Resident Evil: Extinction – Recensione

Nuovo Resident Evil, nuovo regista, ma sempre con Paul W.S. Anderson a scrivere la storia. Se Apocalypse segna la svolta all’action trash, Resident Evil: Extinction segna la svolta definitiva della saga cinematografica staccandosi totalmente dalla narrazione dei videogiochi Capcom. Questa volta alla regia troviamo Russell Mulcahy, famoso per film cult come Highlander e sequel e The Shadow con Alec Baldwin.

Nonostante dal distruzione di Raccoon City alla fine del precedente film la Umbrella Corporation non è riuscita a impedire al diffusione del virus T nel mondo, e l’umanità ormai è quasi sull’orlo dell’estinzione. Non chiedetemi quanto tempo è passato tra un film e l’altro, narrativamente parlando intendo, francamente non lo ricordo, ma Alice si è separata dal gruppo di sopravvissuti da cui inspiegabilmente mancano Jill Valentine e la bambina che essenzialmente faceva da motore alla storia di Apocalypse, la mancanza di Jill è dovuta al fatto che all’epoca Sienna Guillory era impegnata sul set di Eragon, film pessimo per film pessimo spero almeno l’abbiano pagata di più, al suo posto però troviamo Claire Redfield con il volto di Ali Larter (Final Destination, Heroes).
Il canovaccio pressapoco è sempre lo stesso, Alice e soci devono guidare una carovana di sopravvissuti verso l’Alaska dove pare ci sia un rifugio sicuro e senza infezione, ovviamente lungo il tragitto devono difendersi dai vari zombie e creature mutate, oltre che dagli attacchi della Umbrella, ovviamente le perdite saranno tante. Niente che non si sia già visto.
A questo si unisce il desiderio di vendetta di Alice nei confronti della malvagia corporazione per averla manipolata e resa uno dei loro esperimenti, giusto in tempo per scoprire che il dottor Alexander Isaacs (Iain Glen, Jorah Mormont del Trono di Spade) l’ha pure clonata e fatta morire non si sa quante volte!, Son cose che fanno incazzare. Nel frattempo fa anche il suo debutto nella saga cinematografica un altro personaggio iconico della saga videoludica, Albert Wesker, qui in veste di leader della Umbrella e interpretato da James O’Mara.
E ok ci siamo staccati totalmente dai videogiochi, a parte qualche personaggio, ed è un bene, per fare un brutto adattamento tanto meglio prendere una strada originale, ma mi sfugge lo scopo della Umbrella in questo mondo post-Apocalittico, a cosa servono i loro esperimenti se non cercano di creare una cura? Nei videogiochi non si è mai arrivati a questo, bene o male i vari virus sono sempre stati contenuti dagli sforzi dei nostri eroi e lo scopo dei villain è quello di fare soldi con queste armi batteriologiche e il controllo del mondo, mentre vi scrivo ho visto solo fino al successivo film della saga, il quarto, e non ho ancora una risposta, sono solo esperimenti fatti da scienziati pazzi fini a se stessi se non quello di creare nuovi mostri da contrapporre alla nostra eroina, mostri che sistematicamente sembrano invincibili ma vengono sconfitti in modi idioti e anticlimatici. Insomma Anderson ha preso la sua strada ma non ne ha ben definito il background, ci sono i buoni e ci sono i cattivi perché si, fine.
C’è di buono che le scene d’azione a sto giro sono migliori, più chiare ma sempre poca roba tra sparatorie infinite e le acrobazie di Milla Jovovich.

Classificazione: 2 su 5.

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5 pensieri su “Resident Evil: Extinction – Recensione

  1. Non proprio un grande sceneggiatore il buon Anderson, non gli si può chiedere troppo in quanto a storia. C’è Milla, e tanto basti! Comunque mi hai fatti molto ridere con: “il dottor Alexander Isaacs l’ha pure clonata e fatta morire non si sa quante volte!, Son cose che fanno incazzare. “. X–D

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