo di fronte ad una serie veramente epocale, indipendentemente da come finirà, se ci piacerà e convincerà il finale o se ci deluderà come fece con buona fetta del pubblico, il finale non intaccherà il livello della serie e la forte affezione che ci ha provocato. Forte è anche il sospetto che a determinare l’insoddisfazione di quella fetta di pubblico fu la difficoltà nel mettere insieme i pezzi per capire il tutto con la messa in onda di un episodio a settimana, la storia di Lost necessita molta attenzione, non tanto perché complicata ma perché la sua mitologia è davvero enorme, i pezzi del puzzle, tra le relazioni dei vari personaggi, i misteri della Dharma, visti attraverso i vari flashback, la linea narrativa principale, e alcuni flashforward, ammetto che meritano una visione agevolata dal bingewatching, o quanto meno da una visione continuativa della serie, senza pause di alcun tipo. Non voglio essere falso nel sostenere che tutto fosse già programmato dai vari sceneggiatori ma il lavoro svolto è davvero di alto livello, anche di fronte a cambi di programma e riscritture. Non mi stupisco poi nel ritrovare tra gli sceneggiatori e tra i produttori nomi ben noti a queste coordinate come Paul Dini (Batman: The Animated Series) o Brian K. Vaughan, autore di alcune delle serie a fumetti più belle degli ultimi anni (tipo Saga), qui in veste anche di produttore esecutivo, e di cui a brevissimo potremo ammirare l’adattamento del suo Y: l’ultimo uomo su Disney Plus, speriamo bene.
Ma il merito grosso va a Damon Lindelof, showrunner della serie, alla fine il contributo di J.J. Abrams è minimo. Nel breve tempo che passa dal disastro aereo alla conclusione della terza stagione i personaggi hanno subito una grandissima evoluzione, sembra veramente passata una vita per loro, sono stati costretti a cambiare, a fare cose anche sporche, i rapporti tra i protagonisti stessi mutano, di fronte a tradimenti, apparenti tradimenti e sacrifici, in quello che forse è il momento più tragico visto finora nella serie.
Detto ciò che divertimento ci sarebbe a elogiare e basta una serie tv? Cadremmo nel ripetitivo e allora sotto con qualche critica.
Chiaramente il gruppo di protagonisti principali continua a tenere testa su tutto, nonostante lo spazio un po’ rubato dalle new entry, inevitabilmente bisogna tenerli un po’ lontano dai riflettori per dedicare spazio agli altri personaggi, personaggi che però non sempre forse sono stati usati a dovere, non che la cosa non fili nella grande trama intessuta da Lindelof e soci ma il dubbio che questi personaggi potessero donarci ancora qualcosa in più è grande, mi viene in mente Shannon, eliminata a inizio della seconda stagione, e Mr. Eko introdotto nella seconda stagione ed eliminato nella prima metà della terza.
Alla fine della seconda stagione escono definitivamente di scena anche Michael e suo figlio Walt, già largamente assenti nel corso della seconda serie dopo il finale di stagione della prima, scelta determinata non da esigenze di trama ma da fattori esterni, all’epoca Malcolm David Kelley che interpretava Walt aveva tredici anni, in piena pubertà e crescita, la sua assenza era quindi motivata dal fatto che in quelli che nella finzione erano circa due mesi era cresciuto tantissimo, infatti lo si vede evidentemente cresciuto in modo spropositato nonostante i tentativi di camuffare la cosa mostrandolo il meno possibile. La sua dipartita costringe gli sceneggiatori a tagliare di netto la sotto trama legata ai poteri manifestati dal bambino in qualche occasione, dapprima interesse degli Altri viene poi liquidato con un semplice “è un bambino problematico” e quindi via dall’isola, cosa che rende questa sotto trama di fatto inutile dal momento che non aggiunge nulla alla storia, almeno finora, vedremo se la cosa verrà ripresa in futuro in qualche modo.
E niente, ci rileggiamo per le prossime stagioni.

Classificazione: 4 su 5.

Per non perderti nessuno dei nostri articoli segui Omniverso su:

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.