Ghostbusters: Legacy – Recensione

Ghostbusters: Legacy è un po’ come quando dopo tanto tempo ci si rivede con dei vecchi amici in occasioni spiacevoli e si finisce inevitabilmente col pensare al tempo perso lontano gli uni dagli altri, alle infinite occasioni sprecate nel frattempo. Sembra che sia dovuto morire Harold Ramis, e fallire clamorosamente un tentativo di reboot del franchise, per far sì che un terzo Ghostbusters vedesse la luce, e per questo motivo non riesco proprio ad unirmi al coro di entusiasmo che ha accolto il film di Jason Reitman, figlio di quell’Ivan che diresse i primi due iconici film.

Ghostbusters: Legacy è un bellissimo e sentito omaggio ad Harold Ramis ma non un film così bello come viene dipinto da una fetta di pubblico, dalle impressioni sui social e dalle prime recensioni lette sembrava si parlasse di un semi capolavoro, nei fatti ci troviamo davanti ad un buon film, godibile, che fa bene il suo lavoro, ovvero intrattenere e divertire, in un mix tra sequel, remake e reboot, ma ho come l’impressione che dopo il disastro del 2016 qualsiasi cosa fosse uscita sarebbe stata accolta allo stesso modo pur di dimenticarsene. Perché mi pare evidente che il film di Reitman figlio non sia minimamente al livello del film di Reitman padre, nemmeno del secondo a dirla tutta, consapevole del fatto che probabilmente non era nemmeno nelle sue intenzioni esserlo e che Legacy si rivolge ad un pubblico più giovane di quello di allora, Bill Murray, Harold Ramis e Dan Aykroid venivano dall’esperienza al Saturday Night Live, i loro Ghostbusters non erano stati pensati per un pubblico di giovanissimi, pur essendo godibilissimi anche da parte di un pubblico di minori, mentre questo film si rifà palesemente ai classici per ragazzi degli anni ’80, con qualche strizzata d’occhio all’horror, per intenderci siamo più dalle parti dei Goonies che non da quelle degli originali Acchiappafantasmi, e a voler essere cattivo il risultato è lungi dall’avvicinarsi anche al cult di Richard Donner. Il pubblico di riferimento di Legacy è essenzialmente un pubblico giovane, parla ai ragazzini di oggi e in parte ai ragazzini di ieri che oggi sono trentenni e quarantenni, solo che per quanto mi riguarda non sono mai stato uno che si lascia andare troppo alla nostalgia e una volta esaurita l’emozione di vedere per la prima volta un Ghostbusters al cinema rimane ben poco altro, probabilmente fossi stato lo stesso dodicenne amante del fantastico di un tempo lo avrei amato. E sinceramente nemmeno la partecipazione degli attori originali mi ha convinto fino in fondo, il palco era tutto per Bill Murray con Dan Aykroid ed Ernie Hudson, quest’ultimo in particolare, a fare presenza, unito al fatto che nel rivederli invecchiati con le tute dei Ghostbusters non ha avuto l’effetto sperato, anzi, ho pensato che certi desideri o sogni forse è meglio che rimangano tali.
A differenza del reboot/remake di qualche anno fa Legacy ha dalla sua un umorismo sincero e genuino, non cerca a tutti i costi di farti sbellicare dalle risate, vuole semplicemente divertire, e funziona, due in particolare le scene che più mi hanno convinto ed entrambe vedono protagonista Paul Rudd, la prima è quella degli omini marshmellow al supermercato, la seconda è quella del mastro di chiavi e il guardiano di porta, anche se per quanto riguarda i marshmellow, dal momento che vengono citati apertamente degli horror anni ’80, io forse avrei osato di più omaggiando la serie di Evil Dead. Va detto però che in sala, quelle poche persone che c’erano in quel martedì sera, non è che mi sembrassero esattamente convinti o divertiti, ma dopotutto è lo stesso mondo dove la sala era stracolma di gente che si scompisciava per Venom 2, forse Gozer non aveva tutti i torti.
Insomma, bene ma no benissimo, si spera in un sequel che prenda definitivamente una nuova via e si lasci definitivamente il passato alle spalle, che non significa necessariamente non coinvolgere nuovamente gli attori originali, ma non vorrei ritrovarmi di fronte ad un nuovo Il Risveglio della Forza, dove l’entusiasmo iniziale per aver riportato i fan nella loro confort zone si è presto trasformato in un incubo dal quale non poter più uscire.

Classificazione: 3.5 su 5.

3 pensieri su “Ghostbusters: Legacy – Recensione

  1. Quando ho letto proprio ieri che nel sequel pensano di prendere in considerazione Ghostbusters 2 con tanto di villain… Non ci siamo xD, spero davvero prendano una linea nuova a questo punto perché il rischio Star Wars è molto vicino e senza neanche un capitolo veramente diverso come in realtà fu ep. 8. D’accordo con tutto il resto, la parte lacrimoni finale è quella che mi ha convinta meno, avrei gestito tutto in una maniera differente, i flussi in stile scontro Voldemort Harry anche no dai, va bene che anche nei vecchi mettevano enfasi ma in un uno contro uno mi creava un effetto shonen indesiderato (già in hp🙄), francamente avrei optato per far risolvere tutto ai ragazzini e fare arrivare gli originali a battaglia vinta pur mantenendo l’incontro citofonato e l’omaggio a Egon, sarebbe stata forse l’unica cosa non prevedibile della pellicola e un vero “passaggio”, anche perché lo sappiamo tutti quanto il terzo capitolo si potesse fare benissimo molto tempo fa, sopratutto quanto lo volesse Harold, quindi forse sarebbe stato più rispettoso così a 5 minuti dalla sua scomparsa che non la scena con tutti loro in fila e lui in cgi, perché per carità il cuore e il pensiero del regista e dei suoi ex colleghi ci sarà stato ma non abbiamo più l’età per credere ai fantasmi, lui non c’era e qualche anno avrebbe potuto esserci se ne avessero avuto voglia.

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  2. Questo ci insegna una grande lezione, che non è di rispondere “Si” alla domanda “Sei tu un Dio?” ma di non fidarci dei pareri entusiasti in rete, anche perché si inizia così e si finisce con “L’ascella di Skywalker”, visto che la storia tende sinistramente a ripetersi, per il resto confermo: più giovane segretario delle Nazioni Unite 😉 Cheers

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