La fantascienza di H.G. Wells

In realtà l’immagine che ho scelto è un po’ fuorviante perché non vi voglio propriamente parlarvi del volume edito da Mondadori. La Fantascienza di H.G. Wells, che raccoglie le più famose storie dell’autore inglese, ma avendone lette di recente, in modalità ed edizioni diverse, quattro su cinque mi sembrava comunque adatta, e quale titolo migliore da usare se non questo? I romanzi contenuti come potete leggere nella copertina sono La macchina del tempo (1895), L’isola del Dottor Moreau (1896), L’uomo invisibile (1897), La guerra dei mondi (1898) e I primi uomini sulla Luna (1901), quest’ultimo in particolare è quello che non ho letto e non possiedo.

Facciamo un brevissimo passo indietro, a inizio 2021 per l’esattezza. L’editore RBA comincia la pubblicazione della serie I primi maestri del fantastico, collana in cui di volta in volta hanno pubblicato le prime opere di fantascienza, horror e fantastico, quelle che alla loro uscita ancora non venivano chiamate così, e la prima uscita fu proprio La macchina del tempo di Wells. I libri di RBA sono bellissimi, libri cartonati con delle grafiche stupende, e questo vale anche per le altre collane da loro edite, come quelle dedicate ad autori come Jules Verne o Emilio Salgari e al mito Arturiano, ma per quanto mi riguarda non sono collane che fanno per me, difficilmente mi interessano tutte le uscite e sostenere una spesa settimanale (dopo le prime quattro uscite a cadenza bisettimanale) di circa 13 euro, sommata a tutte le mie altre letture, era un po’ insostenibile. In questa edizione presi il già citato La macchina del tempo e La guerra dei mondi.
Questa a voi può sembrare un informazione inutile, o superflua alla mia analisi, e vi dico subito che nonostante questi due titoli siano tra le opere più importanti del genere non è che mi abbiano fatto impazzire, lo so, sembrerò un eretico agli appassionati, eppure queste due letture, anzi questa collana nello specifico, hanno risvegliato in me la passione verso il genere, e infatti per i miei standard ho letto più romanzi negli ultimi mesi che in tutto l’anno scorso, quindi apprezzamento o meno a qualcosa è servito.
La macchina del tempo è il primo romanzo in assoluto pubblicato da Wells e per certi versi il più ostico, si fa leggere ma il viaggio nel tempo viene affrontato con meticolosità fisica e meccanica, non se ne esce con teorie campate per aria per poi dirci che la macchina funziona perché sì, no il narratore espone il funzionamento della macchina spiegandoci la teoria della quarta dimensione e dicendoci che può viaggiare nel tempo ma non nello spazio. Questo nella prima parte, dopo il viaggiatore del tempo dedica quasi tutto il tempo a raccontarci del suo viaggio e dell’incontro con i popoli degli Eloi, fragili, infantili e pacifici, e i mostruosi Morlocchi che vivono sottoterra lontano dalla luce.
Al di là delle allegorie sulla classe dirigente e borghese dell’età vittoriana e di un finale decisamente di impatto, quasi pessimista nei confronti dell’umanità, ho trovato La macchina del tempo una fredda cronaca degli eventi, motivo per cui personalmente non mi ha coinvolto del tutto, ed è lo stesso “difetto” che ho trovato ne La guerra dei mondi.
La storia de La guerra dei mondi bene o male la sapete tutti, Wells si immaginò un invasione aliena alla fine del XIX secolo, protagonista della storia un anonimo scrittore che cerca di sopravvivere agli attacchi dei mostruosi alieni e raggiungere la propria moglie. Critica al colonialismo europeo per ammissione dello stesso autore, ne La guerra dei mondi vengono immaginate cose davvero all’avanguardia per quel periodo, come il raggio di calore usato dai marziani, anche qui come ne La macchina del tempo il protagonista narra in modo freddo il susseguirsi degli eventi, a Wells in entrambe le opere non interessava scrivere personaggi, approfondirli, non ci dice nemmeno come si chiamano, anche se forse il fatto che il protagonista de La guerra dei mondi fosse uno scrittore unito alla metafora anticoloniale possa significare che c’è qualcosa dell’autore stesso nel personaggio.
Il fatto è che se vi piace conoscere i personaggi o vedergli compiere un percorso forse non sono le opere adatte a voi, ma se vi piace il genere sono opere praticamente imprescindibili.
Discorso molto diverso per quanto riguarda L’isola del Dottor Moreau e L’uomo invisibile, scritti in modo molto diverso, personalmente le ho apprezzate molto di più entrambe e sono accomunate da una forte componente horror, pensavo si trattasse di uno stile evoluto nel tempo dall’autore ma come potete vedere dalle date di pubblicazione in realtà li ha pubblicati alternati agli altri due di cui abbiamo parlato prima. Dei due ho letteralmente amato L’isola del Dottor Moreau, per chi non sapesse di cosa parla per farla semplice un naufrago finisce sull’isola di un dottore che con i suoi esperimenti ha creato degli animali umanoidi in grado di parlare. Il dottore egocentrico e amorale è una forte critica alla scienza moderna che aveva e ha bisogno di un freno morale, in un escalation di tensione e orrore, fino all’ennesimo finale pessimista nei confronti di un umanità che alla fine è pur sempre un animale dominato dai propri istinti che ci illudiamo di controllare grazie alla razionalità. Semplicemente stupendo, ci vedrei benissimo una trasposizione cinematografica moderna su questo romanzo, ne uscirebbe un horror fantascientifico con un pizzico di body horror potenzialmente fantastico.
L’uomo invisibile invece mi ha coinvolto sin dal principio, probabilmente è quello scritto meglio del lotto ma ho trovato il suo finale anticlimatico. Nonostante il personaggio di Griffin sia un totale egoista non ho potuto fare a meno di fare il tifo per lui, semplicemente per il fatto che già prima di diventare invisibile era un reietto per il suo albinismo e una volta divenuto invisibile paradossalmente non ha fatto altro che palesare ulteriormente questa diversità, diversità che inevitabilmente attira l’attenzione degli altri, attenzione puramente non voluta che finisce col trasformarsi in disagio, anche in questo caso Wells ci mette del personale, ovviamente nel caso di Griffin il disagio si trasforma in un vero e proprio mostro a cui dare la caccia anziché aiutarlo.

Classificazione: 4.5 su 5.

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