The Promised Neverland

The Promised Neverland vol.1 manga J-Pop

Ho scoperto The Promised Neverland grazie all’anime su Netflix (che ora trovate anche o forse solo su Prime Video), la storia di questi bambini orfani straordinariamente intelligenti che scoprono che quello che loro han sempre creduto essere un orfanotrofio in realtà era una fattoria e loro il bestiame da allevare per una misteriosa razza di creature mostruose mi ha conquistato subito, una storia intelligente, non banale. Ma dopo una prima stagione ottima non ho proprio avuto stimolo a continuare con la seconda e ultima parte, la prima stagione in dodici episodi copre piuttosto fedelmente i primi cinque volumi del manga su venti in totale, la seconda stagione conta solo altri undici episodi, facile intuire che in soli undici episodi non siano riusciti a condensare quindici volumi del manga, e infatti taglia molte parti, da qui la decisione di recuperare il manga e mai scelta è stata più azzeccata per sapere come prosegue la storia dopo la fuga dei protagonisti.

The Promised Neverland è un manga shonen atipico, a partire dal fatto che in Giappone venne pubblicato sulle pagine di Weekly Shonen Jump famosa per i suoi battle shonen da Dragon Ball in poi, ma soprattutto per via di una protagonista femminile, certo la storia ruota attorno al trio Emma, Rey e Norman ma è lei il vero fulcro di tutto. Kaiu Shirai da vita ad una storia dalle varie sfaccettature, parte come un thriller fantascientifico calato in un contesto distopico per poi passare all’action dopo la fuga dei bambini bestiame senza disdegnare momenti di puro orrore con immagini per certi versi anche disturbanti che di solito si possono trovare con più facilità in shonen pubblicati dalla Kodansha piuttosto che dalla Shueisha, anche perché queste immagini hanno pur sempre per protagonisti dei bambini.

Dopo la prima bellissima parte dedicata alla fuga, dove ci si sofferma molto sull’aspetto psicologico, c’è una virata molto action, che toglie forse un po’ di fascino ma è un passo inevitabile se si vuole progredire e si rimane sempre a livelli alti, trovo però che la storia perda un po’ di mordente verso la fine, si arriva al confronto tra bambini bestiame e demoni molto in fretta, certo sin dalla fuga i protagonisti si sono prefissati di arrivare a quel momento entro due anni, peccato che quei due anni gli autori decidano di saltarli quasi totalmente e di infilarci una sorta di sequenza onirica più adatta ad un fantasy che non ad un contesto distopico, anche se devo ammettere che proprio non riesco ad immaginare un espediente diverso. Si riprende alla grande per il confronto finale con i demoni, anche se poi il vero nemico finale si rivela sempre essere un altro, e nonostante una fretta per arrivare a questo poi i due autori se la prendono comoda per confezionare un epilogo, praticamente tutto l’ultimo volume è l’epilogo della storia, anche se un po’ tutta questa ultima parte, conflitto compreso, è permeato da una fiducia e una positività quasi stucchevole che stona con le atmosfere quasi horror viste nei volumi precedenti (ma potrei anche essere io il problema in questo caso), motivo per cui si rende necessario poi un sacrificio, evidentemente pure loro si erano accorti di questo “errore” e han rimediato così.

I disegni di Posuka Demizu sono semplici ma efficaci, personalmente preferisco lo stile usato per gran parte del manga che non quello adottato negli ultimi volumi, non riesco a capire se si tratti di semplice evoluzione del tratto o di una mancata cura, non fraintendetemi, avercene di disegni con così poca cura.

Per chiudere, nonostante un calo dovuto a più cause verso la fine The Promised Neverland è stata una delle letture che più mi hanno coinvolto nell’ultimo periodo e sento già la mancanza di Emma, Rey, Norman e degli altri bambini bestiame.

Classificazione: 4 su 5.

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