Space Jam: New Legends – Recensione

Space Jam New Legends locandina film Lebron James

Mentre scrivo queste righe è da poco uscito il trailer del remake di Altrimenti ci arrabbiamo e i social sono in delirio preannunciando un flop e sentenziando quanto questo remake faccia schifo, ancor prima di averlo visto. Ma cosa c’entra questo con Space Jam: New Legends? Semplice, niente a questo mondo è veramente intoccabile, ancor meno al cinema, compreso Space Jam, purché il sequel, remake o reboot di turno aggiungano qualcosa, quando si va in sottrazione invece ci ritroviamo solo tra le mani qualcosa di inutile, amen, facciamo finta che non esista e via.

Lo Space Jam del 1996 era un film semplice ma efficace, univa il mondo dei cartoni animati dei Looney Tunes al basket, in Space Jam: New Legends… beh, ecco, ci ho visto poco dell’uno e pochissimo dell’altro. Chiaramente non avrebbe avuto senso fare una copia del film originale ma non mi aspettavo nemmeno un super spottone pubblicitario per i film e le properties della Warner Bros, forse perché in vistoso calo di notorietà da quando han chiuso alcune saghe cinematografiche come Harry Potter e il mai veramente decollato DC Extended Universe (tra l’altro proprio oggi, giorno in cui vi scrivo esce il nuovo The Batman ma per quando lo leggerete sarà passato un pezzo), sin dall’inizio negli studi della Warner sono ben visibili i poster di alcuni dei loro ultimi film di successo come Joker e Aquaman, e nel corso della storia i protagonisti viaggiano di mondo in mondo attraverso nomi più o meno noti dell’intrattenimento, e qui direi che è la parte veramente divertente del film, che però rimane un po’ fine a se stesso, da Mad Max: Fury Road a Matrix passando per il Trono di Spade, mentre nel pubblico che assiste alla partita ci sono praticamente tutti i personaggi dei cartoni animati e dei film di genere fantastico in mano alla major, quindi non solo i Looney Tunes ma anche i personaggi di Hanna e Barbera, i più grandicelli avranno riconosciuto anche gli Erculoidi e Blue Falcon, oltre ai più noti Flintstones, Jetsons e Scooby Doo, le varianti di Batman prese di forza da film e serie tv del passato (prima ancora di Loki e Spider-Man: No Way Home) più King Kong, The Mask, Arancia Meccanica, e così via.
Sulla carta divertente ma quando non si tratta di personaggi animati sembra di assistere più ad una convention di cosplayer che ad un film. In tutto questo quindi non è ben chiaro quale sia il vero target di riferimento per questo film, più che ai bambini mi pare rivolto ai nostalgici, e la cosa fa anche un po’ ridere se ripenso al fatto che dal film sia stato escluso Pepé Le Pew per via della polemica sul personaggio e le presunte molestie ma che in un film che dovrebbe essere essenzialmente per bambini ci siano tutti questi cameo di titoli che in teoria per bambini non sono affatto.

Ma dicevo pochissimo basket. Un po’ è dovuto al fatto che la partita “giocata” non segue le regole del basket vero ma quelle di un videogioco creato dal figlio fittizio di Lebron James, quindi i giocatori non sono reali, hanno power up, poteri, ecc. Un po’ perché mi ha dato proprio l’impressione di essere una vetrina per Lebron stesso di mettersi in mostra, mi spiace ma il confronto con Michael Jordan è impietoso e non mi riferisco alle doti di atleta ma proprio al carisma, nel film del 1996 Jordan appariva decisamente più umile, inoltre il film venne realizzato in un periodo particolare per il campione dei Bulls, lo vediamo infatti ritirarsi dall’NBA per cimentarsi nel baseball, storia vera, decisione influenzata dalla morte di suo padre, assassinato da due rapinatori che volevano rubargli l’auto, grande amante del baseball, forse un modo per onorarne la memoria ed esorcizzare la cosa. Indubbiamente una celebrazione, indubbiamente uno spottone per Jordan stesso, il film del 1996 riusciva nella sua semplicità ad essere anche quasi intimista, finzione e realtà si andavano a fondere quasi perfettamente, inoltre c’era il dramma di Charles Barkley, Larry Johnson e compagnia che non riuscivano più a giocare a basket perché gli era stato portato via il talento. In New Legends non c’è niente che si avvicini anche solo minimamente a questo, c’è il solo Lebron James, che se la canta e se la suona ripetendoci che è il migliore, con una comparsata di pochi secondi di altri giocatori NBA e WNBA che semplicemente si limitano a fare da modelli per i cattivi del videogioco. Space Jam: New Legends è paragonabile a quei filmetti della domenica pomeriggio, con la banalissima, trita e ritrita morale del genitore oppressivo che vuole i figli fotocopia anziché lasciarli andare per la propria strada.

Classificazione: 1.5 su 5.

9 risposte a "Space Jam: New Legends – Recensione"

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  1. Finalmente qualcuno che scrive di questa pubblicità alla Warner, pensavo di essere stato l’unico. Tra i mille peccati più o meno imputabili al film, uno è sanguinoso: aver trasformato un film giocoso sul basket in un film su un videogioco sul basket, poi chiediamoci perché MJ sarà sempre il migliore 😉 Cheers

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  2. Mi tocca ammettere che io ero uno di quei nostalgici che non credeva per nulla nel progetto e che, trailer alla mano, si aspettava il peggio. Eh bè, così è stato.
    Il primo film pur diventato un icona era tutt’altro che “arte”, era come dici tu un lungo spot pubblicitario per Warner, Jordan, Nike, hip-hoppettari dell’epoca (Seal, R.Kelly, ecc)…ma era stato comunque pensato bene! Si legava bene alla vita (reale) di Jordan rendendo la cosa piacevolmente meta, qua la cosa prende una piega troppo pesante troppo in fretta e Lebron ne esce fuori quasi antipatico (perché è il so-tutto-io, sia quando si rivolge a suo figlio che ai Looney). Per il resto è solo la Warner che schiaffa su schermo le sue properties stile Ready Player One (ma lì almeno la CGI funzionava…qua sembrano veramente tutti cosplayer della domenica).
    Probabilmente non siamo più il target per questi film (ci sono più gag Toons e meno siparietti con il mondo reale) ma sembra che non ci abbiano nemmeno provato a fare un film minimamente sufficiente.
    Per me il vero sequel resta “Back In Action” che almeno cerca di fare qualcosa di originale.

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