Lost: le stagioni finali – Recensione

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Avrei voluto parlarne prima delle stagioni finali di Lost, la serie abbiamo finito di vederla ormai diversi mesi fa, ma la vita ha voluto diversamente e dopotutto il finale risale al 2010, qualche mese in più non fa molta differenza, beh no, la fa per me che vi scrivo queste righe con maggior difficoltà, a visione appena conclusa è tutta un altra cosa parlarne, in ogni caso volevo concludere il discorso con Lost, non mi andava di lasciare la cosa in sospeso, l’isola non aveva ancora finito con me (semi cit.)

Giunti alla fine e al terzo articolo dedicato a Lost a queste coordinate vi apparirò ripetitivo, una serie monumentale, che ha segnato la serialità e che ha segnato noi di casa Omniverso come spettatori, abbiamo letteralmente amato Lost e i suoi protagonisti, e indipendentemente dal suo finale è stato un viaggio bellissimo, e non solo, a noi l’episodio conclusivo è piaciuto. Ma non sarei nemmeno onesto se vi dicessi che è andato tutto per il meglio, chiaramente l’atmosfera e i risultati della prima stagione sono inarrivabili, la serie è cambiata, si è dovuta più che evolvere adattare alle esigenze, metti il caso del piccolo Walt che da una stagione all’altra tanto piccolo non era più e non potevano giustificarlo nella serie, e alle imposizioni del network, la leggenda narra che gli autori volessero chiudere il tutto con la quinta stagione ma ABC visti gli ascolti voleva spremere la serie per benino arrivando a concordare per sei stagioni, vero o meno che sia una certa lungaggine si sente notevolmente, soprattutto nella quinta e sesta stagione. Personalmente ho trovato meno interessante come impostazione questa seconda parte della storia, meno coinvolgente forse è il termine adatto, parlo di seconda parte perché dalla quarta stagione come ben saprete se avete seguito anche voi inizia la parte con i viaggi nel tempo e si concentrerà su un gruppo di protagonisti sempre più ristretto, l’idea generale l’ho amata ma lo sviluppo forse un po’ meno, a questo si va ad aggiungere la lungaggine di cui sopra, non tanto nella quantità degli episodi quanto negli argomenti trattati, la storyline riguardante Charles Widmore per esempio era da chiudere molto prima e invece ce la trasciniamo praticamente a ridosso del finale dove la verità sull’isola viene liquidata in un paio di episodi e nemmeno in modo troppo soddisfacente, diciamo che vista nella sua interezza la cosa ha comunque senso ed è palpabile come fosse sin dall’inizio loro intenzione arrivare a quel punto, peccato ci siano arrivati con qualche difficoltà. Per non parlare del fatto che lungo la strada certe cose se le sono totalmente dimenticate, come Rose e Bernard che ad un certo punto ho cominciato a domandarmi che fine avessero fatto, poi ci viene fornita una spiegazione ma chiaramente a quel punto della storia non sapevano più che farsene.

La più grande polemica su Lost che leggo sul web, a parte la conclusione che palesemente il più delle volte non è stata minimamente capita (spoiler: non sono tutti morti nella prima puntata!) è sui misteri rimasti irrisolti, personalmente non ricordo grosse cose rimaste insolute, per esempio a me viene in mente la questione delle donne che non potevano avere figli sull’isola e mai spiegata, e ribadisco quanto espresso negli articoli precedenti, probabilmente molte cose ad una fetta di spettatori sono sfuggite perché la seguivano puntata per puntata di settimana in settimana quando una trama così stretta meritava qualcosa di vicino al binge watching come abbiamo fatto noi, ma erano altri tempi ovviamente, certo molte cose invece vengono lasciate intendere piuttosto che essere spiegate ma trovo sia anche giusto così, dopotutto l’episodio finale viene proprio spiegato e non è stato compreso ugualmente, e capisco anche che la svolta narrativa che ha visto l’abbandono dei flashback, fondamentali per la mitologia di Lost sin dal primo episodio, per i flashforward prima i flash-sideways nell’ultima stagione possano non aver aiutato, ma ribadisco ancora una volta che una visione continuativa e senza troppe pause aiuta notevolmente a colmare queste lacune.

Ma che vi sia piaciuto o meno il finale non si può non riconoscere l’importanza di Lost, e almeno per quanto mi riguarda è un qualcosa per cui vale la pena spenderci del tempo, la classica storia dove non è poi così importante la meta quanto il viaggio stesso e difficilmente riuscirò a trovare altri personaggi a cui mi affezionerò quanto mi è successo con Jack, Hurley, Sawyer, Locke e compagnia.

Classificazione: 4 su 5.

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