Masters of the Universe: Revelation parte 2 – Recensione

Masters of the Universe: Revelation part 2 Netflix anime series

Con qualche mese di ritardo anche noi torniamo a parlare di Masters of the Universe: Revelation, con la seconda parte della serie animata Netflix scritta e voluta da Kevin Smith e immaginata come una sorta di sequel della serie classica di He-Man e compagnia. In realtà l’abbiamo vista appena uscita ma ormai lo saprete, il trasloco, altri impegni, letture e visioni arretrate, ecc., e per parlarvene ora me la sono pure rivista perché il ricordo per scriverne bene si stava sbiadendo, e non nel senso di giudizio positivo anche perché questa seconda visione non ha fatto altro che confermare ciò che mi ha lasciato alla prima, un grosso parere contrastante.

La prima parte a me aveva decisamente convinto, era tutto ciò che desideravo da una serie moderna e adatta ad un pubblico più o meno adulto dei MOTU, anche il famigerato discorso di Evil-Lyn sul suo rapporto con Skeletor non mi sembrò fuori luogo, dopotutto era passato del tempo e i personaggi avevano avuto modo di rivedere un po’ il loro ruolo all’interno del grande affresco di Eternia. Ma a sto giro, mi spiace proprio dirlo, la scrittura di Evil-Lyn demolisce qualsiasi speranza, è indifendibile, sembra che Kevin Smith non sapesse bene dove andare a parare con il personaggio, a metà tra una sorta di Harley Quinn di Mad Love e l’Harley Quinn #MeToo del reboot DC, prima gelosa del fatto che a Skeletor interessi principalmente eliminare He-Man, esattamente come Joker ha sempre in testa Batman, e poi parte con il pistolotto sugli abusi e i maltrattamenti, verbali e non, da parte di Skeletor, del suo odio nei suoi confronti.

Ma facciamo brevemente un passo indietro, attenzione seguono alcuni spoiler

Ci eravamo lasciati con Skeletor in possesso della spada e del potere di Greyskull e trasformato in un autonominatosi Skelegod, segue una battaglia che Dragon Ball spostati proprio e alla fine il potere viene rubato da Evil-Lyn che inaspettatamente diventa la vera antagonista di Revelation. Che ci sta anche, e alla grande aggiungerei, ma non scritta così. Si torna prima alla gelosia e poi alla presa di coscienza sui presunti abusi, dico presunti perché qua si sta parlando di uno che ha un teschio al posto della faccia e che essenzialmente maltratta tutti perché se fosse sfuggito a qualcuno è malvagio, e francamente fa un po’ ridere che tutto sto pistolotto venga fatto per un altro personaggio che si fa chiamare Evil-Lyn… evil… cioè male in inglese… e fa ancora più ridere che a farle capire che non deve essere più sottomessa è Beast-Man, il lacché per eccellenza di Skeletor che ha passato una vita a subire i maltrattamenti, verbali e non, di Skeletor, per poi subirli anche da lei ma continuando a seguirla come un cagnolino. C’è un enorme problema di scrittura e non è tanto nel messaggio che si vuole dare ma come al solito sta alla base, nei personaggi scelti per veicolare questo messaggio e della retorica anche un po’ ipocrita che poi si portano dietro, Evil-Lyn maltrattata è sbagliato ma se lo è Beast-Man chissenefrega?
A sto punto in campo supereroistico sarebbe più coraggioso da parte di gente come Kevin Smith scrivere storie in cui finalmente le donne di personaggi come Daredevil e Green Arrow, tra l’altro entrambi in passato scritti proprio da Smith, sbattono la porta in faccia a questi sedicenti supereroi pronti a fare loro le corna appena vedono una donna, dopotutto anche quello è una sorta di relazione tossica e invece solo perché sono i buoni non viene mai affrontato l’argomento come si deve, la cosa viene liquidata con semplicità al massimo facendo mollare l’eroe di turno mentre sotto sotto gli autori quasi si compiacciono, avrà sbagliato ma è pur sempre un altra stellina sulla cintura del nostro eroe, quindi tutto questo pseudo femminismo alla fine è pura ipocrisia, ma ora sto divagando

Tornando a Revelation e mettendo Evil-Lyn #MeToo da parte c’è da ammettere che è l’intero secondo blocco di episodi ad essere meno convincente rispetto alla prima parte, un po’ per forza di cose dal momento che la storia andava verso la conclusione, un po’ per svogliatezza nella scrittura, il ritorno di Adam fa sì che l’eroe principale torni sotto i riflettori ma senza togliere spazio a Teela, Duncan e co., ma allo stesso tempo non si è riusciti a dare giustizia agli altri personaggi che rimangono delle mere comparse, la fine a cui vanno incontro Clamp Champ e Fisto è ignobile se paragonata a quanto succede a Roboto e Orko, che rimangono forse i momenti più alti dell’intero progetto. Così come è ignobile e al livello di una qualsiasi sconfitta del Team Rocket l’epilogo dello scontro tra He-Man e Skeletor.

D’altra parte ho apprezzato la regia e le coreografie delle battaglie, le animazioni a differenza di praticamente tutto il web le ho trovate invece nella norma o almeno in linea con altri prodotti del genere, e se devo dirla tutta mentirei se vi dicessi che non ne vorrei ancora, anzi quel finale con l’apparizione del simbolo dell’orda mi ha messo una grossa scimmia addosso e spero proseguano il progetto ma spero anche che rivedano alcune priorità narrative, perché moderno si ma scemo no.

Classificazione: 2.5 su 5.

3 risposte a "Masters of the Universe: Revelation parte 2 – Recensione"

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  1. Il problema per me è che ormai hanno cannato delle cose che non possono essere corrette… Hanno stravolto la mitologia stessa dei Masters, e proprio non ne ho compreso i motivi (ma già dalla prima parte di questa stagione).
    Qui, in queste puntate, sottolineerei l’ipocrisia totale su Clamp Champ: avevano a disposizione un nero (cazzuto) bello e pronto, e lo sprecano male.
    Quindi, il cambio di etnia degli altri due personaggi non ha proprio scusanti, è pura moda razzista.
    Per me il progetto può morire qui, è un insulto ai Masters.

    Moz-

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  2. Certe cose non sono piaciute nemmeno a me, ma non direi che sia tutto da buttare: io, per esempio, unirei il discorso sull’universo nel finale alla questione della dea multiforme nel fumetto DC di un po’ di anni fa e metterei quelle cose nel canone senza nemmeno pensarci su, per esempio 😛

    In generale, trovo che questa miniserie sia godibile, ma che presenti troppa confusione nella scrittura e che abbiano cercato di raggiungere troppi obiettivi nello stesso momento: fare il seguito della serie storica – missione fallita, troppe falle di coerenza con quanto raccontato in essa – ma svecchiandola e dandole pure un taglio “adulto” (dove per adulto intendevano, pare, far colare un po’ di sangue, uccidere personaggi e far vedere una scena di seduzione tra morti di sonno, roba che la Litizzetto che faceva Lolita era più convincente).
    Il “girl power” l’avrei preferito incentrato su Sorceress, Teela mi è sempre stata antipatica XD ma quanto sarebbe bello avere la custode di Grayskull che non si fa calpestare di continuo da chiunque? Solo quella del reboot del 2000 e spicci si faceva valere un minimo…

    Considerando che la serie classica presentava delle ingenuità dovute al periodo e alla diversa fascia di pubblico a cui era rivolta, qui è stata creata una miniserie con alcune punte di incoerenza col materiale di partenza (esempi a caso: nessun riferimento a She-Ra; l’Orda presentata nel finale come se Skeletor non conoscesse quel simbolo, pur essendo stato galoppino di Hordak in passato).
    Evidentemente, l’esigenza dichiarata del seguito è stata messa da parte molto presto, qui siamo sul puro revisionismo storico, a meno di botte di retrocontinuità in un eventuale seguito.
    Sarà pure firmata da Kevin Smith, ma direi che nella storia ci ha messo mano un bel po’ di persone, tutte con obiettivi differenti 🤔

    Il cambio di certe palette epidermiche è il meno, in questo caso, il solito “attivismo” di facciata banale, che si fa perché non richiede alcuno sforzo ricolorare un personaggio di secondo piano. Certo, poi liquidi Clamp Champ appena entra in scena, manco un saluto… 😅

    "Mi piace"

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